Il Superuovo

La Giornata dell’ambiente: la natura non è più quella idillica di Virgilio e Sannazaro

La Giornata dell’ambiente: la natura non è più quella idillica di Virgilio e Sannazaro

Vediamo come all’idealizzazione dell’ambiente naturale delle Bucoliche e dell’Arcadia si è sostituita a una vera sensibilità ambientale

Il 4 giugno ricorre la Giornata dell’ambiente, istituita dalle Nazioni Unite nel 1974. L’immagine della natura come vulnerabile e bisognosa di protezione ha sostituito quella idillica dei poemi pastorali nella mentalità collettiva: vediamo, in particolare, come la descrivevano Virgilio e Sannazaro.

LA GIORNATA DELL’AMBIENTE, UN’ISTITUZIONE PER PROTEGGERE IL PIANETA

Quest’anno l’iniziativa è giunta alla sua quarantasettesima edizione. L’attenzione è posta sulla biodiversità e sulla natura, con l’intenzione di proteggere le numerosissime specie in via di estinzione – secondo gli esperti, sarebbero ben l’11%. Altri problemi che mettono in pericolo il pianeta sono la deforestazione, il cambiamento climatico e lo scioglimento dei ghiacciai.

La sensibilità nei confronti dell’ambiente è un tema di cui si parla sempre di più: questo a causa dell’inquinamento e dello stile di vita poco sostenibile dell’uomo. Proprio per questo motivo, sono nate diverse iniziative e diversi progetti per tutelare il pianeta; l’ambiente, perciò, viene visto sempre di più come qualcosa di fragile, che deve essere a tutti i costi tutelato e che ha bisogno di protezione. Però, quest’immagine è abbastanza recente: prima dell’emergenza climatica, prima dei problemi relativi all’inquinamento, la natura era sempre percepita e rappresentata come idillica. Era un ambiente da sogno, un locus amoenus in cui era sempre primavera, in cui si viveva in semplicità ma con gioia.

LE BUCOLICHE DI VIRGILIO: IL PIÙ FAMOSO POEMA PASTORALE

Le Bucoliche, indicano il loro contenuto già dal titolo: si tratta, infatti, di una parola greca che indicava proprio i pastori, i bovari. Infatti, in questo genere letterario, quello del poema pastorale, erano loro i protagonisti più assoluti. Erano dipinti come attori e creatori di poesia, cantori e musici. Virgilio si ispira, nel suo componimento, agli Idilli di Teocrito. Era un genere che fino a quel momento nessuno aveva mai trattato nel mondo latino, e Virgilio vi dedica un intero libro.

Virgilio era molto legato agli ambienti descritti nelle Bucoliche, perché erano gli stessi in cui era cresciuto: infatti, troviamo in filigrana proprio la sua campagna mantovana. Nelle dieci egloghe (letteralmente “poemetti scelti”) di cui è composta l’opera, vengono raccontate vicende diverse, ma hanno tutte in comune alcuni elementi: i protagonisti sono sempre pastori, che si innamorano e compongono poesie.

Da questo momento in poi, i paesaggi naturali vengono rappresentati in modo idillicoidealizzato: c’è sempre un’atmosfera sentimentale malinconico-contemplativa, i pastori sono figure delicate e quasi tenere, la città è presente solo  di sfuggita all’orizzonte. Non si parla mai della vera fatica del lavoro nei campi, o degli stenti di cui i pastori potevano vivere. Proprio a partire da qui nascerà il mito dell’Arcadia, la terra beata dei pastori.

L’ARCADIA DI IACOPO SANNAZARO: UN’OPERA EMBLEMA DI UN’INTERA CULTURA

L’Arcadia era una regione della Grecia, ma era anche molto di più. Nel mondo classico, infatti, si riteneva che questo fosse una sorta di paradiso pastorale: un luogo in cui i pastori non facevano che suonare, cantare, comporre poesie mentre portavano al pascolo le greggi. Proprio qui è ambientata l’omonima opera di Sannazaro (1504), che vede per protagonista un pastore di nome Sincero. Come accadeva nell’opera di Virgilio e come era tradizione in questo genere letterario, molti degli eventi che gli accadono sono veri, ma trasfigurati in chiave pastorale. Allo stesso modo, anche molti dei personaggi con cui Sincero dialoga sono personaggi storicamente esistiti, ma con un nome differente.

Questa visione idillica della campagna, ovviamente, non si ferma al Cinquecento e a Sannazaro: proprio da quest’idea nascerà anche l’omonima Accademia letteraria (1690). Qui, i soci si chiamavano “pastori” e furono in moltissimi a farne parte, contribuendo a costituire numerose raccolte poetiche. In particolare, l’Accademia dell’Arcadia nacque come reazione al “cattivo gusto” del Barocco, e con l’intenzione di riportare in vita la classicità e il razionalismo.

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