Fountain of Salmacis è una buona sintesi del racconto ovidiano su Ermafrodito?

Fountain of Salmacis dei Genesis che si propone di raccontare la storia di Ermafrodito e Salmacide, notissima grazie alle Metamorfosi di Ovidio. Quanto si assomigliano le due narrazioni?

La ninfa Salmace ed Ermafrodito di François-Joseph Navez (1829)

Fountain of Salmacis è il brano di chiusura dell’album Nursery Cryme dei Genesis (1971). È un compendio mitologico della storia raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi.

Frontespizio di una edizione delle Metamorfosi, datata 1632

La storia in Ovidio

Ovidio fa raccontare la storia ad Alcitoe, figlia del re Minia di  Orcomeno. Le Miniadi, ovvero le figlie di Minia, nel canto IV sono presentate come ostili a Bacco e al suo status divino. Perciò, durante le feste indette dal sacerdote della città in onore di Bacco, le sorelle si chiudono in casa decidendo di filare e passare il tempo raccontandosi storie. E dunque Alcitoe è invitata dalle sorelle a raccontare una storia e sceglie quella di Ermafrodito e Salmacide. Il racconto di pone da subito come un aition, termine tecnico che in greco antico “causa”. Esso vuole pertanto spiegare la causa di qualcosa e in questo caso particolare la presenza nel mondo di ermafroditi. Ermafrodito, figlio appunto di Ermes e Afrodite (Mercurio e Venere romani) fu allevato dalle Naiadi, ninfe delle acque, nelle grotte vicine al monte Ida. All’età di quindici anni il ragazzo abbandona le grotte natie e vive vagabondo per luoghi sconosciuti, alla ricerca di fiumi ignoti da scoprire. Arrivato in Caria, scopre uno stagno d’acqua trasparente. Qui abita la ninfa Salmacide, una Naiade, l’unica sconosciuta a Diana, perché non praticante della caccia. La ninfa, mentre raccoglie fiori, scorge il giovane Ermafrodito e subito se ne innamora: et tunc quoque forte legebat, cum puerum vidit visumque optavit habere (“E anche allora per caso li raccoglieva, quando vide il giuvane e vistolo, subito bramò di possederlo”). Nei successivi versi si narra la resistenza di Ermafrodito all’amore di Salmacide: «desinis? An fugio tecumque» ait «insta relinquo?» (“«La smetti?- disse- o fuggo e abbandono questi luoghi e con essi anche te»”). Salmacide dunque promette di andarsene, ma in realtà si nasconde dietro un cespuglio, aspettando che Ermafrodito entri nel lago, casa di Salmacide, ninfa delle acque. Una volta che questi si bagna nelle acque del lago, ella vi si confonde e comincia ad abbracciare il suo amato, che invano tenta di divincolarsi: ut serpens, quam regia sustinet ales sublimemque rapit (pendens caput illa pedesque adligat et cauda spatiantes inplicat alas) “Come un serpente, che l’uccello regale ghermisce e porta in alto (quello pur sospeso si aggrappa al capo e ai piedi e con la coda le stringe le spaziose ali)”. Ormai Ermafrodito non ha scampo da Salmacide, che prega gli dei perché fondano lei e il suo amato in un corpo solo. I voti arrivano agli dei favorevoli: “infatti i corpi dei due si saldano insieme e un unico volto si plasma per essi”. E così nasce l’ermafroditismo: da quel giorno in poi l’ermafrodito non sarà né donna né giovinetto. Ermafrodito riesce ad ottenere una piccola grazia dagli dei suoi genitori: chiede a Mercurio e Venere che chiunque tocchi quelle acque mollescat in undis (“sia rammollito nelle onde”).

