Il Superuovo

La Prima Internazionale aveva definito la forma sindacale, che ora si rinnova grazie a Google

La Prima Internazionale aveva definito la forma sindacale, che ora si rinnova grazie a Google

Il Sindacato assume una forma innovativa con la società “Google” nell’era digitale, ma non bisogna dimenticarsi delle sue prestigiose origini.

“Google” in Silicon Valley

La forma sindacale, nata nell’alveo della Prima Rivoluzione industriale, oggi conosce un rinnovamento avanguardista interessante all’interno degli U.S.A., la nazione che rappresenta oggi la matrice del rinnovamento della contemporaneità.

“Alphabet Workers Union”, il sindacato avanguardista

I lavoratori di Google, azienda moderna che rappresenta un’avanguardia per il futuro, si organizzano in un sindacato per proteggere i propri diritti in questa nuova società digitale. L’Alphabet Workers Union, sostenuto dal Communications Workers of America non è assolutamente un sindacato comune: “Il motto della nostra società è ‘Non essere un diavolo’. E una forza di lavoro organizzata ci aiuterà a rispettarlo”, si legge in una lettera del sindacato di Google pubblicata sul New York Times.  “Per troppo tempo, migliaia di noi a Google hanno visto le loro preoccupazioni in merito al posto di lavoro scartate dai manager. I nostri boss hanno collaborato con governi repressivi, hanno sviluppato tecnologia usata dal Dipartimento della Difesa e hanno tratto profitti dalle pubblicità di gruppi di odio“, così prosegue la missiva che fa riferimento al controverso “Project Maven” in merito all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’ambito degli attacchi mirati con droni. Il sindacato si occupa dunque, non solo di proteggere i diritti dei lavoratori in merito agli abusi, alle condizioni salariali e ad una consona fruizione della forza lavoro da parte delle autorità, bensì anche di assicurare che la pubblicità dell’azienda non fomenti cause che intacchino il “politicamente corretto”. Di fatto la creazione del sindacato mostra quanto l’attivismo dei dipendenti della Silicon Valley si sia evoluto, non solo verso i diritti dei lavoratori , ma anche nei confronti di uno sviluppo mondiale che possa mirare al Bene dell’Umanità. Anche dipendenti di società come “Amazon”, “Salesforce” e “Pinterest”, si sono mossi nei confronti di cause comuni, ma le voci dei lavoratori di “Mountain View” sono state le più forti. Nel 2018 ben 20.000 hanno manifestato, lasciando le proprie scrivanie, contro le politiche usate per affrontare le molestie sessuali, con ricompense milionarie ai manager imputati. Questi fenomeni hanno spinto i lavoratori ad agire organizzandosi contro le ingiustizie sociali, anche a costo di scontri accesi con i vertici delle proprie società.

Karl Marx

Le origini della forma sindacale

L’origine del sindacato è però alquanto remota, e attraversa la società europea diacronicamente fra la prima e la seconda Rivoluzione industriale. Le prime forme di sindacato si ebbero con la nascita delle società di mutuo soccorso nate dal Movimento operaio. Questo movimento ebbe sfaccettature differenti in funzione del Pese europeo in cui queste manifestazioni andavano via via delineandosi, ma le prime forme nacquero fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Vi fecero parte sia operai di grandi industrie, ormai consolidate, sia lavoratori di imprese artigianali che conservavano più l’aspetto di “protoindustrie”. Il primo ad essere riconosciuto fu il movimento inglese a partire dal 1792, anno in cui nacque la prima “Corresponding society”. Fortemente influenzato dai moniti e dalle risonanze  della Rivoluzione francese, esso attraversò una difficilissima fase di lotta per il riconoscimento, negato dai “Combination acts” (1799-1800). Prese forma a seguito dell’abrogazione delle suddette leggi nel 1825.

La “Prima internazionale” come matrice

Marx ed Engels diedero ampio contributo alla costituzione del Movimento operaio per mezzo dei loro scritti, ma soprattutto della costituzione della Prima internazionale. Nel 1864 fondarono l’ “Associazione internazionale dei lavoratori” a Londra. Vi parteciparono non solo le associazioni sindacali di Paesi in cui il socialismo iniziava ad assumere una “facies”, ma anche le forze di espressione più anarchica di paesi industrialmente meno sviluppati come Spagna e Italia. Per anni si scontrarono il fronte marxista e quello bakuniano: il primo predicava la necessità di instaurare una dittatura del proletariato (poi concretizzatasi con la Terza Internazionale), la seconda la necessità di fomentare le rivolte spontanee delle singole comunità, che avrebbero vissuto autogestendosi anarchicamente. Lo scontro si risolse nel marxismo, mal nel 1876 vide anche lo scioglimento definitivo della società. Da qui nei vari Paesi fondatori si svilupparono, mediante diversi passaggi che sarebbe impossibile sintetizzare in questo luogo, varie forze politiche affini all’Internazionale, ma quelle che di fatto sopravvissero più a lungo e che sopravvivono ancora oggi sono quelle più affini al socialismo moderato. Caso eccezionale è rappresentato dall’Internazionale bolscevica russa, che fu in grado di sradicare la nazione dall’immobilismo zarista, ma l’argomento merita una trattazione differenziata.

Il Comunismo oggi

Un caso particolare di Comunismo contemporaneo è rappresentato in Italia dal “Partito Comunista” di Marco Rizzo. Esso nasce dall’espulsione del politico dal Pdci nel 2009 e dalla conseguente organizzazione di un gruppo di compagni che presentavano idee affini alle sue. Le origini ideologiche fanno riferimento al vertice del PCI nell’alveo della Resistenza, Pietro Secchia e poi ancora alla storia di “Interstampa”, dei Centri Culturali Marxisti e della cosiddetta corrente filosovietica del PCI di Armando Cossutta che, nel complesso incontro-scontro con i dirigenti “secchiani” (Alberganti, Vaia, Bera, Ricaldone, Cassinera ed altri) costituì negli anni ottanta le fondamenta per tenere aperta la questione comunista in Italia (con tentativo poi fallito di Rifondazione e del Pdci). Il partito, di ascendenza marxista, denuncia le conseguenze della crisi del Capitalismo già denunciate da Marx nello scritto “Il Capitale”, fra cui l’ingente fenomeno della “Globalizzazione” nelle sue forme più cruente. Il Turbocapitalismo delle multinazionali che sconvolge il duro sforzo delle proteste sindacali che nei secoli richiesero a gran voce, e spesso con rivolte represse nel sangue, dei diritti congrui, è oggetto di forte critica. Il fenomeno dell’immigrazione è visto alla luce oggettiva di trattati internazionali come il “Minniti-Al Serraj” del 2017, i quali evidenziano l’evidente mercato di anime umane ignare di quanto viene loro sottoposto. E’ dunque possibile notare come l’analessi marxista si rifletta nel mondo contemporaneo , senza lasciare spazio all’immaginazione.

 

 

 

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