Il Superuovo

Harry Potter e la pedagogia della scuola, l’ermeneutica pedagogica di Albus Silente

Harry Potter e la pedagogia della scuola, l’ermeneutica pedagogica di Albus Silente

Il personaggio di Harry Potter e le sue avventure hanno dato il via ad una vasta letteratura critica, nella quale non sono mancate sottolineature pedagogiche, come quella contenuta nel saggio di Michele Caputo La “pedagogia” della scuola nella saga di Harry Potter, nella raccolta Pop Education

Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts

La ricchezza degli spunti pedagogici che il saggio di Michele Caputo rintraccia nei sette romanzi che compongono la fortunata saga creata da J.K. Rowling travalica lo specifico ambito della letteratura destinata ai ragazzi. Numerosi sono, infatti, gli spunti di riflessione che se ne possono trarre, in particolare per ciò che concerne il processo educativo nella fase adolescenziale e, soprattutto, la scuola.

La storia delle avventure di Harry e dei suoi amici, che orbita intorno al conflitto tra il bene e il male, esprime il suo fascino pedagogico nell’intima consapevolezza che nessuno è pienamente buono o cattivo, ma si diventa ciò che si sceglie di essere. Ma, pur tenendo conto di tale struttura della narrazione, Caputo rileva come la saga di Harry Potter abbia il suo baricentro nella scuola di Hogwarts, una scuola che costituisce un’istituzione totale.

Il saggio si sofferma sulla figura chiave del personaggio di Albus Silente (Albus Dumbledore, nella versione in lingua originale), preside della scuola. Il personaggio costituisce uno straordinario spunto di ermeneutica pedagogica, non soltanto per la sua dimensione archetipica di Maestro ma, altresì, per il suo ruolo di preside di Hogwarts. Un ruolo che delinea i caratteri ideali di una dirigenza attenta alla dimensione educativa e pedagogica della scuola per adolescenti.

In realtà Silente non segue un “modello” ideale di scuola al quale far corrispondere un impegno etico-politico per la sua realizzazione; le regole della sua scuola e sulla sua scuola sono subordinate alla loro rispondenza al bene anzitutto per gli allievi, così come per ogni persona e essere vivente che vive nel Castello di Hogwarts, affinché la scuola possa essere pensata come luogo di protezione dell’Io immaturo.

La “pedagogia” della scuola nella saga di Harry Potter pone l’accento sui caratteri e le funzioni educative della direzione di Silente, che vengono messi in evidenza sopratutto nel V episodio della saga (Harry Potter e l’Ordine della Fenice). La contrapposizione fra il genio benevolo di Silente e Dolores Umbridge, inquisitore governativo per la “buona scuola” dei maghi, costituisce uno dei più interessanti spunti offerti dall’analisi propostosta da Caputo. L’estromissione di Silente appare infatti politica, prima ancora che pedagogica, e Silente diventa il modello da sostituire nel conflitto con istanze efficientiste e meritocratiche.

Michael Gambon nei panni di Silente in Harry Potter e il Calice di Fuoco

Tornando con la mente alla scuola di magia più famosa di sempre, è facile ricordare come all’inizio di ogni anno scolastico Hogwarts accolga gli studenti con una particolare cerimonia, smistandoli nelle quattro Case; il compito è del Cappello Parlante (Sorting Hat, letteralmente “Cappello Smistatore”). Esso appare come il deposito della memoria e del progetto della scuola di Hogwarts, una sorta di POF (Piano dell’Offerta Formativa).

Prima di smistare gli studenti, il Cappello canta una canzone di apertura, diversa ogni anno. L’insolita canzone del Capello solitamente si limitava a descrivere le qualità diverse che ciascuna delle quattro Case ricercava e il proprio ruolo nel riconoscerle; nel V episodio della saga, mette in guarda tutta la scuola dai pericoli imminenti, invitando ad analizzare la realtà e a mantenere salda la collaborazione tra le diverse Case. Questo, rileva Caputo, indica in maniera forte e perentoria la tensione all’unità nella diversità come metodo di crescita della scuola.

 

«[…]Fu che Serpeverde così proclamò:
“Di antico lignaggio studenti vorrò”.
E il fier Corvonero si disse sicuro:
“Io stimerò sol l’intelletto più puro “.
E poi Grifondoro: “Darò gran vantaggio
a chi compie imprese di vero coraggio “.
E ancor Tassorosso: “Sarà l’uguaglianza
del mio insegnamento la vera sostanza”.
Fu scarso il conflitto all’inizio, perché
ciascuno dei quattro aveva per sé
un luogo in cui solo i pupilli ospitare,
e a loro soltanto la scienza insegnare.
Così Serpeverde prescelse diletti
di nobile sangue, in astuzia provetti,
e chi mente acuta e sensibile aveva
dal fier Corvonero ricetta otteneva,
e i più coraggiosi, i più audaci, i più fieri
con ser Grifondoro marciavano alteri,
e poi Tassorosso i restanti accettava,
si, Tosca la buona a sé li chiamava.

