La dittatura nel genere distopico: sveliamo le somiglianze fra “1984” e “Squid Game”

Squid Game, la serie più vista su Netflix, è per molti versi simile al bestseller 1984. Cosa accomuna le due opere e perché le amiamo tanto?

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Figura 1: da sinistra Cho Sang-Woo interpretato da Park Hae-soo, Seong Gi-Hun interpretato da Lee Jung-jae e Sae-byeok interpretata da Jung Ho-yeon nella serie tv Squid Game, diretta da Hwang Dong-hyuk, 2021.

Sia il romanzo di George Orwell sia la serie tv di Hwang Dong-hyuk narrano la storia di protagonisti che si adeguano a una realtà dittatoriale in cui sono costretti a vivere una realtà estremamente costrittiva. Accanto alla trama principale si intreccia inoltre un’importante critica sociale che ha il fine di scuotere il pubblico e denunciare la realtà del mondo d’oggi. Le somiglianze tuttavia non finiscono qui.

Un regime totalitario e il rispetto delle regole

In 1984 la società dell’Oceania è controllata da un Partito il cui comandante supremo è il cosiddetto Fratello Maggiore (o, stando alla prima traduzione dell’opera in italiano, Grande Fratello), misterioso dittatore il cui viso compare ovunque attraverso i teleschermi (e nei manifesti di propaganda). Nonostante questo nessuno sa quale sia il suo vero aspetto dal momento che questi non si fa mai vedere. Egli controlla tutti i cittadini attraverso dei televisori forniti di telecamera, annullando ogni possibile forma di privacy. Chiunque viene osservato: se in queste analisi si rilevano cittadini che sembrano non rispettare le regole, questi vengono prelevati dalla psicopolizia e uccisi. Tutto questo non può non far venire in mente la stessa dinamica creatasi in Squid Game: il capo dei soldati, il cosiddetto Frontman, non parla mai direttamente né compare ai giocatori e la sua vera identità è nascosta da una maschera nera. Egli controlla che i giocatori rispettino le regole (sia durante i giochi che durante le pause: emblematico, a questo proposito, è l’esempio dell’episodio avvenuto con il dottore e i trafficanti di organi). Quando questi non si adeguano al sistema concepito dall’organizzatore, cominciano a lamentarsi troppo o violano le norme vincolanti allo Squid Game vengono immediatamente uccisi per suo stesso ordine. Ma le somiglianze non finiscono qui: il Partito di 1984, infatti, è diviso nel Partito Interno, comprendente il leader e gli amministratori, e nel Partito Esterno, formato da burocrati, funzionari subalterni e impiegati. I primi sono vestiti di nero, i secondi di azzurro; entrambi hanno gli abiti numerati. Non è un caso che il Frontman sia una figura totalmente vestita di nero e che invece le tute dei concorrenti siano tendenti all’azzurro-verde e che, entrambi, rispondano a dei numeri affissi sugli abiti (per i concorrenti) o scannerizzati tramite specifici congegni (per quanto riguarda i soldati in rosso). Entrambi i sistemi, infine, hanno la peculiarità di disincentivare tutti quei valori sociali da sempre positivi e che codificano il modello di cittadino ideale: se in 1984 il Partito sdogana pubblicamente slogan quali la “libertà è schiavitù” o “la guerra è pace“, l’organizzazione degli Squid Game in maniera molto più subdola premia quei comportamenti violenti (mostrati, primo fra tutti, dal gangstar Jang Deok-su) di prevaricazione sul debole.

Who Is The Front Man In The Squid Game? - OtakuKart
Figura 2: Frontman interpretato da Lee Byung-hun, Squid Game, 2021.

La ribellione dei protagonisti

Entrambi i personaggi principali delle due opere si adeguano sempre meno all’insieme di regole imposte dai rispettivi sistemi, seppur all’inizio adccettino (malvolentieri) alle norme vigenti perché pensano di poterne in qualche modo ricavare dei benefici.

Winston Smith aderisce infatti al Partito divenendo un impiegato del Partito Esterno al fine di poter condurre una vita tranquilla e ben retribuita. Decide così di lavorare presso gli uffici del Ministero della Verità per cui deve correggere i libri e gli articoli di giornale già pubblicati al fine di renderli coerenti con le previsioni volute dal Partito. Questo ruolo mal si adegua alla sua personalità in maniera sempre maggiore sino a farlo unire a un’organizzazione di ribelli detta la Fratellanza.

