La città incantata e Aristotele sul valore dell’amicizia: il Senza Volto

Approfondiamo il messaggio aristotelico sui benefici della Philìa attraverso la trasformazione di questo singolare personaggio dal capolavoro di Hayao Miyazaki. 

Il regista Hayao Miyazaki
(fonte: flickr.com)

Ogni pellicola dello Studio Ghibli esprime un’inimitabile sensibilità artistica, della quale La città incantata è sicuramente una delle espressioni più limpide e apprezzate dal grande pubblico. Sotto il velo superficiale che potrebbe far pensare al classico film animato per i più piccoli, traspare fin da subito la profondità con la quale sono trattate molte tematiche esistenziali nel viaggio della protagonista, Chihiro. Anche lo spettatore più adulto accetta dunque di lasciarsi andare ad una realtà alternativa e stravagante, che ci viene raccontata attraverso l’esperienza diretta della ragazza, ignara quanto noi di ciò che la attenderà. La trama ricca e articolata è accompagnata da una maniacale cura degli aspetti ‘secondari’, come gli innumerevoli dettagli delle ambientazioni, la struggente colonna sonora e la caratterizzazione complessa di ogni personaggio, anche il più marginale. In questo articolo mi concentrerò proprio sulle controversie di uno di essi, il Senza Volto, che nella scoperta dell’altro (della stessa Chihiro) troverà la chiave per una più chiara comprensione di sé.

Un doppio trasloco

Chihiro e la sua famiglia stanno traslocando, la ragazza è distesa sconsolata sul sedile posteriore dell’auto costipata di bagagli.

il primo mazzo di fiori che ho ricevuto è stato un regalo d’addio

Pensando di aver trovato una scorciatoia attraverso il bosco, i tre giungono all’ingresso di un tunnel che i genitori sono entusiasti di esplorare per sgranchire le gambe dopo il viaggio, malgrado i capricci di Chihiro. All’uscita si apre loro una sterminata vallata sospesa nel vuoto, da cui si accede ad un piccolo villaggio disabitato. Un profumo irresistibile conduce allora il padre al bancone di una locanda dove sono esposti dei vassoi ricolmi di pietanze fumanti. Colti da un’ingordigia selvaggia, lui e la moglie cominciano ad ingozzarsi in modo incontrollato di fronte al disgusto della figlia. Questa decide quindi di proseguire nel cammino fino all’incontro con un giovane che le intimerà di fuggire. Accompagnata dall’improvviso e repentino calar del sole, Chihiro torna indietro e scopre che sua madre e suo padre sono diventati dei maiali rozzi e flaccidi. Ha luogo dunque il passaggio da una dimensione all’altra, la transizione in un mondo completamente assurdo e inspiegabile, in cui la protagonista si ritrova a vagare in preda a shock e forte straniamento di sé. Nel caotico affollamento di spiriti minacciosi comparsi dal nulla per strada e nei locali, sarà il ragazzo conosciuto in precedenza a portarla in salvo, indirizzandola verso lo stabilimento termale di Aburaya. Qui riuscirà a farsi assumere dalla potente strega Yubaba, in modo da avere una nuova casa nell’attesa che i genitori tornino alla normalità. Questo secondo e tortuoso trasloco sarà fondamentale nel percorso di crescita della ragazza, che con solerzia riuscirà a farsi accogliere in una frenetica e disordinata comunità. Molto apprezzabile è il fatto che malgrado il caos, ad Aburaya si mantenga saldo l’equilibrio tra i singoli componenti del sistema complessivo, ognuno con una sua mansione nei limiti delle proprie possibilità e senza che gli venga mai negato aiuto. In questo contesto così agitato e rumoroso, Chihiro ha l’occasione di incontrare uno spirito solitario ed evanescente, il Senza Volto, che sembra ossessionato dall’attirare la sua attenzione, anche a costo di seminare il caos per lo stabilimento.

