Il Superuovo

La forza della convinzione altrui

La forza della convinzione altrui

Immaginate che il risultato del test di intelligenza a cui vi siete sottoposti abbia fornito degli ottimi risultati. Immaginate che venga comunicato ai vostri insegnanti e professori. Credete che il loro atteggiamento nei vostri confronti possa cambiare? E come potrebbe, direte voi, se i risultati parlano così chiaro? Ebbene, nel 1968 studenti di alcune scuole elementari americane hanno vissuto questa situazione. L’esperimento a cui sono stati sottoposti da parte degli psicologi sociali Rosenthal e Jacobson mirava a verificare quelle che sono definite profezie che si auto-adempiono.

La convinzione che modifica l’atteggiamento.

Questo processo psicologico si basa su un circolo vizioso (definito Effetto Rosenthal) secondo cui le nostre azioni, impattando nelle considerazioni che gli altri hanno nei nostri confronti, vanno a rinforzare (o meno) le convinzioni su noi stessi. Nell’esperimento citato, gli sperimentatori fornivano agli insegnati la convinzione che determinati bambini (scelti casualmente) erano dotati di una spiccata intelligenza, lasciando intendere quale potesse essere il loro potenziale. Il risultato a cui assistettero fu incredibile: gli insegnati, passato un anno dall’inizio dell’esperimento, notarono come fossero migliorate le prestazioni scolastiche dei bambini “prescelti”. Durante il precedente anno scolastico, infatti, gli insegnati avevano dato maggiore spazio a questi studenti, lasciandoli rispondere con più libertà alle domande poste in classe. Che cosa è successo? Gli psicologi hanno fornito delle informazioni agli insegnanti, modificando le loro convinzioni verso gli studenti. In questo modo, hanno modificato anche il loro atteggiamento, al fine di mantenerlo in linea con le proprie cognizioni. Un’informazione esterna ha generato una reazione psicologica di adattamento.

Profezie: buone o cattive?

La profezia che si auto-adempie è quindi una vera e propria arma mentale che, come tutti i processi psicologici, non può essere classificata come positiva o negativa. È indubbio il fatto che, riprendendo l’esperimento del ’68, i bambini presi in esame abbiano gioito dei risultati scolastici ottenuti. Ma tutto il resto della classe? Sicuramente altri studenti ne avranno sofferto, vedendo come gli insegnanti non fornissero le stesse possibilità a tutti. In questo modo, non ci si è forse dimenticati del merito che gli altri avrebbero potuto avere? E giungendo ad un livello di analisi maggiore, possiamo dire veramente che il merito esista? Sono le convinzioni degli altri a far sì che noi ci vediamo in un modo piuttosto che in un altro.

Uscendo dal contesto dell’esperimento, è fondamentale capire, anche per analisi individuali, come la visione che le persone hanno di noi influenzi le nostre azioni. In qualche modo, la convinzione degli altri è per noi “poter fare”. Se considerassimo questo processo psicologico all’interno della vita di tutti i giorni, ci renderemmo conto che determinate sfide quotidiane, dalle più semplici alle più complesse, possono essere superate dalla semplice consapevolezza e convinzione che gli altri hanno nei nostri confronti.

Giuseppe Maria Pascoletti

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