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Insetti come cibo del futuro: una scelta sostenibile e ad impatto zero sull’ambiente

Insetti come cibo del futuro: una scelta sostenibile e ad impatto zero sull’ambiente

Per entomofagia si intende l’utilizzo degli insetti da parte dell’uomo come fonte alimentare, una pratica comune soprattutto nella parte orientale del pianeta, mentre in altri luoghi viene vista come un’assurdità.

Ma quanto farebbe bene all’ambiente il consumo di insetti in alternativa ad altri fonti alimentari di origine animale?

Insetti commestibili e i loro benefici

Attualmente esistono più di 1900 specie di insetti che sono effettivamente commestibili. A partire dalle locuste che sono le più consumate, fino alle formiche che vengono preparate sia fritte che bollite e di cui si mangiano anche le piccolissime uova. In Giappone si mangiano le larve delle api arrostite e accompagnate dalla salsa di soia, oppure in Messico si usa mangiare i grilli come se fossero delle patatine, insaporiti con varie spezie. Gli studi sui nutrienti specifici derivanti da un’assunzione continuativa di insetti sono in rapida ascesa. In generale gli insetti sono ricchi di proteine, amminoacidi e acidi grassi essenziali con effetto benefico sulla salute umana. Il contenuto di fibre e micronutrienti (sali minerali e vitamine) è notevole e agisce in maniera benefica soprattutto sulla salute della microflora intestinale dell’uomo.

L’entomofagia: uno sguardo verso il futuro

Stime recenti prevedono che nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà quota nove miliardi. Questo rappresenta un problema per quanto riguarda la disponibilità di risorse alimentari sufficienti per tutti, implicando anche la questione dello sfruttamento del terreno, che è un’ulteriore risorsa limitata. Per questo motivo la FAO (Food and Agricolture Organization) sta implementando progetti sempre più ampi per sensibilizzare la popolazione mondiale all’alimentazione di insetti. L’aspetto più importante ricade nell’allevamento, ossia convertire la filiera dell’allevamento del bestiame in una a base di insetti permetterebbe un risparmio non indifferente di risorse come l’acqua, ma anche di mangimi, di terreno. Inoltre, si hanno meno emissioni di gas serra da parte degli animali stessi. Ricerche eseguite sempre dalla FAO hanno dimostrato come l’emissione dei gas serra derivanti dall’allevamento degli insetti sono in media 1 grammo per 1 chilo di peso dell’animale, rispetto ai 2850 grammi emessi dai bovini e ai 1300 dai suini. Stesso discorso per il suolo, per quanto riguarda gli insetti sono sufficienti 2o metri quadri di suolo per produrre 1 chilo di proteine, contro i 70 metri quadri usati per esempio per i suini. Per non parlare della necessità di utilizzare molte meno quantità di mangimi per alimentare gli insetti.

La legislazione dietro l’entomofagia

L’Europa in particolare, ha una legislazione abbastanza farraginosa per quanto riguarda la possibilità di mangiare gli insetti, e anche su tutta la parte di commercializzazione di questa risorsa. Diciamo che, il limite principale è di tipo culturale, ossia non c’è  una tradizione nel mangiare insetti che spinga per avere una legislazione definita. Vero è, che lentamente sta permeando nell’ideale comune la possibilità di mangiare insetti in alternativa alla carne. Si punta molto a stabilizzare l’aspetto della sicurezza alimentare in modo da non provocare nessun danno sulla salute umana. Negli ultimi mesi, l’Europa ha approvato l’utilizzo delle tarme della farina come fonte alimentare anche per l’uomo, e quindi può essere utilizzato per la produzione di farine e altri derivati. Questo, rappresenta un primo passo verso una vera e propria rivoluzione dal punto di vista alimentare.

Mangiare insetti rappresenta un tabù, un po’ come lo era il sushi venti anni fa, si tratta solo di superare degli stereotipi che potrebbero avere un notevole effetto benefico sul nostro pianeta.

 

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