Il Superuovo

Nel film “21” Kevin Spacey interpreta “Il giocatore” di Fëdor Dostoevskij

Nel film “21” Kevin Spacey interpreta “Il giocatore” di Fëdor Dostoevskij

Qual è la differenza tra Mickey Rosa e Aleksej Ivànovic? Nessuna, entrambi potrebbero essere egregiamente interpretati da Kevin Spacey

Quando la società è falsa e vuota, il miglior modo per riempire il vuoto interiore è inchiodare la propria anima al tavolo da gioco, scambiando la roulette con il gioco della vita.

Dostoevskij si scopre giocatore nell’ultimo romanzo

“Anche io ero un giocatore”, è l’amara confessione di Aleksej Ivànovic, protagonista dell’ultimo e più breve romanzo di Fëdor Dostoevskij. Il giocatore, pubblicato nel 1866, è una sorta di dramma scritto con le tecniche del romanzo.

Anche Annalisa Bianco, regista di punta del panorama teatrale italiano, nel comporre l’adattamento teatrale del romanzo dice di non aver fatto altro se non adattare il ritmo del romanzo a quello dello spazio scenico. E in effetti il romanzo si configura come un monologo teatrale. La giostra di personaggi che affolla il romanzo è vista dalla prospettiva del protagonista, umile ed innamorato precettore.

In una società senza morale e senza sincerità, l’unica divinità è l’impulso all’autodistruzione, che, come un vortice esiziale, inchioda per una serie di vicissitudini il nostro Ivànovic alla roulette. Il gioco è infatti uno dei temi del libro. Lo intuiamo dal nome fittizio della località in cui si svolge la vicenda: Roulettenburg.

Il nostro giocatore è una vittima della passione, passione verso l’amata quanto odiata Polina Aleksàndrovna, che in realtà non lo ricambia, passione come via di fuga dal disgusto per l’avidità borghese dei suoi compagni di viaggio. L’unica inclinazione emotiva autentica è quella verso il tavolo da gioco, che rappresenta l’illusione di una vita determinata da una fortuna altalenante, e non dalla spregevole pochezza del generale e di M.lle Blanche.

La malattia del gioco, la febbre della roulette, la statistica esperienziale, fanno da cornice a questo diffuso senso di malessere e di menzogna, che acceca il giocatore, facendogli commettere passi falsi.

Fëdor Dostoevskij

 

Kevin Spacey colpisce ancora, questa volta sul tavolo da blackjack

E di passi falsi la sa lunga Kevin Spacey, che nel 2008 ci ha stupiti con il film “21”. Il caro Kevin interpreta un misterioso insegnante di matematica che sugge dai suoi giovani allievi il talento e l’intelligenza adatte per affrontare un tavolo da gioco.

Se a blackjack è vietato contare le carte, nella classe notturna di gioco d’azzardo avanzato di Kevin Spacey, è vietato non farlo! Ma il nostro professore nasconde un passato di giocatore seriale, uno dei migliori! Bandito e ricercato dalle autorità di Las Vegas, il professore è costretto a giocare attraverso i suoi allievi, ai quali insegna le regole, i trucchi, la logica e l’antropologia del gioco d’azzardo, con il lucido cinismo di Ivànovic.

L’America descritta nel film è molto simile all’ambientazione fittizia del romanzo dostoevskiano. Basti pensare al colloquio del giovane protagonista del film (futuro allievo di Spacey). Il giovane vuole entrare in una scuola prestigiosa ma gli manca qualcosa in curriculum: una esperienza di vita vera, emozionante, romanzata ma anche politicamente corretta.

E sarà proprio il giocatore Kevin Spacey a dare il tocco spicy all’esperienza di vita del giovane. Ma Kevin saprà insegnare ai suoi ragazzi anche la morigeratezza?

Kevin Spacey in una scena del film

 

Il blackjack, come la matematica, non è un’opinione

La risposta è no. Proprio come nel romanzo di Dostoevskij, chiunque si avvicini al tavolo viene sedotto dalla febbre lussureggiante della vittoria, dal desiderio di ricchezza, dall’illusione di essere artefici del proprio destino.

Solo il giovane protagonista del film sembra riprendere conoscenza, dopo aver vissuto il baratro della sconfitta totale. Eh sì, perché il buon giocatore deve saper dire basta al momento giusto. Ma né Kevin Spacey, né i suoi allievi, né Ivànovic sembrano riuscirci.

Anzi, sarà proprio la dipendenza dall’ebbrezza del gioco a far tornare Spacey, dopo anni di allontanamento forzato, sul tavolo da gioco. Quando il gioco chiama, come una suadente sirena contemporanea, è impossibile sottrarsi.

Il blackjack è un gioco più “gestibile” matematicamente (si tratterebbe, infatti di un gioco vincibile con memoria e abilità aritmetiche). Se pensiamo alla roulette di Dostoevskij, in cui esiste solo una bizzarra tendenza individuata e seguita da Ivànovic, il blackjack in confronto è scienza. Ma quel che non si può gestire è l’insaziabile brama di poter far meglio, di poter vincere sempre di più, fino a perdere tutto.

Proprio come l’ultimo goulden di Ivànovic, l’ultima giocata di Spacey risulta fatale per la sua carriera. Perché “domani tutto sarà finito”, i sogni, il lavoro, la reputazione, il denaro. Quel che rimane, in entrambi i casi, è una folgorante, consumata passione.

 

 

 

 

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