La Natura è troppo Mother Fucker? Ecco perché dovresti leggere la Ginestra di Giacomo Leopardi

Sempre con più grande frequenza si sente parlare di eruzioni vulcaniche, vediamo insieme perché si dovrebbe leggere ‘la Ginestra, o il fior del deserto’ di Giacomo Leopardi per affrontare questa Natura Maligna.

la ginestra o il fiore del deserto

Negli ultimi mesi si è sentito parlare frequentemente di eruzioni vulcaniche, addirittura i Paesi Scandinavi hanno parlato dell’inizio di una nuova era dei vulcani. Come oggi, 1944 anni fa avveniva l’eruzione del Vesuvio che comportò la distruzione di tre grandi importanti città romane: Stabia, Ercolano e Pompei.

Vediamo insieme come la Ginestra, o il fior del deserto potrebbe aiutare a combattere contro questa Natura Maligna.

IL RICORDO DI UNA POMPEI PIETRIFICATA

Era il 24 agosto del 79 d.C., due mesi dopo la morte dell’imperatore Vespasiano, quando una catastrofica eruzione del Vesuvio rase al suolo le città di Stabia, Ercolano e Pompei, seppellendole sotto del magma lavico.

Molti furono gli scrittori che descrissero questo grande evento catastrofico, tra cui Plinio il Giovane in una lettera a Tacito in merito alla morte dello zio, Plinio il Vecchio:

Mio zio si trovava a Miseno dove comandava la flotta. Il 24 agosto, nel primo pomeriggio, mia madre attirò la sua attenzione su una nube di straordinaria forma e grandezza.
Egli aveva fatto il bagno di sole, poi quello d’acqua fredda, si era fatto servire una colazione a letto e in quel momento stava studiando. Fattesi portare le scarpe si recò su un luogo elevato da dove si poteva benissimo contemplare il fenomeno.
Una nube si levava in alto, ed era di tale forma ed aspetto da non poter essere paragonata a nessun albero meglio che a un pino. Infatti, drizzandosi come su un tronco altissimo, si allargava poi in una specie di ramificazione; e questo perché, suppongo io, sollevata dal vento proprio nel tempo in cui essa si formava, poi, al cedere del vento, abbandonata a sé o vinta dal suo stesso peso, si diffondeva ampiamente per l’aria dissolvendosi a poco a poco, ora candida, ora sordida e macchiata, secondo che portasse con sé terra o cenere. 

Fino ad allora si riteneva il Vesuvio un vulcano non più attivo, seppur nel 62 d.C. tutta l’area vesuviana era stata colpita da un forte terremoto che vi provocò una evidente deformazione del suolo, tuttavia non si considerò l’idea che potesse essere dipeso dall’attività vulcanica.uomo Pompei

CHIUSURA DELL’AEROPORTO DI CATANIA: ETNA IN ERUZIONE

Il 14 agosto scorso l’aeroporto di Catania ha subito una chiusura temporanea a causa dell’eruzione del secondo vulcano più pericoloso in Italia, l’Etna. Il sito dell’Ansa ha riportato la notizia dopo la riapertura dell’aeroporto avvenuta nel giorno di ferragosto. A causa dell’eruzione dell’Etna le piste aeree sono state coperte dalla cenere vulcanica, non permettendo così le operazioni di volo fino alle 6 del mattino del 15 agosto.

Tutti i cittadini catanesi sono stati invitati, a seguito di un’ordinanza del sindaco, di non utilizzare vetture a due ruote e/o autovetture che superano i 30km/ora nelle successive 48h su tutto il territorio comunale.

A seguito della chiusura dell’aeroporto di Catania, l’Osservatorio etneo dell’Ingv nel suo ultimo comunicato ha spiegato che l’eruzione stromboliana è diventata una fontana di lava, producendo una nube eruttiva che si dirigeva verso sud, annesso a un trabocco lavico sul lato Sud-Est del lato meridionale del vulcano (è possibile vedere l’evento al seguente link: https://www.rainews.it/video/2023/08/eruzione-delletna-forti-boati-fontane-di-lava-e-il-trabocco-dal-cratere-di-sud-est-7ccb2c17-fc8e-49c1-8ab3-c7f7e95e1a42.html).

LA GINESTRA, O IL FIOR DEL DESERTO COME SOLUZIONE FILOSOFICA

Davanti a questi fenomeni naturali, quale soluzione può trovare l’uomo, il quale si sente sempre di più oppresso da questa Madre Natura Maligna?

A queste piagge
venga colui che d’esaltar con lode
il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
è il gener nostro in cura                            
all’amante natura.

E la possanza
qui con giusta misura
anco estimar potrà dell’uman seme,
cui la dura nutrice, ov’ei men teme,
con lieve moto in un momento annulla                 
in parte, e può con moti
poco men lievi ancor subitamente
annichilare in tutto.

Attraverso la Ginestra o il fior del deserto Leopardi invita il suo lettore a prendere coscienza della sua condizione umana davanti allo sguardo di una oramai Pompei distrutta. Sarcasticamente il poeta recanatese mostra le sorti  grandiose ed il continuo progresso di una civiltà che, però, a causa della forza Maligna della Natura, oggi non esiste più.

Il poeta spesso nel suo canto annuncia quanto l’uomo possa essere superbo e sicuro di sé, tale da considerarsi in costante conflitto con la Natura per mostrare la sua supremazia. Tuttavia alla Natura non si comanda, infatti quando l’uomo meno se l’aspetta vede intere generazioni, città e secoli di storia spazzati via da un evento catastrofico naturale (maremoti, terremoti, eruzioni vulcaniche, ecc…).

Di contro la Ginestra, silenziosamente nasce lì quasi con fare compassionevole, su quelle “erme contrade” in cui un tempo sorgevano maestose città, come quella di Pompei, distrutte dalla volontà di Madre Natura.

Così, dell’uomo ignara e dell’etadi
ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno
dopo gli avi i nepoti,
sta natura ognor verde, anzi procede
per sì lungo cammino
che sembra star. Caggiono i regni intanto,
passan genti e linguaggi: ella nol vede:
e l’uom d’eternità s’arroga il vanto.

Nel Dialogo tra la Natura e un Islandese il concetto ripreso nella Ginestra, o il fior del deserto è oramai chiaro: la Natura non si cura dell’uomo; è eternamente giovane a differenza della vita dell’uomo che si articola in 4 fasi, si evolve, si industrializza, incontra nuovi popoli e si imbatte in nuove lingue. Davanti a tutto ciò la Natura rimane immobile, non si cura dei cambiamenti che l’uomo pone; frattanto l’essere umano pensa di essere eterno nella sua gloria.

Tuttavia quando avviene un evento catastrofico, come l’eruzione di un vulcano, l’uomo tende a creare una solidarietà umana per far fronte invano al male comune.

Allora come può l’uomo reagire alla Natura che si mostra incurante di questo? Giacomo Leopardi consiglia di comportarsi come la Ginestra:

E tu, lenta ginestra,
che di selve odorate
queste campagne dispogliate adorni,
anche tu presto alla crudel possanza
soccomberai del sotterraneo foco,
che ritornando al loco
già noto, stenderà l’avaro lembo
su tue molli foreste.
 E piegherai
sotto il fascio mortal non renitente
il tuo capo innocente:

ma non piegato insino allora indarno
codardamente supplicando innanzi
al futuro oppressor;
 ma non eretto
con forsennato orgoglio inver le stelle.
 

 

 

 

Lascia un commento