Il Superuovo

La morte di Raffaello Sanzio, 501 anni fa, ci riporta al Rinascimento

La morte di Raffaello Sanzio, 501 anni fa, ci riporta al Rinascimento

Il 6 aprile del 1520 è morto il celebre pittore e architetto Raffaello Sanzio. È stato un significativo esponente del Rinascimento italiano e ci ha lasciato opere che verranno ammirate per sempre.

Nacque ad Urbino e apprese i fondamenti della pittura dal padre Giovanni Santi, attivo presso la corte dei Montefeltro, e in seguito nella bottega del Perugino. Poi, trasferitosi a Firenze, conobbe anche gli altri geni del Rinascimento: Leonardo e Michelangelo.

Raffaello Sanzio

Raffaello imparò dal padre a studiare con  le fisionomie degli uomini e, con l’acutezza della sua osservazione psicologica, gettò le basi del suo futuro talento. Esordisce nel 1500 con uno stendardo realizzato per una Confraternita di Città di Castello. Il lavoro fu così ben eseguito che una nobile famiglia gli commissionò subito un altro lavoro: Lo sposalizio della Vergine. A soli 21 anni Raffaello aveva già in mente di diventare il miglior pittore d’Italia, ma sapeva dall’insegnamento del padre che l’arte era frutto di studio e apprendimento oltre che di talento naturale. In quegli anni c’era un luogo dove l’arte stava progredendo sempre più: quel luogo era Firenze e Raffaello comprese che le sue ricerche avrebbe dovuto confrontarsi con quelle degli artisti fiorentini. Studiò l’opera di Michelangelo (come aveva fatto con quella di Leonardo) ed ebbe la possibilità, in casa Agnolo Doni, di osservare una tela, detta Tondo Doni. Proprio presso Agnolo Doni ebbe la possibilità di mostrare il suo talento infatti realizzò i ritratti dei padroni di casa. Successivamente si trasferisce a Roma per decorare le stanze vaticane ed il pontefice Giulio II riconosce subito il suo talento. È qui che dipinge la sua prestigiosa opera: La scuola di Atene. Si spense il 6 aprile del 1520 e il suo corpo è sepolto nel Pantheon, come egli stesso aveva richiesto.

Umanesimo e Rinascimento

Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento in Italia inizia un ampio processo di rinnovamento, che investe tutta la cultura. Esso ha le sue radici in quegli intellettuali che ammirano il mondo greco-latino e che perciò cercano sistematicamente codici antichi, li raccolgono, li copiano e li diffondono. In ambito letterario questa rinascenza prende il nome di Umanesimo e in ambito artistico prende il nome di Rinascimento. L’Umanesimo si conclude alla fine del Quattrocento ed il Rinascimento, invece, prosegue oltre il 1530. Le città più importanti in cui questo rinnovamento si sviluppa sono Firenze, Roma, Venezia, Milano e Napoli, ma anche altri centri come Urbino, Ferrara e Modena. Il Rinascimento delle arti si sviluppa per tutto il Quattrocento, e raggiunge il suo massimo sviluppo tra la fine del secolo ed il primo trentennio del Cinquecento. Esso coinvolge tutte le arti: la pittura, la scultura, l’architettura e l’urbanistica. Gli artisti più importanti sono: Filippo Brunelleschi (1377-1476), Lorenzo Ghiberti (1378-1455), Donatello (1386-1466), Leon Battista Alberti (1404-1472), Piero della Francesca (1410ca.-1492), Sandro Botticelli (1445-1510), Leonardo da Vinci (1452-1519), Michelangiolo Buonarroti (1475-1564) e Raffaello Sanzio (1483-1520).

Umanesimo e letteratura

L’Umanesimo è anticipato nel Trecento da Petrarca e Boccaccio: nelle loro opere prestano molta attenzione alla vita concreta dell’uomo. Il termine Umanesimo deriva da humanae litterae, cioè lo studio delle discipline umanistiche (filosofia, grammatica, storia, letteratura, politica). Con gli umanisti nasce la filologia, una disciplina che studia i testi antichi con lo scopo di verificarne l’autenticità. Gli umanisti valorizzano l’uomo, posto al centro del mondo e artefice del proprio destino. Questo fenomeno è l’antropocentrismo. Al centro del movimiento c’è la volontà di imitare e rivivere il mondo greco e romano. Uno dei maggiori scrittori italiani è Niccolò Machiavelli che, con la sua opera “il Principe”, inaugura la nascita della scienza politica. Machiavelli affermava che la religione e la politica devono essere indipendenti perché si occupano di due campi distinti. Il Principe deve governare senza essere condizionato da norme morali o religiose (il fine giustifica i mezzi). L’arte di governare, ha come unico obiettivo la sicurezza e il benessere dei sudditi. In questo periodo viene inventata la stampa a caratteri mobili da Gutenberg ed il primo libro ad essere stampato è la Bibbia.

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