La chimica delle parole e dei sentimenti che lega Primo Levi e De André

Primo Levi analizza l’imprescindibile legame tra chimica e letteratura mentre De André s’interroga sulla legge dell’amore ignota al chimico. 

È tutta questione di chimica: dalla capacità di sintesi ai prodotti dell’immaginazione dell’individuo, dalla perseveranza nel raggiungere i propri obiettivi alle contraddizioni che dominano il mondo e gli uomini. Ogni elemento ci narra molto più delle proprietà ben note, permettendo di attingere a campi semantici molto ampi. Molto spesso nei rapporti umani ci si chiede se ciò che è alla base del l’innamoramento sia la “chimica”: De André analizza a fondo il mistero della legge dell’amore che il chimico stesso non riesce a capire.

Primo Levi; fonte: Il Fatto Quotidiano

Il chimico-scrittore

Primo Levi inquadra l’uomo in un’ottica quantitativa paragonandolo ad una sostanza chimica con proprietà caratteristiche e con la capacità di disgregarsi tramite una reazione. Nella brutale esperienza bellica narrata in Se questo è un uomo, l’essere umano è sottoposto ad una crudele sperimentazione di laboratorio e trattato come se fosse un organismo-campione da analizzare. Il romanzo raccoglie le memorie del “gigantesco esperimento biologico e sociale” che ha avuto luogo nei lager nazisti. Primo Levi, chimico per professione, si ritrova costretto a raccontare, ricorrendo agli strumenti della parola, la sua prigionia per rendere efficace la testimonianza. L’autore afferma che scrittura e scienza sono inscindibili e legati da una reciproca contaminazione che gli permette di rafforzarsi vicendevolmente. Il “chimico-scrittore” ha la percezione di essere diviso in due, di possedere “due mezzi cervelli” che danno vita ad un nevrotico ibridismo. Per Levi è impossibile aderire con autenticità ad una pura identificazione in un singolo aspetto: la contaminazione non permette una risoluta integrazione ma, in compenso, gli consente di guardare il mondo sotto una nuova luce “rivisitando la tecnica con l’occhio del letterato e le lettere con l’occhio del tecnico”. Tra chimica e letteratura esiste un fecondo interscambio in quanto la combinazione di gruppi molecolari dello scienziato è un procedimento analogo all’associazione di idee e parole messa in atto dallo scrittore e, inoltre, il lessico scientifico gli permette di spaziare tra più ampie metafore. Il poeta crede in un’unica cultura che accoglie ambiti differenti tra loro interconnessi: infatti la scienza insegna all’uomo di lettere la presa di responsabilità delle proprie opere e la caparbietà nel perseverare finché l’esperimento non dà i risultati sperati, mentre la chimica organica trae dal linguaggio e dalle immagini letterarie “tre diversi modi di esprimersi”. Nelle opere di Levi è ricorrente l’ossimoro, figura retorica che consente di connettere elementi antitetici e di semplificare il caos rivelando ambivalenze e contraddizioni tipiche dell’uomo e del mondo.

Tavola degli elementi

La poesia degli elementi

Nel romanzo autobiografico Il sistema periodico Primo Levi sottolinea il nesso materia-cultura presentando il linguaggio della chimica come congegno narrativo. Gli elementi della tavola di Mendeleev vengono analizzati per affrontare questioni esistenziali. Il primo elemento narrato è  lo zinco il quale resiste agli acidi quando è puro, ma cede ad essi se impuro. Ciò che ne consegue è un duplice elogio: la celebrazione della purezza che rende lo zinco resistente alla corrosione del male è contrapposta alla capacità di generare vita aggiungendo acido solforico ad una soluzione di solfato di rame. Nel racconto in cui il “Potassio” rappresenta la Realtà, Primo Levi è incaricato dai tedeschi di distillare i liquidi ma sostituisce all’elemento prescelto il sodio, dall’aspetto simile ad esso, generando una piccola esplosione che lo porterà a diffidare dal “quasi uguale”. L’autore afferma che il chimico è un cacciatore che con la propria intelligenza penetra nei segreti della natura affascinato dal carattere “magico” della scienza che, tramite lo spettroscopio, rende l’uomo capace persino di conoscere la composizione chimica di una stella.  La miniera da cui estrarre i minerali viene rappresentata come una voragine conica dalle sembianze iconografiche dell’ Inferno di Dante. Lo stretto legame tra letteratura e scienza viene esplicitato da Levi nel capitolo dedicato al “Ferro” in cui afferma che il Sistema Periodico è la più alta e solenne tra tutte le poesie. La necessità di ritornare alla vita quotidiana dopo la traumatica esperienza del campo di concentramento di cui si impegna a dare testimonianza storica viene narrata in Cromo, in cui lo studio dello scrittore diviene un laboratorio mentre “la cose viste e sofferte nei Lager gli bruciano ancora dentro”. Il carbonio è “l’elemento chiave della sostenza vivente”, è la materia prima che, legandosi a tre atomi di idrogeno ed uno di calcio, comporta la formazione di una roccia calcarea. Dal mondo inanimato il carbonio passa, tramite una serie di reazioni chimiche, alle piante delle quali lo stesso verde è considerabile un miracolo a pieno titolo. Il punto conclusivo in cui approda l’elemento è la produzione letteraria dello scrittore, il quale bevendo il latte ha assunto il carbonio giunto nelle sue cellule nervose, per poi arrivare alla mano che compone il testo. Il carbonio è, dunque, ciò che innesca “il gigantesco minuscolo gioco” che dà l’input ad una catena biologica via via più complessa che comporta parallelamente sia una creazione concreta che immaginativa, un procedimento tanto aulico da non poter essere espresso a parole, una condizione di indicibilità analoga a quella di Dante del XXXIII canto del Paradiso innanzi alla presenza di Dio.

Copertina album contenente “Il chimico”

Una legge che io riesco a capire

In apertura di Un chimico De André parla in prima persone della morte, processo bio-chimico che ha permesso al corpo oramai decomposto di componente dell’aria. Il protagonista della canzone è quello che nell’Apologia di Spoon River si identifica nel farmacista del villaggio. Il chimico ha dedicato la sua intera vita allo studio degli elementi e delle loro combinazioni. Nel corso dell’esistenza si è sempre interrogato sulle motivazioni che spingono gli uomini a sposarsi, “a combinarsi attraverso l’amore”, “gioco” a cui gli esseri umani affidano le proprie vite. L’amore tinge di colori vivi e di sorrisi luminosi il volto delle persone che lo ricercano e che lo vivono fino in fondo ma, nel momento in cui una storia si chiude, essi scompaiono. Il protagonista riflette su di sé e sul suo mancato incontro con l’amore, morto “senza un volto di donna da dover ricordare”. Si chiede quanto possa valere la pena amare per poi soffrire tanto, cedere “all’aprile” per poi, inevitabilmente, morire. L’amore entra prepotentemente come l’incombente primavera, come il fumo che entra in ogni fessura, seducendo con le sue “labbra di carne e i capelli di grano”. L’uomo è animato da sentimenti contrastanti, dalla paura e dalla voglia di prendere per mano l’incantevole figura abbandonandosi ai propri sentimenti per farsi condurre in luoghi inesplorati. Da chimico ha a lungo studiato il legame tra idrogeno e ossigeno nella formazione dell’acqua del mare che si estende innanzi ai propri occhi. Persa la vita in un esperimento sbagliato, ritorna a riflettere su cosa si provi ad essere innamorati: forse il non aver mai amato sarà il suo rimpianto, forse proprio “gli idioti che muoion d’amore” avranno affrontato la morte migliore.

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