La storia dei Genesis

L’ambientazione della storia è simile a quella di Ovidio: una grotta nelle vicinanze del monte Ida, dove le ninfe tengono Ermafrodito. La canzone dei Genesis introduce però un dettaglio: Ermafrodito è spaventato dall’amore delle ninfe. Questo elemento non è presente in Ovidio e rende il protagonista più simile all’Ippolito di Fedra: un ragazzo libero e selvaggio (ci arriveremo tra pochissimo), che odia l’amore e non è attratto da nient’altro che la caccia. Infatti subito dopo ci viene detto che, non appena il sole tramonta, Ermafrodito, definito the hunter (“il cacciatore”), vede un daino e subito se ne getta all’inseguimento, trovandosi infine in una radura mai vista prima. Comincia così a vagare per questa distesa sterminata fino a perdere quasi le forze, quando gli si presenta davanti agli occhi un lago d’acqua cristallina. Ermafrodito, assetatissimo corre verso di esso per dissetarsi, ma una fonte appare davanti a lui e una “voce liquida” da essa lo invita a bere alla sua fonte. Ermafrodito, sfiancato dalla sete, accetta l’invito e all’improvviso sente una voce dietro di se e voltandosi vide Salmacide, che i Genesis definiscono regina delle Naiadi. È dunque inscenato anche dai Genesis il rifiuto di Ermafrodito dell’amore di Salmacide, che con una sottile e magistrale ripresa del tema della  sete i Genesis sintetizzano in questo modo: Away from me, cold-blooded woman. Your thirst in not mine (“lontano da me donna dal sangue freddo, la tua sete non è la mia”). Alla fine però i due sono uniti insieme e l’epilogo è lo stesso raccontato in Ovidio.

 

Analogie e differenze

La prima grande differenza, come sopra accennato, è la rappresentazione di Ermafrodito come cacciatore e come spaventato dal possibile amore delle Naiadi verso di lui. Ora analizziamo queste due caratteristiche: il fatto che Ermafrodito possa essere cacciatore non è poi così inverosimile anche alla luce del testo ovidiano: le Naiadi dopotutto erano cacciatrici care a Diana ed è possibile che abbiano addestrato il loro pupillo alla caccia. La paura e la repulsione che Ermafrodito prova nei riguardi dell’amore contribuisce, a mio avviso, a  rendere più patetico e tragico l’epilogo: per rendere chiara in così poche righe la tragicità della situazione, i Genesis hanno fatto affidamento, oltre che sulla musica, anche sull’immagine più selvaggia e libera di Ermafrodito. Tutto questo condito da una dose di fatalismo evidente nel momento in cui il ragazzo abbandona le Naiadi: in Ovidio l’allontanamento dalle nutrici è normalizzato e visto come una tappa necessaria nel cammino di vita del giovane, mentre i Genesis lo rendono improvviso e fatale, attraverso la vista di un bel daino da catturare in caccia. L’incontro di Salmacide e Ermafrodito presenta a sua volta delle differenze: in Ovidio, Salmacide raccoglie fiori vicino al suo lago quando scorge il giovane, mentre nel brano dei Genesis non si fa accenno a questo. Un’altra grande differenza tra il racconto di Ovidio e quello dei Genesis è l’assenza, in quest’ultimo, dell’inganno di Salmacide, che non finge di andar via, ma semplicemente non si fa vedere da Ermafrodito fino all’ultimo momento, quando lo coglie di sorpresa e alle spalle, pregano gli dei di unire i loro corpi. Nessuno scontro in acqua, la fusione avviene in terra, dopo che Ermafrodito ha bevuto dalla fonte di Salmacide.

Per concludere

Possiamo dunque concludere che i Genesis abbiano voluto rendere omaggio al racconto ovidiano, pur distaccandosene in alcune parti, per esigenze pragmatiche: il racconto è inevitabilmente più corto della pur breve narrazione ovidiana e, per rendere ugualmente tragica la vicenda i Genesis hanno dovuto inserire particolari come la selvaggia libertà di Ermafrodito, la sua repulsione nei confronti dell’amore, la fatalità dell’episodio, atti a tragicizzare il brano. Tuttavia direi che questo brano dei Genesis può a buon diritto essere considerato come compendio, nemmeno troppo stringato, della narrazione ovidiana.

 

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