Anche Seong Gi-Hun decide di partecipare agli Squid Game con poca convinzione, se paragonata alla smania degli altri concorrenti. Anzi, già la prima volta vacilla, decidendo di ritirarsi. Solo la situazione critica della madre lo convince a ripresentarsi, rimanendo sempre più sconvolto dalle crudeltà perpetuate dai soldati e dal Frontman, lamentandosi ogniqualvolta che la violenza e l’ingiustizia vengono perpetrati sui deboli. Nell’ultimo gioco la sua convinzione crolla: Seong Gi-Hun decide di ritirarsi e solo il suicidio dell’amico lo porterà a vincere il primo premio. Una volta scoperta la verità, un anno dopo, decide infine di ribellarsi a questo sistema: nell’ultima scena della serie egli sceglie di non salire sull’aereo diretto in America, tornando indietro per tentare di fermare l’organizzazione e il gioco.

L’adesione iniziale sia per Winston che per Seong Gi-Hun (che doveva portare a entrambi benefici), quindi, viene progressivamente meno una volta che le scelte etiche e morali dei due non aderiscono a quelle incoraggiate dalle autorità. Seppur consci di correre un grosso rischio entrambi scelgono di porsi in netto contrasto con queste, sino a lottare al fine di ristabilire quell’etica propria assente in entrambe le dittature.

La critica sociale

Non deve sorprendere che i bersagli nel cecchino di Orwell fossero i regimi totalitari dell’epoca, dal nazismo al comunismo. Egli riprende gli stilemi tipici di queste dittature (dal lavaggio del cervello alla censura, dalla polizia segreta alle purghe di coloro ritenuti ribelli) inserendoli in uno dei primi libri distopici, enfatizzando tali tratti da un punto di vista fantascientifico con nuove e futuristiche (per l’epoca) tecnologie. La situazione venuta a delinearsi ai nostri giorni in Paesi come la Nord Corea è sorprendentemente simile a quella delineata da Orwell; situazione che, forse non a caso, viene denunciata da Sae-byeok in più momenti della serie. Scappata dalla Corea del Nord con la famiglia, si è ritrovata orfana di padre (ucciso durante l’inseguimento) e ha perduto la madre, rintracciata dagli agenti della polizia cinese e riportata in patria (dove si può supporre in che fine sia incappata). Anche i racconti che la protagonista delinea alla sua amica durante il gioco delle biglie non fanno che gettare altre ombre sulla situazione da cui è fuggita: dai morti nelle piazze alla povertà, tutto è criticato; anzi: è proprio per trovare i soldi per sopravvivere e badare al fratello che la ragazza ha deciso di partecipare allo Squid Game. Nemmeno la scoperta dell’eliminazione fisica dei giocatori l’aveva smossa, anzi: durante la votazione che aveva spinto in un primo momento i personaggi (fra cui il protagonista) a uscire dal gioco lei aveva scelto di rimanere. Emblematica è la conclusione a cui arriva, sempre nel corso del sesto episodio: la situazione in Corea del Sud non è diversa, tanto che è precipitata in un secondo regime terribilmente simile al primo (e forse è proprio per questo che rimane impassibile davanti a comportamenti mostrati dalle guardie che invece sconvolgono gli altri protagonisti). Anche con la serie, quindi, ci troviamo di fronte a una critica del sistema dello Squid Game e dello schema dittatoriale che esso porta con sé, presente in una realtà più che prossima.

Entrambe le opere, quindi, pongono allo spettatore delle importanti riflessioni socio-politiche che hanno il fine di provocare e fare riflettere, a partire da una situazione di finzione, su problematiche realmente esistenti e che per molte persone rappresentano la quotidianità.

 

2 commenti su “La dittatura nel genere distopico: sveliamo le somiglianze fra “1984” e “Squid Game””

  1. Trovo molto interessante questo parallelo con 1984. Ho apprezzato anche l’invito a riflettere sui sistemi dittatoriali che purtroppo sono realtà attive anche in paesi culturalmente avanzati e – almeno apparentemente – benestanti

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