Il Superuovo

La guerra in Siria che continua anche quando nessuno la guarda

La guerra in Siria che continua anche quando nessuno la guarda

La Guerra in Siria continua da oramai oltre 6 anni e non sembra essere più vicina ad una conclusione, Facciamo un riassunto per ricordarci da dove derivi e dove sembra dirigersi

Nel continuo afflusso di notizie che giornalmente ci raggiungono da ogni parte è spesso difficile tenere a mente le storie che sembravano così importati solo il mese scorso. Difatti nel caos della valanga di notizie che giornalmente ci investe, tra pandemia Corona-Virus e vari scandali politici interni, ci dimentichiamo, magari anche comprensibilmente, degli eventi un po’ più lontani da noi, che vanno avanti da abbastanza tempo da essere diventati nella nostra testa un qualcosa di simile a un dato di fatto. C’è sempre stato “casino in medio oriente“, da quando io sono nato, e difficilmente l’ennesimo bollettino di guerra attrae la mia attenzione, se sin da piccolo io sono stato abituato a riceverne quasi giornalmente. Ma sta di fatto che la guerra in Siria continua, gente relativamente molto vicina a noi continua a soffrire e morire, ed è giusto ogni tanto ricordarci che cosa succede e perché, considerato quanto facilmente per nessuna nostra colpa avremmo potuto trovarci noi al loro posto.

Cronologia della guerra

Facciamo un attimo un Recap, perché la situazione è effettivamente molto complessa. Numerose fazioni, sia straniere che locali, sono coinvolte nella guerra civile siriana. Dall’ISIS, all’Esercito siriano libero appoggiato dalla Turchia, dal Fronte Islamico, con al-Qaida in Siria, fino alle milizie a prevalenza curda come YPG YPJ a supporto di Kurdistan Libero e democratico,  con anche altre varie milizie minori composte da cristiani filo-governativi e milizie sciite provenienti da Iran, Iraq e Afghanistan. E a rendere ancora più complessa la situazione sono i numerosi casi di scontri interni tra appartenenti alle stesse fazioni. La situazione però sembrava star convergendo verso una maggiore stabilità con la quasi completa distruzione della presenza dello stato islamico in Siria e il notevole contributo delle milizie Curde, finchè il 9 ottobre, a seguito del ritiro delle unità statunitensi stanziate nelle aree lungo il confine turco-siriano, l’esercito turco avvia l’operazione “Primavera di Pace” contro le Forze Democratiche Siriane. L’obiettivo ufficiale dichiarato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è quello di creare una “zona cuscinetto” all’interno del territorio siriano larga 30 km e lunga 120 km circa e “prevenire la creazione di un corridoio del terrore” ovvero impedire eventuali infiltrazioni in territorio turco da parte di milizie ostili e di unità affiliate al PKK.

L’evoluzione

Si rischia adesso, una nuova escalation del conflitto dopo che nella notte tra giovedì e venerdì gli eserciti di Russia, che sostiene il governo di Bashar al-Assad, e Turchia, apertamente schierato con i ribelli anti-Damasco, sono arrivati allo scontro con raid aerei e lancio di missili. Dopo settimane di alta tensione in cui si sono registrati attacchi da ambo le parti, in particolar modo tra forze  siriane e quelle turche, in serata 29 soldati turchi sono stati uccisi nel corso di un bombardamento, a cui il presidente Turco Erdogan dopo aver accusato gli avversari di attacchi indiscriminati ha poi risposto bombardando obiettivi dell’esercito siriano nelle province di AleppoHama e Latakia. L’esercito turco ha anche attaccato obiettivi militari siriani in prima linea a Idlib con il fuoco dell’artiglieria. In totale, la risposta di Ankara ha provocato 16 morti tra i militari di Damasco: l’esercito turco ha “neutralizzato” (cioè ucciso o ferito) 329 soldati del regime e colpito oltre 200 obiettivi nemici, ha riferito il ministro della Difesa, Hulusi Akar, aggiungendo che tra gli obiettivi distrutti ci sono 5 elicotteri, 33 Carri Armati, e numerosi depositi e armi delle forze governative.

Il disastro umanitario

La situazione è ovviamente sempre peggiore per i civili però «Lo sfollamento di decine di migliaia di civili, in larga parte donne e bambini, che continua a verificarsi nei distretti di Idlib e Aleppo, assieme alle dure condizioni meteorologiche invernali, all’impennata dei prezzi dei beni di prima necessità, costituiscono le basi per un alto rischio di carestia», ha dichiarato all’Ansa Maamun Ladhkani, uno degli operatori umanitari che si trovano sul posto. con oltre 950mila civili siriani sfollati nella regione nord-occidentale di Idlib. Di questi 569mila sono minori, Donne e bambini compongono l’81% dell’intera comunità di sfollati siriani a Idlib in quanto molti degli uomini sono al fronte a combattere più o meno volontariamente in uno o l’altro schieramento. In tutta la Siria la progressiva svalutazione della moneta locale rispetto al dollaro Usa ha portato a un’impennata dei prezzi, anche per i beni di prima necessità. «La gente non ha i soldi per comprare il combustibile per riscaldarsi, e c’è chi dà fuoco a gusci di pistacchi», hanno riferito i volontari delle Associazioni umanitarie.

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