La figura storica di Catilina raccontata da Cicerone e dal Maccari: dalle catilinarie all’affresco di Palazzo Madama

Catilina è un personaggio molto interessante della storia romana. La sua ambizione smisurata e il suo spietato arrivismo lo avrebbero portato nel tempo ad essere considerato una figura storica negativa del periodo repubblicano di Roma.  

Catilina rappresentato dal Maccari

 

Inoltre, il suo nome verrà legato indissolubilmente a un’opera che contiene quattro orazioni contro di lui, composte e pronunciate in senato da Marco Tullio Cicerone.

Ma la figura di Catilina non si ferma a Cicerone, continua a riecheggiare nella storia. Infatti troverà posto nell’affresco di un senato ben diverso rispetto a quello della sua epoca, quello italiano.

Ma partiamo dalla sua biografia.

LA FIGURA STORICA DI CATILINA

Catilina nasce a Roma nel 108 a. C., in una famiglia nobile, quella dei Sergii, che però non aveva avuto per lungo tempo un ruolo significativo nella vita politica romana, tanto da potersi considerare una famiglia aristocratica decaduta.

La sua carriera politica comincia quando nell’89 a. C. segue il generale Strabone nella guerra sociale contro le popolazioni italiche coalizzate contro Roma. Poi, passa agli ordini di Silla, seguendolo anche in Asia nella prima guerra mitridatica.

Questo suo rapporto con Silla lo avrebbe portato ad essere non solo un suo accanito seguace, ma anche un suo grande e spietato collaboratore.

Nell’81 a.C. quando Silla torna vittorioso a Roma, dopo aver sconfitto i suoi avversari politici, l’ultima cosa che gli rimane di fare sono le liste di proscrizione, ossia elenchi di persone che potevano essere uccise da chiunque impunemente. Nel mirino naturalmente vi erano tutti quei personaggi politici, tra senatori e cavalieri, che avevano precedentemente sostenuto Caio Mario (zio di Caio Giulio Cesare).

In tutto ciò il ruolo di Catilina è stato quello di uccidere anche personalmente alcuni degli avversari di Silla, tra cui il cognato Marco Mario Gratidiano, il quale fu torturato da lui stesso e decapitato, e la sua testa mozzata sarebbe stata poi gettata ai piedi di Silla nel Foro.

Inoltre la storiografia, di certo non tanto favorevole a Catilina, e tendente molto spesso ad esagerare, avrebbe addirittura accusato il nostro personaggio di cannibalismo. Non si sa se questa accusa sia vera o meno, però sappiamo di certo che Catilina durante l’epoca sillana si macchiò di gesti assai brutali.

Ma quest’epoca lo portò anche a risollevare la situazione economica della sua famiglia, infatti arriverà ad arricchirsi molto durante la dittatura di Silla.

Una ricchezza che però non verrà salvaguardata con cura. Perché infatti, per mantenere il suo elevato tenore di vita, Catilina, arriverà a dilapidare quasi tutto il suo patrimonio.

Inoltre, la sua ambizione politica lo portava a dover spendere molto denaro, soprattutto in banchetti, campagne elettorali e corruzioni di ogni tipo. Ma tutto ciò non lo porterà mai a divenire console.

Nel 65 a.C. la sua candidatura al consolato verrà respinta per indegnità, anche a causa delle accuse a lui mosse di concussione.

Prosciolto poi da tali accuse avrebbe riprovato ad ottenere il consolato nel 63 a.C., questa volta però finanziato da Marco Licinio Crasso (futuro triumviro), che già da tempo era collegato a un altro personaggio che sarebbe stato poi molto importante per la storia di Roma, Giulio Cesare.

Anche questa volta però la fortuna voltò le spalle a Catilina. Infatti fu eletto console un homo novus, Marco Tullio Cicerone, il quale nella sua campagna elettorale aveva attaccato Catilina accusandolo di corruzione e violenza.

L’anno dopo, nonostante le proposte politiche molto favorevoli agli aristocratici, ancora una volta Catilina non riuscì ad ottenere la vittoria alle elezioni. Allora decise di compiere un qualcosa di drastico e sovversivo. Infatti arriverà a ordire un’ampia cospirazione, che mirava a sopprimere il potere consolare, terrorizzare la città di Roma e impadronirsi del potere. Per poter compiere tutto ciò aveva però bisogno anche di un esercito. Infatti era riuscito a radunare in Etruria un grande numero di veterani sillani guidati dal suo braccio destro, Caio Manlio.

