Il Superuovo

La poesia è dono divino o arte umana? Tedua e Platone rispondono

La poesia è dono divino o arte umana? Tedua e Platone rispondono

“Tutto quello che un poeta scrive in stato di entusiasmo e con afflato divino è molto bello” Democrito, fr. 18 Diels-Kranz.

La poesia è musica fatta con parole e persino con idee: nasce come nasce, da un’intonazione iniziale che non si può prevedere prima che nasca il primo verso”. Così afferma Eugenio Montale nel saggio Sulla Poesia. Se dunque la poesia è musica e la musica è poesia, non è assurdo pensare che l’origine di entrambe sia la stessa: per Tedua e Platone, il cuore della poesia risiede nell’irrazionalità.

Vieni e balla con il poeta, DanTedua

Il nostro itinerario verso le origine della musica-poesia parte dal rapper genovese Tedua. Una delle sue prime canzoni è la poco conosciuta “Per le tue”: il ritornello recita

Ho fatto finta di saper volare per un giorno intero, Per credermi migliore, Visto che vivo dietro un desiderio, E raramente un uomo sa quello che vuole.”

Dal resto della canzone si capisce che il desiderio non è solo quello per una ragazza che appunto sta sempre per le sue, ma anche la scarica di emozioni che lei provoca. Tedua scrive “queste rime […lasciando] musica a chi sa ascoltare, non sentire. Per chi ha voglia di volare via da qua”. La musica è un volo che sradica dalla quotidianità (Esco di casa che c’ho il sole che mi bacia la faccia/Lascio un bacio alla mia ragazza) e trasporta in un’altra dimensione chi scrive, ma anche chi ascolta.

Proseguiamo con Sangue misto, prima traccia dell’album Mowgli uscito il 2 marzo 2018. In essa Tedua afferma “dovrò razionare il mio esser razionale/se vorrò esser così artisticamente sofisticato”. Al di là del gioco di parole, la razionalità viene vista come un blocco, che frena il flusso dei pensieri e impedisce il libero sfogo delle emozioni. Che la componente razionale entri in gioco per regolare il tutto è inevitabile, ma ciò che conta è che la prima scintilla sia irrazionale, naturale, per certi versi dionisiaca. E con un autore così esplosivo, non ci si può solo sedere e ascoltare. Dopotutto, è Tedua stesso che ci chiama in Elisir: “vieni e balla con il poeta, DanTedua! […] Finché il DJ suona devi muoverti.”

Mìmesis Miméseos

Il rapporto tra Platone e la poesia potrebbe tranquillamente essere il tema di un libro, più che di un semplice articolo. Mi limito a esporre qualche punto-chiave che ci serve per comprendere meglio il dialogo Ione, che per le sue particolari posizioni è stato spesso bollato come inautentico od opera minore.

La poesia, come tutte le altre arti, è mìmesis miméseos, copia della copia, ossia imitazione del mondo reale che a sua volta è imitazione imperfetta del mondo delle idee. L’arte incatena al livello più basso della realtà, rendendo di fatto impossibile il percorso verso la conoscenza. Inoltre lega gli animi alle passioni, mostrando individui ora in preda agli istinti più animaleschi (commedia) ora incapaci spettatori di una realtà controllata dal Fato (tragedia).

Quando l’arte viene posta sotto il controllo della filosofia, è in grado di esprimere il Bello, che è la forma esteriore della Bontà: e ciò che è buono, deve per forza essere vero. La poesia dello Ione però non è un’arte, ma una forza divina; rapsodi e poeti non sono tali per conoscenza o per studio, ma per un dono divino, una manìa.

Poesia come ispirazione divina

Come un magnete è in grado di attirare anelli di ferro e infondere forza in essi, in modo che ne attirino altri, così anche la Musa inspira i poeti che a loro volta ispirano chi li ascolta. I poeti sono “una cosa lieve, alata e sacra”. Sono incapacei di poetare a meno che la loro mente non venga rapita, e anche una volta posseduti dalla divinità, sono in grado di scrivere solo ciò per cui sono stati ispirati: chi ditirambi, chi poemi, chi giambi…

Il dio si serve di loro come tramiti, “perché noi, ascoltandoli, possiamo comprendere che non sono essi che dicono cose tanti mirabili, dal momento che la loro mente non è in loro, ma che è il dio stesso che le dice, e parla a noi attraverso loro.” I poeti sono gli interpreti degli dei. Quest’idea tornerà in un altro dialogo, il Fedro: i quattro tipi di furore divino, causati “da un’alterazione delle condizioni normali, di origine divina”, sono quello profetico (causato da Apollo), quello telestico o rituale (Dioniso), quello erotico (Afrodite o Eros) e quello poetico, ispirato dalle Muse.

In conclusione, che sia musicale o poetico, che sia dato dalle Muse o frutto delle nostre emozioni, l’atto creativo non è esclusivamente razionale, e anzi parte da un impulso irrazionale. Per usare le parole di E.M. Forster, “ l’uomo, nello stato creativo, è tratto fuori da sé stesso. È come se facesse scendere un secchio nel proprio subcosciente e tirasse su qualcosa che normalmente è al di fuori della sua portata.”

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