La perdita della memoria modifica la nostra identità? Rispondono Aristotele, Locke e Jason Bourne

Se un giorno perdessimo tutti i nostri ricordi, come potremmo capire chi siamo? Cosa rimarrebbe di noi stessi?

Il filosofo John Locke

 Immaginate di perdere completamente la memoria, essere nel vostro corpo senza ricordarvi chi siete: questo è ciò che è capitato a Jason Bourne, protagonista di The Bourne Identity. Locke e Aristotele risponderanno alla domanda: l’identità di Bourne è intatta o è diventato un’altra persona? 

Jason Bourne in una scena del film

So queste cose e non so come mi chiamo

Jason Bourne viene recuperato da un peschereccio nel Mediterraneo con un proiettile dentro la schiena e privo di sensi. Al suo risveglio non riesce a ricordarsi com’è finito lì e nemmeno la sua identità: egli è in realtà un ex killer arruolato in un programma segreto della Cia chiamato Treadstone, considerato “bruciato” dall’agenzia, ha dei sicari sulle sue tracce che tentano di eliminarlo. Più che sulla trama in sé, soffermiamoci sulla perdita della memoria di Bourne: ciò che gli rimane sono soltanto frammenti di azioni, luoghi e volti, che appaiono come flash dentro la sua mente. Come può essere considerato il freddo killer che era prima? É ancora la stessa persona? La tradizione filosofica che fa capo ad Aristotele risponderebbe di sì, per il filosofo greco le cose sono identiche quando è una la loro materia o quando è una la loro sostanza: quest’ultima è l’essenza di una cosa, “ciò che permane nel mutamento o divenire”, “ciò che rende qualcosa quello che è”. A conferma di questo c’è il fatto che il corpo di Bourne è capace di compiere le stesse azioni che compieva prima, anche inconsapevolmente. In una scena del film ambientata in una caffetteria egli dice:

“ Ti posso dire la targa delle sei macchine parcheggiate qui fuori. Ti so dire che la cameriera è mancina e che il posto migliore per cercare una pistola è la cabina del camion grigio qui fuori, e che a questa altitudine posso correre per 500 metri prima che le mani mi inizino a tremare. So queste cose e non so come mi chiamo.”

Bourne non ha idea di chi sia ma è capace ancora di fare ciò che lo rende quella persona. 

L’identità personale 

La definizione di identità data prima non tiene conto però della coscienza di un individuo: Aristotele ci dice soltanto che Bourne è ancora capace di essere un killer, ma non risponde alla domanda fondamentale che si pone il protagonista stesso: “chi sono io?”. Il filosofo inglese John Locke ritiene che bisogna diversificare l’identità umana da quella strettamente personale, è l’autocoscienza ciò che ci rende chi siamo, la capacità di riconoscerci come noi stessi: 

“Fin dove questa coscienza può essere estesa indietro a qualsiasi azione o pensiero del passato, fin lì giunge l’identità di quella persona; si tratta dello stesso io ora e allora, ed è dallo stesso io che quell’azione viene compiuta.”

Per una coscienza estendersi indietro nel tempo non significa altro che “fin dove essa ricorda”. É la memoria dei nostri pensieri e delle nostre azioni che ci rende le persone che siamo e non qualcun altro, perciò secondo il parere di Locke Jason Bourne non può affatto essere la persona che era in precedenza, la sua coscienza non si estende nel passato e la sua memoria è pressoché vuota, all’inizio lui può essere solamente il ragazzo abile nel combattimento che è stato ripescato da un peschereccio. Ciò che siamo lo stabiliscono le nostre esperienze, i nostri pensieri e i nostri ricordi, e senza questi elementi non saremmo capaci di riconoscere noi stessi. Bourne, infatti, fa esattamente ciò che consiglierebbe Locke: cerca di ricostruire le trame del suo passato e segue il flusso dei suoi ricordi che riaffiorano alla vista di fotografie, di luoghi spesso frequentati e di volti noti. 

Bourne è colpevole? 

Sarà quando Bourne riuscirà a riacquistare gran parte della memoria che potrà riconoscersi come la persona che era, ma allo stesso tempo cambiare: nel frattempo egli ha vissuto nuove esperienze e conosciuto nuove persone, e una volta raggiunta la consapevolezza di chi fosse in precedenza, questa sua vecchia identità ha dovuto fare i conti con la nuova. Seppure con la stesse abilità e la stessa astuzia da agente di prima, la sua identità è cambiata ed è ora una persona diversa. Il ragionamento lockiano sull’identità sembra essere molto attuale dato che concentra la sua riflessione sulla coscienza individuale, tuttavia lascia aperte alcune prospettive inquietanti: se l’identità di una persona dipende solamente dalla sua memoria, Bourne può essere considerato colpevole delle azioni che ha compiuto in passato? Secondo Locke no, egli può disconoscere quelle azioni perché non le ricorda più, sono state fatte da una persona diversa, anche se coincidono con lo stesso uomo. Quindi se un evasore, un ladro o un omicida dimenticassero le loro azioni, potrebbero ancora essere considerati colpevoli? Non sono da considerarsi persone diverse?  É una questione che potrebbe presentarsi più spesso di quanto pensiamo, e la sensazione è che la memoria sia un elemento fondamentale per stabilire l’identità di una persona, come ha giustamente evidenziato Locke, ma che tuttavia non possa essere l’unico elemento determinante, altrimenti rischieremmo di scivolare in interrogativi come questi, che hanno a che fare non solo con l’ambito filosofico, ma anche con quello giuridico ed etico.  

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: