Il Superuovo

Ercole Luigi Morselli: 4 motivi per cui questa figura deve essere riscoperta

Ercole Luigi Morselli: 4 motivi per cui questa figura deve essere riscoperta

Lo scorso 16 marzo si è celebrato il centenario dalla morte del poeta E.L. Morselli. Egli non viene citato neanche da un manuale scolastico, eppure ha una fortissima personalità e temi che appassionerebbero gli studenti di oggi.

Italy. Marche. Pesaro. Piazza Del Popolo. Palazzo Ducale. (Photo by: Lorenzo De Simone/AGF/Universal Images Group via Getty Images)

Lotta, sacrificio, tenacia, voglia di mettersi in gioco, spirito d’avventura. Sono questi gli ingredienti fondamentali per evocare la vita di E.L. Morselli. Non tanto storia di un poeta ma di un uomo. Simbolo di chi ha dato tanto per seguire i propri sogni. Vediamo quindi quattro buoni motivi per cui questa figura merita di essere inserita all’interno del canone scolastico (e qui lancio la provocazione), magari al posto di Svevo oppure studiata in parallelo a D’Annunzio.

1. SCRISSE I PRIMI RACCONTI DISTOPICI IN ITALIA

Ogni stato sociale ha la sua estetica mia cara! Da calafato ero bello perché somigliavo a un’ascia, ma il  capitalista, per essere bello deve somigliare a un salvadanaio.

Questa frase inserita nella novella “Osteria degli scampoli” mostra un’evidente critica al capitalismo e molti sono gli indizi di questo genere seminati all’interno del racconto. Ad esempio si dimostra come l’uomo, seppur sfruttato da una società capitalista, può coltivare ancora il sentimento della felicità (dove può rifugiarsi la felicità! si recita infatti all’inizio racconto. Eppure ho veduto poca gente più felice di quella). Le conseguenze nefaste del capitalismo sono rese concrete dalle menomazioni dei personaggi, dovute all’utilizzo di macchinari per la produzione:

Poco o molto della loro carne era già sotterra, ma glie n’era rimasta tanta da poter mangiare, bere, digerire, ridere e bestemmiare: scampati miracolosamente alle carezze dei magli, dei repulsori, degli ingranaggi, delle ruote, delle locomotive, affettati nei più strani e crudeli modi […]

Il discorso distopico si approfondisce con “La Donna-Ragno”, dove il corpo di una ragazza viene sostituito dalla tecnica dei grandi scienziati in un opistosoma di un ragno, diventando così un fenomeno da baraccone in un circo.

Favorischino, favorischino, signori, senza timore alcuno! Non si può lasciare questa fiera mondiale senza aver ammirato la meraviglia scientifica del secolo ventesimo, la donna ragno vivente e parlante […] Testa di donna avvenentissima, corpo di ragno al naturale! […] La più grande meraviglia medica del secolo! […]

2. INNOVA IL TEATRO ITALIANO CON LA FIGURA DELL’ANTIEROE

In quel periodo il teatro era influenzato dalla poetica dannunziana, ossia la volontà di vivere intesa nei termini di slancio di eterno superamento. Anche Morselli ha avuto un suo periodo “baudelairiano”, insieme al suo inseparabile amico Ratti (col quale compì viaggi sino in capo al mondo), ma comprende che lo slancio vitale è ormai un qualcosa da relegare all’adolescenza ormai distante. All’interno del poeta vige uno slancio di eterno superamento ma visto sotto il segno della nostalgia, che presuppone l’impotenza di viverlo: ecco quindi che si va a delineare la figura dell’antieroe. Attenzione! Quando si parla di antieroe si è soliti mettere il tutto sotto l’etichetta di “crepuscolarismo”. Morselli non era assolutamente un crepuscolare: tratta di nostalgia impotenza, non di vergogna e inettitudine. L’eroe morselliano non è un inetto, anzi, tutto il contrario! Come dice A. Fugardi nella sua tesi di laurea:

I personaggi morselliani non sono quelli colossali di D’Annunzio, ma non sono neppure quelli dimessamente collegiali dei crepuscolari […] Sono grandi uomini di ogni giorno che si esprimono con sentimenti e con accenti completamente diversi da quelli degli scrittori delle altre su accennate tendenze.

