Il Superuovo

La leggerezza di Calvino sale sul palco di Sanremo con Colapesce e Dimartino

La leggerezza di Calvino sale sul palco di Sanremo con Colapesce e Dimartino

Con “Leggerezza” di Calvino e “Musica leggerissima” di Colapesce e Dimartino scopriamo perché è importante la leggerezza. 

La leggerezza, questa sconosciuta… Eppure, secondo Calvino è una delle più importanti virtù che abbiamo e che non dovremmo mai dimenticare. A ricordarci di vivere con leggerezza, ci hanno pensato proprio in questi giorni Colapesce e Dimartino con la loro arcinota “Musica leggerissima”. E di questi tempi, si sa, di vivere con un po’ di leggerezza ne avremmo bisogno davvero tutti.

Il successo di “Musica leggerissima”

Avete seguito il Festival di Sanremo quest’anno? Beh, se non lo avete fatto, mi dispiace per voi… Tanto criticato e tanto amato (come ogni anno), quest’anno il Festival della canzone italiana, giunto alla sua 71° edizione, ha tenuto compagnia a milioni di italiani, portando un po’ di spensieratezza (o leggerezza?!) in un periodo affatto semplice.
Tra i tanti artisti in gara, anche Colapesce (Lorenzo Urciullo) e Dimartino (Antonio Di Martino), cantautori siciliani. La loro canzone pop “Musica leggerissima” non ha avuto un posto sul podio del Festival, ma fin dalla prima puntata, ci ha fatto ballare e cantare e in pochissimo tempo ha scalato tutte le classifiche musicali, conquistando anche il Disco d’oro.

Qual è il significato della canzone?

In un misto tra indie e pop, la canzone “Musica leggerissima” è un inno alla musica, che ha tutte le carte in tavola per essere il miglior strumento per sentirsi vicini, uniti, e leggeri. La musica che porta leggerezza e allegria, la musica che fa rumore e annulla un “silenzio assordante”, un silenzio che si fa pesante.
E’ chiaro che i due cantanti vogliono dare un’immagine positiva della leggerezza: essa è un valore e non va intesa come sinonimo di frivolezza, di inconsistenza.

Metti un po’ di musica leggera
perché ho voglia di niente
anzi leggerissima
Parole senza mistero
allegre, ma non troppo

In questa canzone, se vogliamo, possiamo sentire l’eco della lezione di Italo Calvino quando, nella prima delle sue Lezioni americane, tesse uno splendido elogio della leggerezza.

La leggerezza di Calvino

Calvino avrebbe aperto il suo ciclo di conferenze ad Harvard, quelle che poi diventeranno le “Lezioni americane” (1988, postumo), parlando di leggerezza. Il suo, si evince subito, vuole essere un invito a cercare la leggerezza nelle cose.
Per tutta la vita, racconta Calvino, ha sempre tentato un operazione di « sottrazione di peso ».

Quando lo scrittore parla di leggerezza vuole abbracciare nel suo discorso più aspetti della realtà. Ad esempio, parla di scienza e fa riferimento anche alle piccolissime entità che reggono il mondo. Poi si sposta nella letteratura antica e propone due autori, Lucrezio e Ovidio, che fondano le loro storie sul concetto di leggerezza, di mutevolezza. L’idea della leggerezza è anche (anzi, soprattutto) legato alla loro scrittura.
Nel suo viaggio nel tema della leggerezza Calvino cita anche i lavori e le opere di Montale, Guido Cavalcanti e, ancora, Dante.

« La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso »

In questa “lezione americana” si susseguono citazioni su citazioni, riferimenti a svariati autori, scrittori e poeti. Tutti raccontano, parlano, accennano al concetto di leggerezza e, per riassumerli, Calvino distingue tre diverse accezioni: una prima accezione riguarda il linguaggio, quindi le parole; una seconda riguarda la narrazione di un ragionamento, quindi si lega a pensieri astratti; la terza riguarda le immagini, reali e letterarie.

Le “Lezioni americane” sono l’ultima grande lezione che ci ha lasciato questo maestro e la loro bellezza sta tutta qui, nell’essere sempre e perfettamente attuali.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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