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La poesia è la vita: Neruda e Il Postino per riflettere sul significato della poesia

La poesia diventa metafora ed espressione della vita ne Il Postino e nel discorso per il premio Nobel di Pablo Neruda

Quando a scuola si studia una poesia, difficilmente si pensa a quanta vita ci sia dietro. Quanto devono scavare nella vita i poeti per trovare le loro verità? O per dare forma con le parole ai loro dubbi? E quanto è profondo il legame tra vita e poesia? Personalmente, penso che senza l’una non esisterebbe l’altra, in qualsiasi direzione essa si muova. La vita, con tutte le sue sfumature, si respira in ogni riga di qualsiasi poesia di qualsiasi grande poeta. Tutto può diventare poesia purché vissuto in un modo che lo renda possibile. Se compresa in questo modo, la poesia può fare grandi cose, anche unire uomini altrimenti molto distanti. Questo è quello che succede nel film Il Postino, ed è quello che si augura di poter fare Neruda, come ci dice lui stesso nel discorso pronunciato a seguito della vittoria del premio Nobel per la letteratura (1971).

“Tutto il mondo intero è la metafora di qualcosa?”: la poesia è la vita

Nel 1994 esce un film con Massimo Trosi destinato a diventare un classico. Il titolo è Il Postino, tratto dal romanzo di Skàrmeta Il postino di Neruda. In un’intervista di qualche anno fa, Sean Connery disse “Il Postino è il più bel film che io abbia mai visto.” E, parlando di Troisi nelle vesti di Mario Ruoppolo, dirà Benigni: “Era come un volo senza ali. Il suo corpo smagrito fluttuava sopra lo schermo, magicamente”. Brevemente, Il Postino racconta la storia d’amicizia e di poesia di Mario Ruoppolo, umile figlio di un pescatore, a cui viene affidato il compito di consegnare la posta al grande poeta Pablo Neruda, in esilio sull’isola di Capri (almeno storicamente) per le sue idee politiche e sociali. È una storia poetica disegnata sul rapporto di amicizia che lega due uomini in apparenza lontanissimi, ma in realtà capaci di guardare alla bellezza con occhi simili. Nel momento in cui la poesia entra nella vita di Mario Ruoppolo, nulla per lui sarà più come prima. Il dono e la condanna della poesia gli concedono l’amore, occhi nuovi per guardare il mondo, ma in cambio chiedono un prezzo altissimo, tanto che Mario morirà tragicamente durante una manifestazione comunista contrastata dallo Stato. Al di là della bellezza artistica e cinematografica di questo film, uno dei suoi grandi meriti è, secondo me, quello di far riflettere. Far riflettere sulla poesia, ma di conseguenza anche sulla vita, sul suo significato e su cosa essa comporti.

“Quando la spieghi la poesia diventa banale. Meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni, che può svelare la poesia ad un animo disposto a comprenderla” dirà Neruda a Mario dando forma a un concetto in cui è facile ritrovarsi. Quante volte non si riesce ad esprimere a parole quello che una poesia fa vibrare dentro? Quante volte spiegarla le toglie profondità? Essendo la poesia vita, bisogna conoscere l’una per comprendere l’altra. In un’altra scena, raccontando a Pablo di essersi innamorato e chiedendogli consiglio, Mario dirà “La guardavo e non mi usciva neanche una parola. La guardavo e mi innamoravo”. La poesia è, nel film come nella realtà, strettamente legata alla vita, così tanto che senza la seconda non ci sarebbe neanche la prima. Per questa ragione, tutta la vita raccontata nel film è poetica. È poetica l’amicizia fra un grande poeta e un umile postino, l’amore e la timidezza che ad esso si accompagna ed è poetica la gente dell’isola. Infine, è poetica anche la morte di Mario e la vita che non si ferma.

Lo scrittore e la vita: scrivere per poter vivere e vivere per poter scrivere

Nel 1971, il premio Nobel per la letteratura venne assegnato a Pablo Neruda. Nel tradizionale discorso di premiazione, Neruda legittimò la missione dello ‘scrittore impegnato’. Non bisogna infatti dimenticare che Neruda non fu solo il poeta dell’amore e della sensualità, bensì anche quello del Canto general e della lotta politica. “Perchè uno non può cambiare… ha sempre nuove responsabilità. Io non sfuggo dalle responsabilità”. Nel seguito del discorso ringrazia numerose persone, anche molto diverse da lui per cultura e pensiero, e riflette sul significato che il premio potrebbe avere non solo dentro di lui, bensì anche fuori. Una costante del suo discorso è il riferimento alla vita ‘esterna’, in cui Neruda pare trovare la ragione per scrivere.  La storia, la violenza, le ideologie… tutto acquista senso nella prospettiva della poesia, tutto trova un perché, un ordine e un fine. “Stiamo vivendo un punto culminante della storia: ritorniamo al passato feudale, torniamo a consegnare le nostre ricchezze all’oligarchia cilena, ai conservatori che si mascherano da patrioti […]? o cambiamo il sistema dei latifondi, cambiamo il sistema di monopoli? Andiamo all’indietro? Questo è il momento. O andiamo decisamente a cambiare il viso e la profondità della nostra patria? […] siamo nell’epoca della liberazione e se prima vedevamo nella storia figure individuali in evidenza, ora il mondo è cambiato. I liberatori non sono più i quattro, cinque, sei o sette nomi che si distinguono in questa lotta. Ora tutta la maggioranza, tutto il popolo ed ognuno ha il suo compito, la sua responsabilità e il dovere di comprendere le difficoltà che dobbiamo attraversare per pulire la strada e il destino della patria […]”. Queste parole, pronunciate da Neruda pensando soprattutto al suo Cile, sono oggi estremamente attuali, sebbene risalenti a quasi cinquant’anni fa. Quanta vita ha dovuto vivere Neruda per scrivere le sue poesie? Quanto dolore, quanto amore, quanto orgoglio e quanta rabbia per sentire dentro di sé di avere una responsabilità verso se stesso e verso il mondo e per non riuscire ad ignorarla? In questo discorso, Neruda riconosce nel vivere in un certo modo l’origine e il senso della poesia, che ancora una volta risulta quindi strettamente legata alla vita stessa.

Se si pensa a questo legame profondo fra poesia e vita, forse ci si può meglio spiegare come mai i periodi di tensione, di crisi e di cambiamento producano spesso l’arte migliore, quella più dolorosamente viva e sentita.

Viviana Vighetti

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