[…]

Scrutate i pericoli, i segni leggete,
la storia v’insegna, su, non ripetete
l’errore commesso nel nostro passato.
Adesso su Hogwarts sinistro è calato
un grande pericolo, un cupo nemico
l’assedia da fuori, pericolo antico.
Uniti e compatti resister dobbiamo
se il crollo di Hogwarts veder non vogliamo.
Io qui ve l’ho detto, avvertiti vi ho…
e lo Smistamento or comincerò.»

(Canzone del Cappello, V anno)

Daniel Radcliffe nella mitica scena dello smistamento (Harry Potter e la Pietra filosofale)

La canzone richiama, in fatti, il patto educativo stipulato tra i fondatori della scuola, che intrecciava efficacemente le specifiche funzioni della scuola con le diverse sensibilità degli insegnanti fondatori. Ciascuno degli insegnanti fondatori possedeva una sensibilità pedagogica specifica (Grifondoro: imprese di vero coraggio; Serpeverde: antico lignaggio; Corvonero: l’intelletto più puro; Tassorosso: l’uguaglianza).

Le sensibilità pedagogiche dei fondatori trasportate in un linguaggio pedagogico contemporaneo riconoscono: la scuola elitaria promossa dai Serpeverde; il modello attivistico dai Grifondoro; il modello cognitivista dei Corvonero; la scuola inclusiva dei Tassorosso.

In tale struttura, rileva l’analisi del sopracitato pedagogo, si nota l’incrocio di due assi in cui si intersecano, da un lato le caratteristiche pedagogiche del soggetto polarizzate intorno alla virtù dell’intelligenza e a quella dell’agire coraggioso; mentre, dall’altro lato, l’asse verticale considera una condizione sociale di privilegio contrapposta alla condizione di “scarto sociale“.La scuola di Silente metterebbe dunque insieme le diverse condizioni umane, psicologiche e sociali.

Le quattro Case di Hogwarts

In termini moderni, Caputo vede nella scuola di Silente un modello di socializzazione positivo,centrato sulla accettazione\riconoscimento della persona dell’allievo e sulla condivisione di tempi e spazi comuni. Ma, nella scuola, così come in ogni altra realtà umana, è sempre presente il rischio di assolutizzare polemicamente una parte di verità, disconoscendo l’altrui valore e perdendo il rapporto con la totalità dei fattori presenti nella realtà.

In tal senso, la figura di Albus Silente possiede un notevole spessore educativo, egli rappresenta il vero Maestro di Harry, pur non fornendogli alcuna istruzione diretta. Nel dialogo conclusivo di King’s Cross (siamo nel settimo libro/ottavo film della saga), si evidenzia l’avvenuta interiorizzazione della figura del Maestro: il processo di interiorizzazione non è da ridursi al dinamismo dell’idealizzazione, Harry è infatti riuscito ad interiorizzare quell’Io vicario, i cui panni erano stati finora rivestiti da Silente.

La dedizione di Silente alla scuola e il suo compito di costruire un “luogo protetto” per i suoi studenti, diventando una garanzia per ciascun appartenete alla comunità scolastica è adempiuto alla perfezione, a tal punto che sarà l’unico preside a essere sepolto nel territorio scolastico. Ricordiamo alcuni episodi che graniscono il ruolo del preside appena esplicato come la protezione riservata a Draco Malfoy, e l’ospitalità offerta a Sibilla.

In particolare, lo spessore educativo della figura di Silente viene rilevato nella sua strutturale apertura, ma anche nella fiduciosa attesa verso lepossibilità di modificare positivamente il corso della propria vita, oltre che nella capacità di saper ascoltare e osservare nei tempi lunghi chi entra a far parte di una comunità scolastica. Questi atteggiamenti appena citati confluiscono in un presupposto antropologico di Silente, che consiste nella sua attenzione a trattare con dignità ogni essere con cui entra in rapporto.

Anche le diverse rivelazioni dei limiti e dell’ambiguità di Silente non inficiano il valore del suo ruolo, perché il preside sembra comunque puntare alla crescita autonoma dell’allievo. Ed è su ciò, sostiene Caputo, che il preside deve essere giudicato e non su una sua improbabile perfezione morale.

L’unica pecca che viene imputata a Silente è di aver agito tralasciando parzialmente che la fedeltà al proprio allievo deve sempre porre la fedeltà alla verità, che è necessaria all’immaturo tanto quanto l’amore incondizionato dell’educatore (come si evince dalle numerose rivelazioni che emergono nel settimo volume della saga).

Tuttavia, l’insegnamento più grande di Silente risiede nella fiducia radicale nella possibilità di ciascuno di esercitare la propria libertà davanti alle cose e davanti agli altri. Solo un sapere “scientifico” libero da ogni determinismo dogmatico, può costituire la premessa della libertà etica, obiettivo di ogni progetto educativo.

L’evento straordinario del quinto anno è l’arrivo della nuova insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, Dolores Umbridge. La nuova arrivata si dimostra da subito estranea al “clima” di Hogwarts; il suo discorso fa da contrappunto alla canzone del Cappello Parlante. In esso è presente una visione strumentale della scuola e delle sue funzioni, subordinate alle più generali considerazioni “politiche”, reale oggetto di interesse della Umbridge.

