Il Superuovo

“Il pozzo dei ricordi”: Montale e Harry Potter ci parlano della memoria umana

“Il pozzo dei ricordi”: Montale e Harry Potter ci parlano della memoria umana

J.K. Rowling e il poeta genovese ci presentano la memoria umana e la ricuperabilità dei ricordi attraverso due immagini: il Pensatoio dei maghi e il pozzo di Montale. E vedremo che le due cose hanno alcuni punti in comune.

Eugenio Montale/firenze.repubblica.it

Quante volte abbiamo desiderato tornare indietro nel tempo per rivivere momenti belli del nostro passato. Magari per cambiare qualcosa in un momento in cui avremmo voluto o dovuto agire diversamente. Oppure per vederci chiaro in alcuni episodi che hanno influenzato il nostro presente. Ma purtroppo non si può. E allora non ci resta che affidarci ai ricordi, alla nostra memoria che conserva come un archivio tutto quello che abbiamo visto, detto, vissuto. Per ricordare scartabelliamo nella memoria e, quando riaffiora un ricordo, ce ne impadroniamo ancora una volta, dovendoci arrendere però all’evidenza che rimarrà per sempre legato al passato. Tutto questo e molto altro viene spiegato da Montale e in Harry Potter attraverso l’immagine di un pozzo (o di un lavabo in pietra, come il Pensatoio), che ci fa capire la consistenza dei nostri ricordi. La memoria è acqua che scorre, come il tempo, i ricordi sono immagini riflesse e distorte e il grande sforzo per recuperarle dal pozzo ce le riconsegnerà solo per un attimo fugace.

“I ricordi vanno a male?”

Cominciamo con una domanda che Harry Potter si pone quando, nello studio di Silente, un ricordo fatica ad uscire dalla sua fiala per versarsi nel Pensatoio. Sembra cagliato, scrive J.K. Rowling, “I ricordi vanno a male?” si chiede Harry. Solo più tardi si scoprirà che la resistenza opposta derivava dal fatto che quello fosse un ricordo falso. Perché la grande labilità della nostra mente, in fatto di memoria del passato, fa sì che, accidentalmente o di proposito, rimangano impressi in noi dei ricordi non veritieri. I ricordi vanno a male? Non c’è mai una risposta definitiva. Alcuni ricordi ce li teniamo stretti stretti come un prezioso tesoro, altri li rimuoviamo in fretta dalla mente. Il problema, certe volte, è andarli a ripescare.

L’importanza della memoria e degli eventi del passato per la trama di Harry Potter ha spinto J.K. Rowling a pensare un oggetto magico in grado di far rivivere i ricordi. Anzi, di farli vivere in prima persona a chi li recupera, a chi li riguarda, proprio immergendosi in essi nel vero senso della parola. Infatti l’oggetto che, nel mondo dei maghi, permette di scavare nella memoria è il Pensatoio, presentato come una specie di lavabo di pietra non tanto profondo con sopra dei segni indecifrabili. Un oggetto dentro il quale è possibile versare un proprio ricordo liquido, mischiarlo con la sostanza già contenuta nel Pensatoio e immergere la testa. A quel punto si viene proiettati dentro il ricordo e lo si può vivere dal di dentro, fermo restando che non si possono modificare in alcun modo gli eventi accaduti.

Essi infatti appartengono soltanto a due fortezze inespugnabili: alla nostra mente e al passato. Non si possono rivivere, non si possono cambiare né riportare nel presente. E questa, vedremo, è una delle cose che più rattristerà il Montale degli “Ossi di seppia“. Ma i ricordi sono importantissimi, perché rivelano di noi e della nostra realtà più di quanto possiamo immaginare. Per questo la memoria deve trovare una sua collocazione e J.K. Rowling le ha preparato questo piccolo pozzo a cui Harry può attingere nei momenti cruciali della sua storia.

Infatti il Pensatoio è per la Rowling innanzitutto un espediente narrativo geniale, che le permette (in modo originale) di inserire flashback importanti e lunghi senza mai interrompere il filo logico degli eventi nel presente. Ma soprattutto è il modo in cui Harry e, in misura minore, Silente, vengono a conoscenza degli avvenimenti più cruciali. Il processo a Barty Crouch Jr. nel quarto libro o film, l’affetto di Severus Piton per Lily Evans e il disprezzo invidioso per James Potter. O ancora il segreto degli Horcrux di Voldemort, con il ricordo falso di un Lumacorno pieno di vergogna. Ultimo, ma non per importanza, l’amore tanto grande di Piton per Lily (che prima abbiamo chiamato affetto in modo riduttivo) che lo ha spinto a proteggere Harry anche a costo della vita. Tutto questo, senza quella “fonte della memoria” che è il Pensatoio, sarebbe stato impensabile.

Daniel Radcliffe nei panni di Harry Potter

“Trema un ricordo nel ricolmo secchio”

Chissà se J.K. Rowling, per il suo Pensatoio, è in qualche modo debitrice di Eugenio Montale. Uno che ha fatto della memoria e dei ricordi uno dei suoi temi più ricorrenti, affrontati con il rigore razionale di chi si arrende alla distanza incolmabile tra presente e passato. Soprattutto il Montale della raccolta “Le Occasioni” affronta la tematica della memoria ingannevole e fallace. Ma oggi regge il confronto con Harry Potter una poesia tratta da “Ossi di seppia“, la prima raccolta pubblicata dal poeta che ha vinto il premio Nobel nel 1975.

