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La letteratura in dialetto è una letteratura di serie b? Ci risponde Frédéric Mistral
Mistral, fonte: blog.graphe.it

Frédéric Mistral fu fondamentale per la rinascita dell’Occitano, cosa cambia con la letteratura dei nostri dialetti?

Con le sue opere Mistral ha dato una forte spinta alla rinascita dell’Occitano come lingua e della cultura Provenzale in generale. Lo scrittore mostra come La cultura provenzale e quindi l’Occitano, la lingua originale della Provenza, meritino lo stesso rispetto della cultura francese e del Francese come lingua. L’Italia è costellata dai dialetti e ognuno ha la propria storia e cultura, così come la sua letteratura, ma allora qual è la differenza sostanziale fra chi promulga la cultura di un dialetto di una regione e chi invece la lingua di una regione, nobel a parte?

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I bravidi don Rodrigo, fonte: milanoguida.com

Dialetto, lingua da ignoranti

Mistral è stato uno scrittore molto legato alle sue radici provenzali, tanto da scrivere in Occitano le sue opere, non in francese. Sicuramente Mistral non è stato uno sprovveduto a scrivere in un a lingua ‘minore’, anzi nel 1904 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura, il che dimostra le sue capacità e la sua lungimiranza come scrittore. Inoltre Mistral non è l’unico a non aver scritto in una di quelle lingue tanto importanti che chiamiamo nazionali (come l’Italiano, il Francese, lo Spagnolo ecc…) ed aver avuto un enorme successo, basti pensare che lo stesso Boccaccio, nel XIV secolo scrisse in Napoletano, oppure Fabrizio De Andrè che scrisse in Genovese un intero album. Allora viene da chiedersi:  i dialetti e le lingue non nazionali sono davvero da ignoranti se vengono utilizzate da grandi autori?

La dignità del dialetto

Il dialetto, in realtà, è una lingua come tutte le altre con la stessa dignità e complessità. La differenza non sta tanto nelle sue caratteristiche intrinseche, ma in come la società ha deciso di vederlo. Un tempo anche il Fiorentino era un dialetto, anzi all’epoca erano ancora tutte lingue, quello che lo ha ‘elevato’ al di sopra delle sue lingue sorelle è solamente il fatto di essere stato scelto come lingua nazionale. Le altre lingue furono relegate al ruolo di dialetto solo per essere svalutate in favore della lingua nazionale, che avrebbe dovuto unire l’Italia. Certo ci sono lingue come il Sardo, in Italia, ma in realtà sono riconosciute come tali sempre per una motivazione sociale, perché tutti i dialetti sono lingue e tutte le lingue hanno pari dignità. Mistral lo sapeva bene ed è per questo motivo che ha scritto in Occitano, perché cambiare lingua significa solo cambiare modo di esprimersi, cambiare cultura di riferimento per parlare di ciò di cui non si può parlare in un’ altra lingua.

La magnifica pluralità dell’italia

Come già accennato la lingua e quindi anche il dialetto sono espressioni di una cultura. La lingua è una delle più grandi differenze fra i diversi popoli e si evolve insieme ai popoli. Questo significa che ogni lingua si porta dietro una storia, la storia della civiltà a cui appartiene e questo le da la capacità di esprimere concetti unici di quella cultura come nessun’altra lingua può fare. L’Italia può quindi ritenersi ricchissima culturalmente con tutti i dialetti che ancora oggi vengono parlati e questa ricchezza ci è sotto gli occhi tutti i giorni: in ogni città ed in ogni regione sono migliaia gli artisti che cantano, scrivono o recitano nel proprio dialetto, creando un dialogo continuo fra la nostra cultura italiana e la nostra cultura locale. Anche se spesso noi non ci rendiamo conto di questo, lo viviamo implicitamente tutti i giorni, basti pensare che nessuno, se non qualche attore o doppiatore, parla effettivamente l’Italiano, ma una sua versione molto simile con le influenze del dialetto di quella regione. Quindi il dialetto non è qualcosa da classificare come indegno e relegarlo solo ad utilizzi di secondo livello, ma una lingua vera e propria che ancora oggi racconta la nostra cultura e le nostre radici.

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