La guerra nel Medioevo: come Barbero spiega i metodi dei combattimenti del passato

Come era intesa la guerra nel Medioevo? Risponde Alessandro Barbero.

Il tempo medievale, come racconta il professor Barbero, era suddiviso in periodi di pace e periodi di guerra. Entrambi i momenti erano percepiti come “normali” e accettati.

I periodi più propizi: la Primavera

Sebbene come specificato precedentemente, la guerra era quasi “normale” nel Medioevo, cerano dei periodi migliori di altri per andare a combattere. Uno dei primi punti che occorre chiarire è il metodo di combattimento: i primi invasori barbari combattevano a piedi, scontrandosi con il nemico faccia a faccia, ma dopo l’introduzione dei cavalli degli eserciti (o nei gruppi di combattenti) la loro presenza diede così tante agevolazioni, da farne aumentare il numero. Portare dei cavalli in guerra, però, prevedeva anche occuparsi del loro benestare ed era quindi importante che vi fossero che campi ricchi d’erba. Per questa ragione, le guerre venivano combattute soprattutto il Primavera, così da avere maggiori possibilità di sfamare i propri animali.

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Nell’impero di Carlo Magno, per esempio, composto dai Franchi, uno dei popoli più bellicosi, l’assemblea – la quale veniva indetta prima di ogni guerra e cadeva, solitamente, il primo di Marzo – venne spostata al primo di Maggio, così da agevolare la vita dei cavalli e dei cavalieri, sempre più numerosi.

La guerra era normale? Il tempo segmentato in pace, tregua e guerra

La risposta a questa domanda può dirsi positiva: la guerra durante il Medioevo era quasi normale o, quantomeno, era normale muovere guerra verso qualcuno, per ragioni espansionistiche, di potere o di prestigio. Funzionava proprio così l’impero di Carlo Magno il quale, nei periodi di pace, proprio per la stranezza del fatto, faceva dei lunghi giri tra i suoi territori per farsi vedere dal popolo, in modo tale da tranquillizzarli. L’Europa, però, cambia, così anche la guerra. Conferma ne sono i tantissimi castelli sorti durante l’anno mille, costruiti da gente ricca e benestante, aristocrazie di guerrieri. Saper comandare e saper fare la guerra, nel Medioevo, diventano quasi la stessa cosa: si ubbidisce al signore del castello, guerrieri per tradizione. Il potere è militare. La guerra, dopo questi anni, diventa il modo normale con cui questi signori risolvono le controversie tra di loro. Le guerre dei signori medievali, infatti, non hanno nulla a che vedere con le guerre dei grandi Stati novecenteschi, avevano altre ragioni, non si andava in guerre per controversie, anche tra vicini, con giorni già stabiliti. È così che le cose venivano risolte legalmente. Lo scopo non è annientare, lo scopo è “un modo normale di diventare ragionevoli dopo un po’”. Arriva la tregua. Bello notare come sia la parola tregua che la parola guerra non sono latine, ma sono parole dei barbari, figli di una mentalità completamente diversa.

 

La Guerra Gotica

Il Medioevo è un periodo veramente molto lungo e slabbrato. Molte guerre si sono susseguite, ma una delle più famose è quella Gotica, combattuta tra il 535 e il 553 dagli Ostrogoti contro l’imperatore bizantino, Giustiniano, i quali erano governarti da Teodorico. Purtroppo, il re morì nel 526, lasciando al comando un figlio di dieci anni e sua moglie, Amalasunta, mal tollerata dall’aristocrazia ostrogota. Morirà anche il piccolo, Amalasunta diverrà regima e sposerà un suo cugino, il quale la esilierà e sarà uccisa da um sicario. Da qui la guerra, mossa da Giustiniano, amico della regina, che manderà il suo generale Belisario.

La prima fase vede i Bizantini in vantaggio: conquistano Palermo, Napoli e gran parte del meridione italiano. Tante le conquiste, tanto da far cadere la Penisola nelle mani dell’impero romano d’Oriente.

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