Il suo piano però fu scoperto e sventato da Cicerone che riuscì poi ad indurre il senato ad emettere un ”senatus consultum ultimum”, ossia una misura straordinaria concessa dal Senato per la quale il console poteva eliminare coloro che minacciavano Roma.

Cicerone riuscirà ad arrestare cinque dei cospiratori complici di Catilina, mentre quest’ultimo, invece, riuscirà a scappare e morirà combattendo a Pistoia contro le truppe di Marco Porcio Catone (che sarà chiamato poi l’Uticense).

LE CATILINARIE

cicerone rappresentato da Maccari

Con il termine Catilinarie si identificano i quattro discorsi tenuti da Cicerone contro Catilina tra il novembre e il dicembre del 63-62 a.C., a seguito della scoperta della sua congiura. Addirittura, ancora oggi, il termine ”catilinaria” designa una critica aspra verso qualcuno.

L’esordio della prima orazione è uno degli esordi forse più famosi della storia e ci tengo a citarlo:

Fino a quando, oh Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua follia si farà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà il tuo sfrenato ardire?

Catilina nel corso dei discorsi ciceroniani verrà rappresentato come un uomo spregevole, perfido, atto solo a fare del male. Cicerone nella seconda arringa quando vorrà descrivere Catilina e i suoi seguaci dirà:

E finalmente l’ultima di queste categorie, non soltanto nell’ordine d’elencazione, ma per la natura e i costumi di chi la compone, è veramente quella di Catilina! Di persone di suo gusto, o per dire meglio, di suoi intimi e amati! Guardateli! Con i capelli lisciati, lucidi d’olio, sbarbati o con la barba d’artistica foggia, in tuniche lunghe fino ai piedi, dalle maniche lunghe (indice di costumi corrotti), e non cinti di toghe, ma solo di veli. Solamente attivi e instancabili a banchettare tutta la notte! In questo branco sono i bari, gli adulteri, i seduttori, i corrotti e gli svergognati di Roma. Questi bei giovincelli, tutti in ghingheri, non soltanto appresero a fare l’amore o ispirarlo, a danzare, a cantare, ma pure a lavorare di pugnale e trafficare con i veleni.

Afferma poi che da tempo sarebbe stato necessario mandarlo a morte, come tra l’altro successe a uomini meno colpevoli di lui, come Tiberio Gracco, Marco Fulvio, Gaio Gracco e Saturnino.

Nell’ultima orazione, in conclusione, dirà:

Dobbiamo temere assai di più, deliberando una pena più leggera, di essere tacciati di crudeltà verso la patria, che non di eccessiva spietatezza verso dei mortali nemici infliggendo loro una pena esemplare.

Solo Cesare sarebbe poi stato contrario a conferire il ”senatus consultum ultimum” al console Cicerone per far fronte alla minaccia di Catilina.

”CICERONE ACCUSA CATILINA IN SENATO” DI CESARE MACCARI

”Cicerone accusa Catilina in Senato” è un celebre affresco compiuto da Cesare Maccari a Palazzo Madama, sede dell’attuale Senato.

L’opera è stata portata a termine nel 1880 e si trova nella ”sala Cagliari” del Salone d’Onore del palazzo.

Nella scena rappresentata, il console Cicerone pronuncia la prima arringa contro Catilina, il quale è seduto in disparte, lontano da tutti gli altri senatori. Il suo volto è corruciato e la sua posizione corporea è assai chiusa in se stessa. Alcuni senatori sembrano molto attenti nell’ascoltare le accuse del console, altri invece guardano Catilina con aria di riprovazione.

Il dipinto suscitò molta ammirazione, e sarebbe poi stato considerato nei libri di storia come raffigurazione emblematica del consolato di Cicerone. Però sono state mosse alcune critiche a causa di certe incongruenze. Infatti le arringhe di Cicerone sarebbe state pronunciate non nel Senato, ma nel Tempio di Giove Statore. E inoltre, mentre Catilina viene rappresentato giovane, Cicerone viene rappresentato anziano. Solo che Catilina era più vecchio di Cicerone di due anni, infatti il primo aveva 45 anni, mentre il secondo 43.

Ma al di là di ciò questo affresco colpisce per il suo estremo realismo e per la sua fedeltà storica nella rappresentazione delle vesti dei senatori e del Senato.

Vladislav Karaneuski

 

 

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