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La filosofia animalista di Tom Regan si riversa nella difesa dei diritti dei Pokémon

“Tutto ciò che è in gabbia, soffre. Ovunque ci sia una gabbia, è in atto qualcosa di disumano, di crudele, o di innaturale”. Queste sono parole che Tom Regan, filosofo morale statunitense, ci fa assaporare nella sua ultima opera.

Morto nel 2017, la battaglia animalista da lui intrapresa continua ad ispirare le nuove generazioni. Chissà, se non sia stato letto anche nel Sol Levante.

Il rispetto per gli animali

L’opera probabilmente più intensa di Regan si intitola The Case for Animal RightsL’intento suggestivo di questo libro sembra avvicinare l’autore a pensatori come Heidegger o Derrida. Infatti, sin dalle prime pagine, Regan gioca una battaglia a viso aperto contro le tesi “meccaniciste” di Cartesio. Mentre quest’ultimo introduce il Cogito come discrimine tra l’Essere umano e l’Animale, Regan si chiede se non abbiano anche gli animali una sorta di Pensiero autonomo. Come facciamo a sostenere la tesi che gli animali non siano razionali? E ancora, gli animali veramente non possiedono sentimenti, idee creative, preferenze di sorta?…

Quesiti ai quali Tom Regan dedica la propria indagine, giungendo alla conclusione che gli Animali, vittime di barbarie per secoli, sono nostri fratelli.

Soprattutto, secondo questo filosofo americano, l’errore sta nel vedere gli Animali come essere inferiori. Solo quando inizieremo a comprendere che gli animali hanno un valore intrinseco, esattamente come noi, potremo iniziare a volergli bene. Solo allora, riconosceremo l’esistenza di diritti animali. Senza secondi fini.

Il caso Team Rocket

Nel 1996, nasce a Tokyo, dalla mente di Satoshi Tajiri, il brand più iconico di sempre: i Pokémon. Ormai i Pokémon, o Pocket Monsters, sono una saga più che ventennale, che si è modificata nei colori, nelle invettive…ma una cosa sembra sia rimasta inalterata: il valore degli animali come tema principale.

Saranno in molti a ricordarsi del Team Rocket, apparso sin dai primi episodi della serie animata. Ispirato alle organizzazioni mafiose italiane, uno degli obiettivi di Giovanni, Boss del Team, è quello di rubare il maggior numero possibile di Pokémon. Ciò gli tornerebbe utile per poter farci esperimenti ed eventualmente avere un dominio diretto sulle persone.

Peccando di Hybris, Giovanni progetta la creazione di un Pokémon intelligentissimo al suo servizio, unendo DNA umano e DNA Pokémon. Oltre ad esservi, in questa vicenda, espliciti riferimenti all’Eugenetica ed alle sue controversie, ci viene dipinta l’immagine di un Uomo totalmente privo di scrupoli.

Cursola ed il disastro ambientale

Le conseguenze del progetto di Giovanni confluiscono nel Pokémon leggendario Mewtwo. Quest’ultimo, effettivamente, gode di un apparato psichico fuori dal comune. Le sue doti sono tanto marcate da renderlo capace di telecinesi. Ma, come disse Peter Parker: da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Infatti, per Mewtwo calibrare la propria potenza non è cosa per nulla semplice, anzi, le sue mani e la sua mente divengono presto delle armi di guerra. L’eugenetica pare disubbidire alla volontà di Giovanni. Mewtwo gli si rivolta contro.

Ora, senza nulla togliere a Mewtwo e la sua storia, su cui potremmo fare un approfondimento lungo pagine intere…posiamo lo sguardo sugli ultimi giochi Pokémon usciti, SpadaScudo.

Nuovo gioco, nuova generazione si Pokémon. Uno dei più interessanti è Cursola, un’esclusiva evoluzione di Corsola. Quest’ultimo è apparso nel 2001, nella seconda generazione Pokémon. Esso è l’incarnazione di una piccola barriera corallina. Cursola, corallo spettro, si evolve da Cursola a seguito dell’inquinamento umano, che ha inciso molto sui fondali marini, facendo perire interi ecosistemi.

Insomma, con il suo sguardo malinconico Cursola sembra chiederci perdono, qualsiasi cosa abbia fatto per meritarsi questo. Del resto, il destino dei Pokémon è legato alla responsabilità umana, lo abbiamo visto parlando di Mewtwo. Non è un caso se, in una vecchia puntata dell’Anime, il protagonista lascia che Pikachu non si evolva, per paura di perdere un Amico.

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