Dovremmo danzare tutti come il principe George: Paul Valery ci spiega perchè

La danza classica è la più completa delle discipline: riesce ad allenare contemporaneamente anima e corpo allo stesso modo, in un binomio perfetto. Eppure, ai nostri giorni, praticarla risulta ancora un hobby ridicolo, specialmente per gli uomini, ma perché?

A sinistra il principe George, a destra la conduttrice di GMA Lara Spencer

 

Il principe George inizierà a seguire delle lezioni di danza classica. Però qualcuno, come la conduttrice di Good Morning America, Lara Spencer, ha ben pensato di deridere la decisione di “Sua Altezza” ledendo ulteriormente quel già delicato equilibrio che c’è tra uomini e danza.

 

Il principe George ha scelto di fare danza e tutti noi dovremmo prendere esempio da lui

“Il principe William – ha detto tra le risate generali – ha affermato che George adora il balletto”. Il divertimento dell’audience è spia dello stigma che c’è- purtroppo- ancora oggi, tra i bambini e la danza. Le parole di Lara hanno scatenato numerose reazioni, compresa quella “dell’etoille dei due mondi”,  Roberto Bolle, che ha commentato la vicenda sul suo profilo Instagram scrivendo “è già difficile per i ballerini proprio per le prese in giro”.                                                                                        Bolle ha poi condiviso sulla sua pagina il video del collega americano Travis Wall, pluripremiato ballerino agli Emmy (ne ha vinti 9 come miglior coreografo), il quale rivolgendosi alla conduttrice la accusa di aver incitato un atto di bullismo nei confronti di un bambino, pur sapendo quanto sia già difficile il rapporto tra maschi e il balletto, ma ricordandole che la danza classica insegna “integrità, disciplina, rispetto e coraggio”.

Travis Wall è prettamente un ballerino e coreografo di danza contemporanea ma ammette che è stata la danza classica a plasmarlo non solo come danzatore, ma come persona in primis. È proprio lui che ha annunciato su Instagram “Ci vediamo domani per una lezione di danza fuori gli studi di Good Morning America. Mi raccomando, alle 7 iniziamo con i pliè!” organizzando a Times Square un flashmob con circa 300 ballerini che hanno eseguito una lezione a sorpresa, manifestando per il movimento #BoysDanceToo

 

Travis Wall e il collega ballerino Robbie Fairchild durante la lezione di danza a Times Square

 

Il rapporto tra gli uomini e la danza

Fa uno strano effetto pensare che ci sia bisogno di legittimare il volere di un maschio che vuole fare danza, considerando che prima gli unici a poterla praticare erano proprio gli uomini. Senza scomodare secoli di storia del balletto, basta sapere che la danza classica (nella maniera più simile a come la intendiamo noi oggi) nasce nel 1581 con il ballet de court, poi portato al suo apice da Luigi XIV. Prima i ruoli femminili nei balletti erano svolti dai ragazzi, e bisogna aspettare l’emancipata e volitiva Mademoiselle de Lafontaine nel 1681 per veder ballare una donna.

Ritenuta ormai un’arte effemminata ed inutile, coltivata ed apprezzata nella sua forma migliore solo da una cerchia elitaria; troppo spesso deturpata e abusata, considerata un passatempo per restare in forma che non necessita di impegno e serietà, la danza classica resta un mondo noto solo a pochi.

Questi si riconoscerebbero ovunque, già dal modo di camminare o di sedere, per eleganza e compostezza, e sono gli unici a poter godere a pieno dei benefici della danza. A partire da quelli fisici come l’aumento dell’agilità, dello sviluppo muscolare e della flessibilità, il miglioramento della coordinazione motoria; per passare all’effetto catartico  della danza che funge da antistress, il continuo allenamento della memoria e dell’io, che diviene più consapevole di sé stesso e del proprio corpo.

Persino nella letteratura e nella filosofia viene considerata un modo di trascendere la propria anima, una disciplina che si pone come mezzo di sublimazione dell’io. Già nell’antica Grecia la danza era l’arte di una delle Muse, Tersicore, e Platone la riteneva necessaria per stimolare l’animo all’amore per le virtù eroiche.

Da Nietzsche a Valéry, da Mallarmé a Merleau-Ponty sono diversi ed importanti i pensatori che hanno riflettuto sulla pratica coreutica come esperienza di trascendimento, come slancio impermanente a dare visibilità all’invisibile; un’esperienza capace di decostruire la nostra finitezza e di ‘ricostruire’ il reale, giungendo nelle zone mobili dell’essere.

Rappresentazione del Re Sole Luigi XIV mentre indossa il suo vestito da “Apollo” per un’esibizione di danza

Il saggio di Valery ci offre la chiave per capire la magia della danza

C’è un saggio in particolare dove si esplora l’importanza della danza. Pubblicato in Francia nel 1923, “L’anima e la danza” è un testo drammatico che il grande poeta Paul Valery scrisse su imitazione dei dialoghi platonici, mettendo in scena tre personaggi (Socrate, Fedro e il medico Erissimaco) che disquisiscono del rapporto tra danza e bellezza, danza e poesia, danza e amore, danza ed educazione.

““Come accade che un lettore un po’ distratto muova la matita sui margini d’un libro e tracci, a capriccio della punta e dell’assenza, piccole figure o vaghe ramificazioni di contro alle masse leggibili, così farò io, guidato dall’estro, tutt’intorno a questi studi di Edgar Degas.”

Esplicitamente ideato a partire dall’opera pittorica di Degas ed influenzato dalla lettura di Nietzsche, secondo cui dal Caos può nascere una stella danzante (da “Così parlò Zarathustra), Valery riflette sull’influenza benefica, salutare e inebriante che lo spettacolo della danza suscita nell’anima dello spettatore.

È la seduzione della bellezza, capace di trasformare i sentimenti umani, avvicinandoli – nella contemplazione estatica e scorporante – al divino.

È la tecnica, la teoria, che educa ed infonde disciplina all’individuo, il quale prende consapevolezza di sé, dei propri limiti e prova ogni giorno a superarli, andando sempre oltre. Eppure si apprende anche a stare con gli altri, a diventare un unico corpo e a muoversi in perfetta sincronia, consumando lo stesso respiro.

Nicoletta Manni come Odette, e Timofej Andrijashenko come il Principe Siegfried, nel “Lago dei cigni” (La Scala, 2017)

 

Indipendentemente dall’età o dal sesso, dovremmo tutti riconsiderare e rivalutare quest’arte, in particolare qui in Italia (le scarpette da punta e il metodo Cecchetti sono nati qui), dove ormai è troppo trascurata e sottovalutata. Italo Calvino ci insegna che la vita va presa con leggerezza, e quale modo migliore di farlo se non danzando? Come diceva Nureyev:

 

“Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare”

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