(Teatro Argentina, Roma, dove incominciò il successo di E.L. Morselli)

3.  IL DRAMMA DELL’ABBANDONO

– Un marinaio che cerca fortuna in terra: ma non è roba da far rizzare i capelli? Dove se n’è andata la vecchia nobiltà del marinaio? […] Quello m’ha detto che è l’ultimo viaggio che fa, indovinate perché? Perché prende moglie!

– […] Non gli so dar torto! Come si fa a navigar tranquilli con una moglie a casa?

– La donna che s’innamora del marinaio non è una donna come tutte le altre: ne vengono di razza marina: sanno qual è il dovere loro; sono abituate a mettere le nostre lettere sopra il guanciale e a baciarle la notte.

– Per Dio! Siete poeta, Michele…

– Dico la verità.

(Michele, favola inserita nella raccolta Il Trio Stefania)

Il mare è un elemento che ricorre spessissimo nelle opere del poeta Morselli. Partire implica un abbandono di un qualcosa o di un qualcuno che è stato al nostro fianco. L’abbandonato, o meglio parlare di abbandonata nel caso di Morselli, è un personaggio tipico. C’è però un’evoluzione: l’ulissismo di Morselli si attenua man mano che invecchia e matura, come se i personaggi fossero arrivati alla conclusione che la felicità non la si trova chissà in quale parte del mondo, ma è sotto i loro occhi, e sempre lì è stata. Orione (prima sua tragedia) non avverte neanche il bisogno del viaggio: è un semidio pieno di sé, con l’unico obiettivo di affrontare prove per essere annoverato tra gli dèi dell’Olimpo. Glauco (seconda opera che gli spalanca il successo nei teatri italiani) parte per scoprire che quello che cerca in realtà può trovarlo soltanto al fianco di Scilla (sua donna amata) e quindi in patria! Con “Dafni e Cloe”, Dafni ha un solo ideale: unirsi a Cloe. Non ha bisogno del viaggio e dell’avventura: già conosce la via per essere felice.

4. INSEGNA AI GIOVANI A INSEGUIRE I PROPRI SOGNI

La Gloria è un tema cardine delle tragedie morselliane, ma è anche una componente strettamente biografica.

Suo figlio non capisce niente: suo figlio non studia niente: suo figlio non farà mai niente.

Parole che il professore di lettere Luigi Matteotti rivolse ad Annetta Celli, la madre di Morselli. Il poeta ha sempre rincorso il desiderio di gloria scontrandosi con i richiami alla realtà e concretezza da parte di conoscenti, parenti e amici. Morselli non riusciva ad offrire alla sua famiglia una stabile sistemazione, perché le sue opere non avevano successo, tant’è che il padre di Bianca (sua moglie) decide di rivolgergli un discorso da uomo a uomo con la speranza di convincerlo ad “attaccarsi al sodo”. La stessa Bianca condivide le opinioni del padre, come afferma in una pagina del suo diario:

Anch’io ho ripetuto che per il momento bisognava lasciare un po’ da parte l’artista e mettersi a fare un’altra cosa perché questa è una vita d’inferno, una vita miserabile. Egli s’è ancora più avvilito e arrabbiato. Come, anche tu pensi che io possa lasciare il mio mestiere? Puoi tu dire a un falegname non lavorare al tuo mestiere perché non guadagni abbastanza e mettiti a fare il farmacista e viceversa? […] Io ho la testa piena di personaggi; di scene e non vedo altro e non potrò fare altro.

Il successo infatti arrivò, tant’è che la sua opera “Glauco” venne anche tradotta in siciliano da Pirandello, “Glaucu”. M. Praga riporta anche che nel 1919 ricevette un premio di seimila lire dal Ministero della Pubblica Istruzione per l’opera drammatica “che abbia ottenuto il maggiore successo sulla scena”. Infatti era stata creata da Annibale Nichi una compagnia ex novo soltanto per riprodurre “Glauco” in tutti i teatri italiani. Morselli seguì gli attori nella tournee.

È per questo che Morselli, una volta letto e conosciuto, resta nell’anima, perché è il simbolo dello sforzo e del sacrificio per raggiungere un sogno che non tutti hanno il coraggio e l’energia di perseguire fino al traguardo.

Per essere grandi, ricordati, bisogna aver amato tutto e odiato tutto quello che è stato ed è sulla terra e nel cielo. Allora soltanto l’anima nostra sarà libera e leggera e vasta.

(E.L. Morselli, Lettera a Bianca Bertucci, Pesaro, 03/09/1906, B.O, Fondo Morselli, Ep. C.1, fasc.1, n.15)

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