Attraverso il tono piatto di un discorso imparato a memoria, la scuola descritta dalla Umbridge appare un’istituzione finalizzata alla riproduzione del “patrimonio culturale” magico. Ne consegue una visione degli insegnanti come veri e propri ‘custodi’ del tesoro della sapienza magica; ma se questa è la rappresentazione della scuola (istituzione patrimoniale del capitale del sapere) occorre un “governo” equilibrato di ciò che è già acquisto e di ciò che è nuovo: «il progresso per il progresso deve essere scoraggiato, le nostre consolidate tradizioni spesso non richiedono correzioni».

Ma è il finale del discorso, secondo il saggio, a mostrare lo scopo “direttivo” di quanto detto: un’esortazione che costituisce un vero e proprio programma politico di gestione della scuola. Il Ministero della Magia, visti i recenti accadimenti, approva un “decreto legge” per attribuirsi un controllo senza precedenti sula scuola di Hogwarts. Anche oggi si pensa erroneamente che di fronte a un calo degli standard, non serva altro che ripristinare l’efficienza perduta, assumendo il controllo degli insegnanti e dei loro metodi.

Prima ancora che nella conduzione della scuola, lo stile della Umbridge emerge nelle lezioni di Difesa contro le Arti Oscure, un insegnamento considerato irregolare e discontinuo visto il frequente cambio degli insegnanti. La causa dell’inefficacia è dunque indicata nella mancanza di “continuità didattica” e nell’assenza di approvazione del programma da parte del Ministero. L’unica soluzione prevista sarà il ricorso all’autoritarismo.

Le lezioni verranno ridotte a mera lettura di un testo, senza alcun rapporto con la pratica. La relazione didattica con gli alunni viene gestita in termini puramente formali, di totale astrazione, postulando la completa separazione tra scuola e vita e ponendo la prima sotto la supremazia della “teoria”. Il passaggio ultimo è la censura di tutto ciò che non è previsto o accettato dal Ministero, innescando il processo di scarto del perturbante.  

A fare da contraltare allo stile inquisitorio della Umbridge è lo stesso Harry Potter, il giovane mago è il punto focale dell’analisi di Caputo. Harry viene riconosciuto competente e perciò promosso ad insegnate di Difesa per il gruppo di studenti che prenderà il nome di Esercito di Silente.

Harry pone sin da subito una distinzione tra scuola e vita pedagogicamente fondata. Harry ricorda ai propri compagni come la scuola sia il luogo dove è possibile l’errore, il luogo protetto in cui l’Immaturo può sperimentare le proprie capacità, può mettere alla prova se stesso. 

La promozione dell’autostima, la possibilità dell’errore, la sua individuazione da parte dell’insegnate in termini “diagnostici” consente di accompagnare l’acquisizione delle giuste conoscenze e abilità per fare correttamente il proprio compito. Harry Potter sposta l’attenzione valutativa dell’essere senza speranza alla modalità di esecuzione.

Esercito di Silente, copyright Warner Bros. Studio

Dunque, prosegue Caputo, il modello efficientista promosso dalla professoressa, può “scalzare” Silente sul piano formale non solo per alcune scelte politiche di poteri esterni alla scuola, ma anche in forza di un mito efficientista fortemente presente nella scuola e che si collega alla gestione patrimoniale del deposito di cultura.

Il punto discriminante tra il modello della Umbridge e il modello di Silente non è l’affermazione che Hogwarts debba tutelare una conoscenza magica e preservarla per i secoli futuri; su questo si trovano d’accordo. Ma sarà l’inquisitore stesso a tradire questo obiettivo, riducendolo in tutte le sue verbalizzazioni a una rigida assolutizzazione delle regole minuziose nel nome di una presunta efficienza politica.

La prima differenza con Silente è di ordine morale: il problema della professoressa è un problema di potere, di controllo, che strumentalizza anche gli allievi e non le permette di promuovere la loro autonomia. Non è possibile un processo educativo, ma solo un indottrinamento, che produce conformismo e ribellione.

L’efficientismo, conclude Caputo, rappresenta l’anima intrinseca della burocrazia scolastica, ma come sottolinea il comportamento della Umbridge questo sottrae qualsiasi percorso didattico ad ogni criterio di carattere morale, di carattere politico in senso forte e perfino a valutazioni intellettuali di ordine soggettivo.

La battaglia per una “scuola buona” è sempre in corso, si deve quindi scegliere tra: il rischio della conquista dell’autonomia adulta o l’oscillare tra le rassicuranti regole del potere e lo sterile sentimento di ribellione e trasgressione fine a se stesso.

 Daniele Farruggia

Bibliografia

Caputo, Michele, La “pedagogia” della scuola nella saga di Harry Potter, in: Pop education. Chiaroscuri pedagogici nella cultura di massa, Lecce – Rovato (BS), Pensa MultiMedia, 2016, pp. 149 – 167 [capitolo di libro]

 

 

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