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La legge morale kantiana in “Cecità” di Saramago: come affermarsi in mezzo al caos

Il filosofo Immanuel Kant vive nelle opere di narrativa più di quanto potremmo pensare e il suo modo di interpretare l’individualità può aiutarci a rivoluzionare il nostro concetto di integrità.

Il confine tra altruismo e annullamento è molto sottile: José Saramago con il suo Cecità offre uno spunto di riflessione per riuscire a comprenderlo meglio.

La civiltà al tempo delle psicosi collettive

“Era arrivato persino al punto di pensar che il buio in cui i ciechi vivevano fosse in definitiva soltanto la semplice assenza di luce, che ciò che chiamiamo cecità fosse qualcosa che si limitava a coprire l’apparenza degli esseri e delle cose, lasciandoli intatti al di là di quel velo nero. Adesso, però, si ritrovava immerso in un biancore talmente luminoso, talmente tale da divorare, più che assorbire , non solo i colori, ma le stesse cose e gli esseri, rendendoli in questo modo doppiamente invisibili”. 

Questo è un piccolo estratto dal romanzo di José Saramago Cecità, edito nel 1995 e mai come ora attuale per via della sua storia singolare di “psicosi collettiva”.  Una città senza nome viene colpita da un’epidemia di cecità che costringe “il governo” a prendere misure drastiche per il suo contenimento: gli infetti sono costretti a vivere in un ex manicomio senza alcuna assistenza e sorvegliati tutto il tempo, a debita distanza, dall’esercito. Le condizioni di vita all’interno della struttura peggiorano di giorno in giorno, anche con l’aumentare della gente che viene rinchiusa: la cecità rende ogni individuo inconsapevole della propria persona e dello spazio ad essa circostante, con conseguenze igieniche e di convivenza civile terribili e orrende. 

La narrazione si focalizza su un gruppo di malati, tra i quali è presente una donna che non è stata contagiata ma ha deciso di accompagnare nell’internamento il marito. Essendo l’unica a vedere, mantiene segreta la sua salute per timore di poter essere utilizzata dai ciechi; tuttavia cerca di aiutare il più possibile le persone che la circondano, testimone e partecipe del disastro che ha colpito tutti quanti.

Trattare gli altri come fini e non semplicemente come mezzi

Il comportamento che la moglie adotta, all’inizio, può sembrare egoistico perché decide volontariamente di non prestarsi come aiuto comune in una situazione così problematica. Tuttavia la narrazione, nel suo dispiegarsi, mostra come le sue azioni siano le migliori possibili: la moglie infatti segue alla lettera l’imperativo categorico kantiano che dice “agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale“. 

Essere gli occhi di tutti equivale ad essere gli occhi di nessuno: prestare la propria persona al servizio di una comunità così compromessa avrebbe comportato l’annullamento della sua individualità e quindi, al tempo stesso, l’annullamento di una visione chiara e distinta dell’ambiente circostante. La legge morale in Kant è assolutamente logica proprio perché si attua e si dispiega seguendo i precetti della volontà, allo stesso modo con cui l’intelletto impone i principi teoretici puri: rimane centrale il ruolo dell’individuo che da solo può determinare e determinarsi. 

Le azioni della moglie sono le migliori possibili proprio perché affermano l’individualità come massima universale da rispettare. 

Trattare se stessi come fini e non semplicemente come mezzi. 

Al giorno d’oggi la lettura (o meglio ri-lettura) di un classico del pensiero filosofico come Kant è auspicabile sotto molteplici fronti, ma quest’ultimo in particolare: il termine “individuo”, e tutto ciò che gli aleggia intorno, ha assunto un significato altamente negativo e non è una sorpresa il suo assimilarsi all’ “egoismo”. È necessario ri-scoprire il valore della propria integrità in un mondo in cui gli individui vengono trattati come numeri e statistiche, come assimilazione passiva in un tutto che non lascia spazio al particolare, al singolare. A volte c’è bisogno di un pò di sano egoismo: per la propria sopravvivenza, per la sopravvivenza del genere umano. Per continuare a vedere con i propri occhi.

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