Progetto Erasmus: anche i Romani andavano all’estero per motivi di studio e tirocini

Quanti i giovani che, al giorno d’oggi, per migliorare le proprie ‘skills’ in ambito linguistico e professionale, scelgono un’esperienza formativa all’estero! Eppure non ci siamo inventati niente: lo facevano già i Romani.

Vivere in un mondo regolato dalla globalizzazione, ha sicuramente i propri vantaggi, a partire dalla possibilità di essere sempre connessi, collegati, informati e stimolati, fino all’occasione di poter viaggiare e conoscere culture, società e tradizioni diverse e spesso lontane dalle nostre. Numerose sono le iniziative e i progetti che aiutano soprattutto i giovani a partire per l’estero, dando loro la possibilità di studiare o di lavorare, per un periodo circoscritto, in quelli che sono i lori campi di interesse. Con questo scopo ‘nasce’ per l’appunto il progetto Erasmus. Ma in realtà, come si diceva, l’idea che un’esperienza abroad possa potenziare le nostre abilità, è piuttosto antica… classica, oserei dire.

Il progetto Erasmus

Ultimamente, si è molto sentito parlare di questo progetto, promosso e finanziato dall’Unione Europea in collaborazione con il miur, in segui ai recenti avvenimenti collegati alla cosiddetta Brexit. Si tratta di un programma di mobilità studentesca iniziato nel 1987, il cui nome è l’acronimo di EuRopean Community Action Scheme for the Mobility of University Students, in onore di dell’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam, che per diversi anni viaggò in tutta Europa, al fine di comprendere e VIVERE le diverse culture. Ogni anno, allora, a moltissimi studenti universitari, viene offerta la possibilità di trascorrere un periodo che va dai tre ai dodici mesi all’estero, con l’obiettivo di sostenere esami, scrivere tesi, o partecipare a tirocini lavorativi, in modo che possano migliorare le proprie conoscenze linguistiche e professionali, stando a stretto contatto con altri studenti o, nella migliore delle ipotesi, con i futuri colleghi. Abbiamo dunque, una vera e propria esperienza di vita, in cui ci si ritrova immersi in un mondo differente, lontano da casa, con usi, costumi e modi di vivere distanti da quelli cui siamo abituati, il tutto in una lingua che non è quella che pratichiamo quotidianamente. Per quanto i programmi non siano così diversi da un’università all’altra (il vero incubo per gli studenti è il tanto temuto Learning Agreement), si ha la possibilità di approcciarsi alle materie di studio da prospettive insolite, con strumenti e tecniche di cui si sapeva poco o niente. Il tutto è reso possibile, inoltre, da una grande associazione no-profit, che opera in quasi tutta Europa: ESN (Erasmus Student Network), il cui compito è quello di aiutare i ragazzi in arrivo e in partenza ad ambientarsi al meglio nella nuova città, restando al passo con i ritmi di una cultura diversa tutta da scoprire.

Lo studio per i Romani

Eppure, si diceva,non ci siamo inventati niente (come spesso accade, dopotutto). I romani sono passati alla storia, non solo come i più grandi conquistatori, come coloro che sono stati in grado di sottomettere quasi tutto il mondo conosciuto, ma anche come il popolo che doveva buona parte della sua grandezza alla propria abilità di saper integrare. In realtà non fu così da subito, anzi: inizialmente lo scopo era quello di espandersi, di cercare nuovi sbocchi commerciali, e di proteggere i propri territori; solo in seguito si renderanno conto dell’importanza di inglobare le culture e le tradizioni dei popoli sottomessi, stringendo accordi e firmando trattati, senza soffocare le caratteristiche peculiari di queste popolazioni. Il contatto con il mondo greco fu inevitabile, in particolar modo dopo la battaglia di Pidna (167 a. C.), a seguito della quale il Circolo degli Scipioni, si pose come mediatore e punto di incontro tra le due culture. Lo stesso Cicerone riconosceva ai Greci il primato in ambito letterario e artistico, ed anche per questo motivo, sia lui che il figlio, trascorsero un periodo ad Atene e a Rodi (il principio è quello delle odierne vacanze-studio). Abbiamo quindi alcune tra le più eminenti figure della letteratura della latina, o della storia Romana, come lo stesso imperatore Tiberio, che scelsero di allontanarsi dall’Urbe, convinti del fatto che non ci fosse modo migliore che trascorrere un periodo in loco, per assimilare profondamente la lingua, la tradizione, e la cultura, che tanto amavano e rispettavano. Le fonti ci passano anche esempi di grandi uomini politici come Cesare e Marco Antonio, che fecero esperienze simili ai nostri tirocini: seguivano non solo i generali più capaci, ma anche gli ex-consoli e i governatori nelle province, affiancandoli nel loro operato, imparando sul campo i ‘trucchi del mestiere’, osservando e facendo tesoro di conoscenze pratiche.

L’importanza del contatto

Vediamo allora quanto importante sia la possibilità di entrare a contatto con una nuova cultura, apprezzandone i punti di forza, ma prestando attenzione anche ai suoi difetti e ai punti deboli, che caratterizzano ogni paese e società. Questi periodi di mobilità, e mi sento di garantirlo in quanto io stessa ho avuto il piacere di prendervi parte, sono in grado di mettere a dura prova la nostra comfort-zone, facendoci confrontare con difficoltà che non sapevamo neanche esistessero, a partire dal comprendere le istruzioni della lavatrice in una lingua differente, fino all’adattarsi a tradizioni e regole che inizialmente ci appaiono assurde. Il progetto Erasmus aiuta a prendere consapevolezza delle proprie capacità, ma sottolinea, a volte, con estrema brutalità, anche i nostri limiti, le insicurezza che ci portiamo dietro, spingendoci a chiedere aiuto, a farci andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi. Insegna anche che i pregiudizi, in un primo momento, fanno bene, perché possono proteggerci, farci stare in stato di allerta, evitando situazioni pericolose: il problema è farsi condizionare da questi, senza essere in grado si superarli. Fa mettere in gioco, fa collaborare e scontrare, permette a chi sceglie di partecipare di calarsi completamente, a 360 gradi, in una realtà spaventosa ed emozionante: è un’esperienza di vita che nel bene o nel male insegna, che sbatte in faccia la diversità ed mostra come apprezzarla. Non pretendo che le mie parole abbiano l’autorevolezza necessaria per testimoniare la bellezza e la profonda importanza di tali iniziative ma, se non è a me che volete credere, almeno guardate all’esempio dei grandi uomini Romani: essi sapranno sicuramente convincervi.

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