(fonte: flickr.com)

La dottrina dell’amicizia nel pensiero di Aristotele

Il filosofo di Stagira dedica a questo tema due libri della mastodontica Etica Nicomachea, approfondendone la trattazione come pochi altri nella storia del pensiero occidentale. La Philìa è una delle cosiddette virtù etiche, ovvero una stabile disposizione interiore (habitus o héxis), che ci permette di agire sempre in conformità del giusto mezzo. Essa può presentarsi in tre forme diverse, disposte gerarchicamente in relazione ai tre principi per cui un’azione è considerata bella e lodevole (kalòn), ovvero l’utilità, il piacere e la stessa virtù. Le prime due stanno ad un livello inferiore perché non dipendono dalla persona in sé ma dal vantaggio che può derivarne, ragione per cui, ad esempio, le persone anziane e bisognose tendono (non unicamente) alle amicizie per utilità mentre i giovani sono più inclini a quelle legate ai piaceri di Eros. L’ultima invece ha il pregio di guidarci verso la soddisfazione del bene altrui e del proprio, garantendo equilibrio tra gli individui coinvolti senza precludere alla possibilità di godere anche dell’utilità e del piacere reciproci. Se si possiede la specifica virtù etica dell’amicizia si è in grado però di perseguirla nella sua forma più elevata solo in luogo di precise vicissitudini. In primis, si deve concedere del tempo al rapporto affinché si instauri un certa intimità; in aggiunta le persone coinvolte devono essere ‘uguali’, vale a dire che non ci potrà essere un eccessivo dislivello di età o intelligenza (benché esistano numerose eccezioni). Approfondendo la prima di queste due condizioni, emergono una serie di aspetti imprescindibili come la condivisione, l’empatia e la comprensione reciproca, che appaiono ancor più rilevanti alla luce del film e di alcuni atteggiamenti inappropriati del Senza Volto.

Platone e Aristotele nella Scuola di Atene di Raffaello
(fonte: wikipedia.org)

Il superamento dell’afasia emotiva

Come si può intuire nel corso della pellicola, il Senza Volto vive un’esistenza oppressa dalla solitudine più assoluta. Gli altri spiriti lo evitano per il suo aspetto (significativa la reazione preoccupata della potente strega Yubaba alla sua presenza), perciò sceglie di errare invisibile e senza meta, alla ricerca di qualcuno che lo accolga. Poi finalmente arriva l’incontro rivelatorio con Chihiro, che lo fa entrare nello stabilimento. Proverà allora ad approfondire il rapporto con la ragazza, tentando di avvicinarla con reiterate offerte di innumerevoli quantità di oro ma senza successo. Incredulo di fronte all’unica persona che non si interessa del suo denaro, la insegue rabbioso e indomito per avere una spiegazione, divorando letteralmente tutto ciò che gli si para davanti per sfogarsi. L’ira ingiustificata e l’imbarazzo di fronte alla folla dello stabilimento sono la rappresentazione più nitida dei suoi problemi relazionali. Ciò che gli impedisce di comprendere l’atteggiamento refrattario di lei è l’incapacità di esprimersi a livello emotivo (a-phasis = voce, espressione), di ascoltare ed accettare le ragioni altrui. Come ci ha insegnato Aristotele, la premessa di un’amicizia non poggiata sul denaro illimitato e sull’utilità, è la possibilità di aprirsi all’altro in modo da contribuire alla sua felicità, perseguendola al pari della propria. L’oggetto primario della condivisione, la virtù, non sorge a partire dal possesso di beni materiali, ma da una specifica stabilità emotiva che il Senza Volto non ha mai potuto esperire in prima persona vivendo costantemente in solitudine. A mio parere la stessa scelta del nome e dell’aspetto fisico di questo personaggio non sono casuali. Il volto è il primo canale espressivo che inconsciamente impariamo ad utilizzare quando siamo piccoli (anche per disposizione genetica). Dalle mimiche facciali più semplici ai movimenti impercettibili di occhi e labbra, la comunicazione delle nostre emozioni passa sempre per il viso. Fortunatamente per il nostro sofferente spirito solitario, la giovane ragazza accetterà di perdonarlo e lo porterà con sé dalla strega sorella di Yubaba, che sarà ben lieta di garantirgli compagnia e ospitalità. La sua conquista alla fine della storia è la capacità di comprendere l’altro per comunicare con un nuovo tipo di linguaggio. Essa acquisisce un valore ancora più grande quando è messa in atto per guardare più profondamente dentro noi stessi, tra le mille sfaccettature del nostro io, che si intrecciano e si riflettono sulle anime delle persone care di cui ci circondiamo.

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