Il Superuovo

La disabilità e i diritti dei disabili visti con l’occhio delle Paralimpiadi di Tokyo 2020

La disabilità e i diritti dei disabili visti con l’occhio delle Paralimpiadi di Tokyo 2020

Domenica pomeriggio è calato il sipario anche sulle Paralimpiadi di Tokyo 2021

 

Domenica si sono chiuse le Paralimpiadi di Tokyo 2020, l’edizione per eccellenza per i colori azzurri: il bottino di medaglie è stato ricchissimo, sono state ben 69, mai nessuna spedizione azzurra è riuscita meglio ed abbiamo concluso 9 nel medagliere. Dopo le Olimpiadi e le sue 40 medaglie, l’Italia saluta Tokyo con ben 109 medaglie totali. Una marea azzurra che fa aprire gli occhi sui temi della disabilità nella nostra nazione  che deve considerare perte integrante i disabili e non “folli da relegare su una nave” come ci spiega Focault nel suo studio della società.

L’onda azzurra di Tokyo 2020

Iniziate lo scorso 24 agosto le Paralimpiadi di Tokyo hanno visto l’Italia protagonista: ha partecipato con la sua delegazione più numerosa di sempre: 115 atlete e atleti, tra cui 69 esordienti. 69 è anche il numero delle medaglie italiane ottenute in questa edizione, secondo più alto di sempre, dopo i giochi di Roma 1960 dove la compagine azzurra portò a casa 80 medaglie. Il bottino di Tokyo ha battuto quello di Seul 1988 che contava ben 58 medaglie. gli azzurri hanno chiuso la competizione al nono posto nel medagliere; prima è arrivata la Cina, con 207 medaglie, seguita da Regno Unito (secondo) e Stati Uniti (terzi), rispettivamente con 124 e 104. Delle 69 medaglie italiane, ben 39 sono arrivate dalla vasca: l’Italia chiude al 5 posto del medagliere del nuoto mondiale Paralimpico confermando come il paese da battere nel continente europeo. Per un paese piccolo come il nostro, dove ogni giorno la disabilità viene vista come un ostacolo è stato un grandissimo risultato di ognuno di noi dovrebbe andare fiero.

 

La nave dei folli

La disabilità fisica e mentale nelle epoche passate ha sempre costituito motivo di emarginazione per chi non era considerato normale dalla società. Fin dalla fine del medioevo si è iniziato a parlare del mito de “La nave dei folli”. Michell Foucault nella sua Storia della follia nell’età classica si riferisce proprio al mito della nave dei folli. Il filosofo infatti sostiene che può basarsi su fatti reali, poiché alcuni dell’antichità e del Medioevo accennano a delle navi con il “carico insensato”; ma chi faceva parte del carico insensato? Tutte quelle persone ai margini della società tra cui anche i disabili e le persone con i disturbi mentali. Ma chi era il folle? Nel Medioevo e nell’Età moderna si definì folle tutto quello che deviava rispetto alla norma. Ricadevano in questo termine tutte le menomazioni cognitive, i ribelli, le prostitute e quasi chiunque non corrispondesse perfettamente ai parametri predominanti. Foucault nel suo testo Storia della follia nell’età classica dedicato alla follia ce ne parla in modo più approfondito e se siete interessati vi consiglio di leggerlo.

Forse, un giorno, non sapremo più esattamente che cosa ha potuto essere la follia.” […] 
Perché la cultura occidentale ha respinto dalla parte dei confini proprio ciò in cui avrebbe potuto benissimo riconoscersi, in cui di fatto si è essa stessa riconosciuta in modo obliquo? Perché ha affermato con chiarezza a partire dal XIX secolo, ma anche già dall’età classica, che la follia era la verità denudata dell’uomo, e tuttavia l’ha posta in uno spazio neutralizzato e pallido ove era come annullata?

La disabilità in Italia, una panoramica

Sono 3 milioni e 100 mila le persone con disabilità che vivono in Italia di cui !,5 milioni sono ultra 75enni. Rappresentano una grossa fetta della popolazione italiana circa il 5,2% . Nel nostro paese però non è tutto rose e fiori per loro: infatti solo il 31,3% di coloro che soffrono di gravi limitazioni ha un lavoro e vive in autonomia e solo il 43,5% delle persone con limitazioni dispone di una rete di relazioni, di amicizie e di canali sociali. Il nostro paese purtroppo non è un paese fatto per chi ha questi deficit, che deficit di certo non sono, ma è la società che gli da questo nome. Parlare di ciò che questi magnifici ragazzi e atleti hanno fatto a Tokyo è importantissimo per mettere in luce un mondo che fa paura ai “normali” e che in Italia ancora non trova abbastanza spazio. Noi tutti dobbiamo rispettare e accettare l’altro e ringraziare questi ragazzi che ci hanno fatto emozionare e piangere. Ciao ragazzi e arrivederci Parigi 2024

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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