Il Superuovo

La natura ci fa riflettere sulle divergenze generazionali e sui loro caldi conflittualismi

La natura ci fa riflettere sulle divergenze generazionali e sui loro caldi conflittualismi

In un articolo apparso su Vogue, Michele Serra riflette sulla distanza generazionale e sui suoi conflitti. Osservando come il virus li abbia inaspriti.

Da sempre, anche in natura, le nuove generazioni si contendevano il trono con quelle più anziane. A volte in modo indolore, come se la vita stessa sapesse che dovesse ricambiarsi e lasciare spazio. Tante altre volte però questo passaggio non è affatto indolore.

Conflitti intergenerazionali nella natura e nella cultura

Da Crozza a Willye Peyote si ironizza sul fatto che Platone, la bellezza di 2500 anni fa, già si lamentava dei giovani di allora. Fa parecchio ridere pensare al fatto che da più di due millenni l’uomo si lamenta delle giovani generazioni, e se questo viene visto ormai come un dato naturale, continua a far ridere la serietà con la quale lo si dice.

Michele Serra comincia il suo articolo ricordando come questo conflitto esiste nella stessa natura. Non bisogna essere etologi professionisti per ricordare che i leoni giovani devono sfidare gli anziani per ottenere il loro potere e diventare così dei capobranco, ormai è nel senso comune. Lo stesso Freud quando riprende il mito di Edipo in fondo riflette sul triste destino di Laio, il padre che dovrà essere ucciso da suo figlio. Nonostante Laio provi a negare il suo destino e a far uccidere suo figlio, la legge della natura si rivela più forte, e la tragedia di Sofocle finisce come tutti sappiamo.

Il dibattito contemporaneo mette da parte la natura e la tragedia attica, concentrandosi invece su variabili più pragmatiche e di facile comprensione (si fa per dire) come il welfare state, il PIL, i tassi di occupazione e disoccupazione e il debito pubblico. In particolare non si smette ormai più di accusare i vecchi di avere ricevuto ampie e generose elargizioni pubbliche, tramite il welfare state, e di aver goduto di baby pensionamenti e sicurezza che ormai i giovani di oggi si sognano.

Sempre Michele Serra guarda al virus con ironia. Scherzo della natura che ricorda all’uomo la sua impotenza e lo tocca nei punti in cui è più sensibile, in questo caso proprio il conflitto intergenerazionale. Il virus cammina sulle gambe dei giovani, che spesso se la cavano con poco, per falciare invece chi ormai è più avanti con gli anni. Su questo le statistiche parlano chiaro. Le misure che i vari governi hanno preso, però, sono tutte a favore dei più anziani, privando coloro che sono nel pieno dei loro anni di goderseli.

Politiche pubbliche e smantellamento del Welfare

Michele Serra mette al centro della sua analisi il conflitto generazionale, accusando implicitamente gli anziani di essersi goduti gli anni facendo debito pubblico a scapito dei più giovani.

Il conflitto generazionale come abbiamo detto esiste e sarebbe sciocco non vederlo, tuttavia voglio adesso concentrarmi su un fattore esterno, sul quale la letteratura sociologica è ormai ampia. Vero è che tutti vorremo rivivere la prima repubblica italiana e il boom economico, ma siamo sicuri che la colpa della sua fine è stata degli anziani di oggi?

Gli aiuti firmati a stelle e strisce, pieni di teoria keynesiana e retorica di new deal, hanno ricevuto la benedizione cattolica e le accuse sovietiche. Sono stati di fondamentale importanza per il boom economico e la ricostruzione post bellica. A partire dagli anni ’80 però Inghilterra e USA, con la Thatcher e Reagan, hanno cambiato le carte sul tavolo. Il welfare è stato piano piano smantellato.

Ingigantire il conflitto intergenerazionale per coprire cambiamenti di paradigma economici e politici non regge molto. Differente è invece per quello che riguarda le restrizioni. Dove sul piano della vita e della morte si gioca una battaglia su quanti spazi lasciare aperti per fare fluire la vita, e purtroppo necessariamente con essa, la morte. Nessuno vuole essere fatalista, bisogna però restituire a questo dibattito la sua importanza e il fatto che le decisioni sono conseguenza di una scelta politica e non sono scontate.

Una situazione italiana: il welfare familiaristico

La letteratura sociologica ha classificato il welfare in diversi tipi. Gli angloamericani liberali (che assistono il meno possibile), il mittleuropeo corporativo (assistenza solo a chi lavora) e gli universalistici paesi scandinavi (che sono quelli con più assistenza e minori disuguaglianze).

Ha poi aggiunto un quarto tipo di welfare, quello familiaristico, includendoci dentro i paesi dell’area mediterranea (Spagna, Portogallo, Grecia e Italia). Vuoi la cultura cattolica, centrata sulla famiglia, vuoi altro, la letteratura sociologica evidenzia il grande peso che ha la famiglia in questi sistemi di welfare.

Provo a banalizzare un po’ per farla semplice: tuo figlio vuole studiare? Nei paesi scandinavi ci pensa lo stato; in USA o sei ricco, o tuo figlio è un fortunato assegnatario di una borsa, oppure non studia. E in Italia? Dipende dalla disponibilità dei genitori, dei nonni, degli zii. Abita in un paese sperduto in provincia di Teramo? Se ha la fortuna di avere una zia a Roma magari va qualche anno da lei, altrimenti può essere difficile.

Tornando al virus e al conflitto generazionale possiamo utilizzare questa occasione per fermare un attimo la macchina sociale che gira incessante e riflettere sulla direzione che sta prendendo e decidere come intervenire. Secondo punto se i conflitti tra generazioni esistono e sono sempre esistiti è bene anche però riflettere sulla nostra cultura e welfare familiaristico, e sul peso specifico ancora maggiore che la famiglia e questi conflitti possono avere nel nostro paese. Magari possiamo riflettere con un buon libro di Pirandello.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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