La guerra nell’arte: vediamo le rappresentazioni belliche di Leonardo e Michelangelo

Scopriamo insieme come i due più grandi artisti del Rinascimento abbiano rappresentato la guerra.

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Oggi più che mai, purtroppo, si parla di guerra, di morti, di dolore, di feriti, di bombe, di distruzione… La situazione in Ucraina è davvero critica e, al momento, le negoziazioni e gli incontri internazionali non sembrano aver portato ad alcuna tregua.

La guerra nelle rappresentazioni rinascimentali

Moltissimi sono gli artisti che hanno cercato di ricreare le cruente atmosfere belliche.
Se l’arte, per alcuni, altro non è che “imitazione della realtà”, poiché la guerra esiste dall’alba dei tempi (essendo nata contemporaneamente all’uomo), ritroviamo rappresentazioni belliche anche nell’arte antica.
Ma è con l’arte rinascimentale che i pittori riescono maggiormente a rendere gli orrori della guerra, curando attentamente anche le espressioni dei combattenti; quelle espressioni che Leonardo definirà “moti dell’anima”. Se parliamo di Rinascimento, non possiamo prescindere dalla genialità del da Vinci e di Michelangelo. Scopriamo in che modo i due sono legati alla dimensione bellica.

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L’incarico per la decorazione del Salone dei Cinquecento

Nel 1505 Pier Soderini, gonfaloniere della Repubblica fiorentina, commissiona la decorazione delle pareti della Sala dei Cinquecento in Palazzo Vecchio ai due artisti più grandi dell’epoca: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti.

Soderini incarica i due artisti fiorentini di  realizzare due grandi affreschi (17×7 metri) che celebrassero le vittorie della Repubblica (1503): a Leonardo venne affidato il lato destro della parete Est, a Michelangelo il lato sinistro della stessa parete per la realizzazione rispettivamente delle battaglie di Anghiari e di Cascina.
Le battaglie celebrano due importanti vittorie fiorentine: ad Anghiari nel 1440 sulle truppe milanesi dei Visconti e a Cascina nel 1364 sui pisani.
I due grandi artisti non riuscirono a completare le opere:

  1. Leonardo realizzò la sua battaglia, ma utilizzò una tecnica molto particolare: l’encausto. Essa è basata sull’uso di colori mescolati alla cera attraverso il calore, per cui richiede una fonte di calore molto forte per fissare i colori sulla parete, ma -vista la grandezza dell’opera- era complicato far asciugare rapidamente tutti i colori, soprattutto nelle parti superiori.
    A causa dell’inadeguatezza della sperimentazione pittorica, il dipinto subì danni irreparabili.
    Circa sessant’anni dopo, la decorazione venne coperta dal dipinto della battaglia di Scannagallo o di Marciano di Giorgio Vasari. C’è chi crede che la famosa scritta sullo stendardo verde in alto (“Cerca Trova”) si riferisca alla presenza dell’affresco di Leonardo celato sotto quello del Vasari.
  2. Michelangelo per la battaglia di Cascina realizzò solo il cartone tra il 1505 e il 1506;
    partì poi alla volta di Roma, chiamato da Papa Giulio II.
    Il cartone è andato perduto, ma lo conosciamo per via indiretta grazie ad alcune copie, come quella di Aristotile da Sangallo.

Perché Leonardo da Vinci non dipinse la Battaglia di Anghiari: il mistero nell'ultima puntata della fiction Rai

Ciò che resta delle battaglie

Insomma, entrambe le opere originali sono andate perdute, ma ci sono pervenute delle copie e dei disegni preparatori.

Come la copia della battaglia di Anghiari di Rubens e lo studio della testa di un guerriero di Leonardo. Qui il da Vinci esprime tutto il dolore e la crudeltà della guerra, analizza gli effetti deleteri delle battaglie e, nei suoi scritti, delinea i tratti che il volto del guerriero deve assumere per rendere al meglio la disumanità della guerra: le sopracciglia devono essere corrucciate e inarcate, le narici sollevate e la bocca spalancata in modo che venga mostrata l’arcata dentale.

Ci sono giunti vari studi di Michelangelo: scene di battaglie e “ignudi”. Le anatomie sono perfettamente delineate, i combattimenti sono affollati e le figure -interamente nude poiché intente a fare il bagno- si districano in un movimento vorticoso. Si notano anche le torsioni dei busti che ricordano il gruppo del Laocoonte, rinvenuto proprio in quegli anni e studiato da Michelangelo.

Guerra su tela… Fino a che punto?

Nelle opere di Leonardo e Michelangelo emergono soprattutto la durezza, la crudeltà dei combattimenti e non il dolore, non la distruzione. Si tratta, di fatti, di opere celebrative a soggetto militare che nascono per commemorare una vittoria di cavalleria. La rappresentazione di altri aspetti della guerra, come la resa delle sofferenza delle vittime, si svilupperà solo più tardi.

Imprimere il dolore e la sofferenza, fissare quel senso di annichilimento, descrivere l’umanità violata -che sia su una tela, su un foglio o su uno spartito- non è affatto semplice, eppure molteplici sono le opere d’arte, le poesie, le melodie che ci portano sul campo di battaglia, che ci rimandano concretamente a quella sensazione di sgomento, che ci lasciano esterrefatti, atterriti, che ci fanno soffrire perché terribilmente reali.

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