La poesia è “Cigola la carrucola del pozzo“, un testo di appena dieci versi che però racchiude sapientemente l’essenza di un messaggio profondo. Il correlativo oggettivo usato qui da Montale racconta di una persona che si avvicina ad un pozzo. Tirando e tirando una cigolante carrucola, questa persona (che è naturalmente Montale stesso) riesce ad estrarre, dall’ “atro fondo” del pozzo, un secchio pieno d’acqua. La persona poi avvicina il volto all’orlo del secchio e nota un’immagine riflessa, che però è tremolante perché l’acqua non è ferma e restituisce dei lineamenti distorti.

Molto presto Montale ci fa comprendere che quel pozzo in cui si imbatte è la sua memoria. Un luogo tanto buio e profondo che serve fare molta fatica per recuperare i tanto agognati ricordi. La carrucola cigola nel tirare in superficie il secchio, segno della ruggine che caratterizza oggetti ed eventi vecchi, lontani nel passato. Un passato distante, tristemente irrecuperabile per Montale, che continua a lavorare duramente per riportare alla luce quel ricordo che va cercando. E finalmente ci riesce:

Cigola la carrucola del pozzo,

l’acqua sale alla luce e vi si fonde.

Trema un ricordo nel ricolmo secchio,

nel puro cerchio un’immagine ride.

Il ricordo così a fatica recuperato arriva alla luce. Si tratta di un ricordo che trema, perché altro non è che un riflesso nell’acqua agitata e mossa, come dicevamo in precedenza. Ma, fuor di metafora, quello che Montale vuole dirci è che quel ricordo è flebile, debole e inconsistente. Resta appeso a un filo perché ormai fa parte del passato, perciò è stato necessario un grande sforzo nel recuperarlo. Il puro cerchio dell’acqua contenuta dentro il secchio restituisce un’immagine che ride, probabilmente una persona importante della vita trascorsa di Montale (Arletta). Ed è un ricordo dolce, piacevole da rivivere e riportare in superficie. Ma purtroppo è una gioia evanescente e breve. L’inganno rimane dietro l’angolo.

pixabay.com

“Una distanza ci divide”

I ricordi sono parte di noi, ci dicono ciò che siamo mostrandoci ciò che eravamo. Lo si vede in Harry Potter e lo dice Montale, che però capisce di doversi arrendere all’irrecuperabilità dei momenti passati. Infatti quel ricordo che già era instabile e tremolante, dopo pochi istanti si deforma ancora di più:

Si deforma il passato, si fa vecchio,

appartiene ad un altro…

Ah già che stride

la ruota, ti ridona all’atro fondo,

visione, una distanza ci divide.

Un così grande sforzo per recuperare quel ricordo, per poi vederlo deformare e scomparire in così pochi istanti. Sì perché quel ricordo appartiene ad una realtà lontana, con una distanza incolmabile. Talmente incolmabile che quel passato e quel ricordo “appartengono ad un altro“, ovvero al Montale del passato. Quel Montale che ora recupera dal pozzo della memoria questo ricordo è diverso, è cresciuto, è più vecchio. E’ un altro. Dunque il ricordo si fa ancora più opaco e la distanza si rivela ancora più grande. Quel ricordo appartiene solo al passato, non c’è possibilità di riviverlo nel presente. Resta solo la consolazione brevissima di uno sguardo su quell’immagine riflessa, mai visibile distintamente perché appartiene ad altri occhi, ad un altro tempo. E, con uno stacco grafico e simbolico reso anche dai puntini di sospensione, il pozzo buio si riprende forzosamente ciò che gli appartiene.

Si conclude così, con un’amara presa di coscienza, la poesia di Montale che presenta la memoria umana come un pozzo scuro. I ricordi sono queste rare e fugaci “visioni” dentro un secchio, recuperate a fatica, che vorremmo rivivere ma non possiamo, anche perché noi stessi siamo cambiati. E quest’immagine della memoria come un pozzo nella cui acqua bisogna immergersi torna, con le dovute differenze, anche in Harry Potter. Dove i ricordi sono distanti, sfuggenti e qualche volta ingannevoli, ma pur sempre fondamentali. Montale mette in guardia dal pericoloso e vano rifugiarsi nei ricordi, ma li considera una parte fondamentale della nostra anima. Basti vedere quante altre poesie ha loro dedicato.

Non si possono cambiare i ricordi e il passato, anche Harry Potter lo sa. Chi li vive dentro il Pensatoio non può agire: essi appartengono ad un altro mondo, quello del tempo che ora non c’è più. Coloro che li hanno vissuti adesso sono cambiati, ma ciò non significa che non possano avere un valore anche nel presente. Ed è qui che i nostri due pozzi della memoria si differenziano decisamente. Montale avverte una separazione inevitabile e dolorosa, un pozzo buio e profondo che restituisce immagini brevi ed evanescenti, mai precise. In Harry Potter invece, quella distanza che si vede nel momento in cui qualcuno si immerge nel Pensatoio, si arricchisce di legami profondi con il presente, conseguente in tutto e per tutto a ciò che è lontano nel tempo.

Ecco che dunque ora sappiamo la risposta a quella domanda che Harry si pone. “I ricordi vanno a male?“: lui stesso si risponderà di no, perché dal Pensatoio possiamo attingere qualcosa che influenza e rivela il nostro presente, tranne quelli imprecisi o falsi; Montale risponderebbe che non vanno a male, ma che ormai sono indefiniti, tremanti e difficili da recuperare dal pozzo della memoria. Semplicemente, non ci appartengono più.

 

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