Il Superuovo

La Giornata Mondiale contro l’omobitransfobia mostra che l’eguaglianza oltre il genere è ancora lontana

La Giornata Mondiale contro l’omobitransfobia mostra che l’eguaglianza oltre il genere è ancora lontana

Il 17 maggio di ogni anno tutto il mondo celebra la Giornata Mondiale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Scopriamo perché è ancora fondamentale ricordarla.Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancella l’omosessualità dal manuale delle malattie mentali, ridefinendola come “una variante della natura umana“. Da allora, ogni anno, più di 130 Paesi celebrano questa giornata all’insegna della diversità e dell’inclusione. Sembra assurdo, ma nel 2021 è ancora fondamentale questa ricorrenza: infatti, l’eguaglianza formale e sostanziale oltre il genere e l’orientamento sessuale sono ancora delle utopie.

Le profonde origini dell’omobitransfobia

La paura per il diverso è una costante nella storia dell’umanità. Infatti, i trascorsi storici e giuridici nei confronti di persone omosessuali sono numerosi e particolarmente crudeli. Già nel Levitico compare una prima formulazione dell’omosessualità come colpa da punire, in quanto abominio nei confronti di Dio e della natura. Da quel momento in poi, tutte le civiltà di cui il mondo conserva l’impronta hanno adottato una legislazione simile. Dall’antica Roma, alla Firenze dantesca, fino ai grandi Stati Nazionali del ‘600: nessuno può dirsi scevro dalla mattanza di sodomiti. Un orrore perpetuato fino al 1804, anno in cui la Francia vara il Codice Napoleonico, che, per la prima volta nel mondo occidentale, mette fine alla sanguinosa pena capitale nei casi di omosessualità. Da allora, questa viene considerata come una malattia mentale, un’involuzione e degenerazione genetica dell’organismo: la pena, oltre che il disprezzo pubblico, diviene ora la reclusione. Dobbiamo aspettare il 1990 per la vera svolta.

L’art.3 della Costituzione italiana

La Costituzione italiana ha il suo articolo sull’eguaglianza per eccellenza, il terzo, che recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Come si può evincere, l’eguaglianza viene sancita come principio giuridico e come pilastro del nostro Paese, ma, più in generale, come base di qualsiasi Nazione democratica. Infatti, solamente uno Stato democratico e sociale può e vuole rimuovere le diseguaglianze fra cittadini e governanti, in modo da far sviluppare al massimo la persona umana. Il primo comma esprime l’esistenza di eguaglianza formale, secondo la quale ognuno, a prescindere dal proprio genere, dalla propria etnia, dalla propria lingua madre, dal proprio credo, dalle proprie opinioni e dalle proprie condizioni, ha diritto ad essere considerato uguale ad un’altra persona, in tutte le sue diversità. Infatti, l’eguaglianza formale sta nel trattare in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse: il legislatore non può privilegiare, né fare discriminazioni irragionevoli.

L’eguaglianza sostanziale come obiettivo da raggiungere

Proprio sul principio di ragionevolezza possiamo affermare che l’eguaglianza formale altro non è che un trucco giuridico: come è intuibile, non è vero che siamo tutti uguali e il legislatore lo sa. Qui subentra l’eguaglianza sostanziale, sancita dal comma 2, che prefigge un compito importantissimo allo Stato: quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono l’eguaglianza formale, in modo da far sviluppare pienamente la persona. Per far sì che questo obiettivo sia raggiunto, a volte è necessario creare delle disuguaglianze ragionevoli, che realizzino effettivamente l’eguaglianza sostanziale attraverso azioni positive. Degli esempi potrebbero essere le quote rosa, ma anche il ddl Zan. Un paradosso? Forse, ma è solo con questi mezzi che alcuni scompensi possono essere colmati, raggiungendo l’equità.

L’eguaglianza oltre il genere: legislazione e realtà

L’eguaglianza oltre il genere è ancora un’utopia, ma alcuni passi avanti sono stati fatti. Per quanto riguarda il diritto all’identità sessuale (rivendicare la propria identità sessuale ed essere riconosciuto dalle istituzioni come tale), vi è l’articolo 2 della Costituzione, che protegge il singolo in quanto persona, avente diritti e doveri. Proprio questa legge è stata interpretata sia con un’accezione chiusa, come riassuntiva dei diritti esplicitamente enunciati in Costituzione, sia aperta, che consente l’ingresso di nuovi diritti inviolabili. La Corte Costituzionale, in due sentenze del 1979 e del 1987, ammette sia il transessualismo, sia il diritto soggettivo e inviolabile all’identità sessuale. Inoltre, dal 2015 non è più necessario alcun intervento chirurgico per la rettificazione dei dati anagrafici: basta il completamento di un percorso psicologico testimoniato. Per quanto concerne i matrimoni fra persone dello stesso sesso, prima vietati dal Codice Civile, la sentenza 138 del 2010 della Corte Costituzionale include le coppie omosessuali tra le formazioni sociali protette ex articolo 2, con riconoscimento giuridico della coppia. Un’accelerazione su questo tema è dato dalla legge Cirinnà del 2016: le coppie omosessuali sono unioni civili fra persone dello stesso sesso (non con gli stessi diritti di un matrimonio, però). Altri orizzonti potrebbero essere aperti dal ddl Zan, ma solo il tempo potrà dirci se e come entrerà in vigore.

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