La CEI propone funerali senza bare. Il culto dei sepolcri allevia il dolore, proprio come anticipò Foscolo

In questo momento particolarmente doloroso e complesso, l’impossibilità di dare un ultimo saluto ai cari defunti ha reso tutto più sofferto. La CEI propone funerali senza bara per alleviare il dolore delle famiglie, secondo un profondo pensiero che rimanda a Dei Sepolcri di Foscolo.

L’articolo di Francesco Antonio Grana del 30 aprile 2020 su Ilfattoquotidiano.it, spiega la proposta della Conferenza episcopale italiana. Celebrare funerali anche senza bare, potrebbe dare l’opportunità alle famiglie di alleviare il dolore della perdita garantendo, in primo luogo, la sicurezza dei cittadini e rispettando le norme dettate dal governo per la fase di convivenza con il virus che partirà dal 4 maggio. Per il momento verrà consentita la celebrazione di cerimonie funebri con la partecipazione esclusiva dei congiunti, che non dovranno superare il numero di quindici persone e andranno svolte preferibilmente all’aperto. Ma nei due mesi di lockdown, le vittime dell’epidemia non hanno potuto essere accompagnate alla morte, ne i familiari hanno potuto raccogliersi nel dolore.

 

Da Il fatto quotidiano: la proposta della CEI

La Chiesa propone la celebrazione anche di costoro, pur senza bara. Il papa in primis ha pregato per i defunti durante la messa nella Casa di Santa Marta e, come si legge dal suddetto articolo, ha pregato “[…] coloro che sono morti per la pandemia e anche in modo speciale per i defunti, diciamo così, anonimi. Abbiamo visto le fotografie delle fosse comuni. Tanti”. Si legge, inoltre, che anche il Monsignor Giuseppe Antonio Scotti, segretario della Conferenza episcopale lombarda, ha spiegato al ilfattoquotidiano.it quanto dolore ci sia: “[…]  assistere al dramma di tante famiglie che hanno salutato un parente che è entrato in ospedale e non lo hanno più visto. Per questo motivo i vescovi della Lombardia stanno pensando a una celebrazione comune della parola di Dio, senza messa, ma interreligiosa per pregare per tutti gli uomini e le donne, cattolici, ebrei, musulmani, protestanti e di ogni altro credo che sono morti abbandonati. Tutti abbiamo in mente le immagini choc dei camion dell’Esercito che hanno portato le tantissime bare fuori da Bergamo. L’idea è quella di fare una celebrazione nella quale l’Italia intera si renda conto dello strazio delle famiglie che non hanno potuto salutare i loro cari e dare un senso del vivere come comunità civile […] Questa grandissima sofferenza, infatti, non ha ucciso gli animi, ma in gran parte ha fatto nascere grande bene e unità”.

Il valore dei sepolcri

Le parole del segretario della conferenza episcopale lombarda, come quelle di tutti coloro che hanno vissuto e vivono questa lotta, lasciano molto spazio a riflettere e ad immedesimarsi in quegli stati d’animo che, purtroppo, avvolgono i cuori di tante persone. “Il senso di vivere come comunità civile” sono le parole del Monsignor Russo, un senso profondissimo che rimanda al noto carme Dei Sepolcri di Ugo Foscolo. Con questo autore, facciamo un salto nell’Italia napoleonica, quando l’editto di Saint Cloud (1804) aveva creato tantissimo fervore. Per motivi igienici, i defunti dovevano essere sepolti fuori dalle mura della città in fosse comuni, senza funerali, senza nome. Per quanto la situazione sia ben diversa oggi e lontana dalle difficoltà dell’età napoleonica, si sta vivendo, adesso, un dolore simile. Nel 1806 Foscolo sembra allontanarsi dalla filosofia meccanicistica, entrando più nel profondo e dando spazio all’esigenza che abbiamo di vivere le illusioni. Scrive così Dei sepolcri, 295 endecasillabi in cui, con un linguaggio elevato e illustre, crea un discorso filosofico in poesia. Dietro questo c’è un accorato messaggio di speranza per il paese che, attraverso la memoria dei grandi della storia, può trarre grandezza e speranza. È un’invocazione all’illusione, alla fantasia e soprattutto al cuore, senza alcun ragionamento logico. Foscolo incentra il suo carme sulla morte, che non è più solo “nulla eterno”, ma illusoria sopravvivenza dei propri cari. Infatti, attraverso il culto delle tombe, la memoria dei defunti continua a scorrere tra i vivi e diventa centro della civiltà umana, un valore fondamentale. Attraverso questo si conservano valori civili, tradizioni a lungo nel tempo e tramandando le “gesta dei grandi eroi” affinché diventino modello di imitazione. I sepolcri, come si deduce dal carme, ricoprono i 3 valori fondamentali di un popolo: affettivo, civile, storico.

Il valore affettivo e l’esigenza delle tombe

Non possiamo ad oggi negare l’attualità del carme foscoliano che, lontani dalla polemica politica celata in essa, esplica nel modo più appropriato il dolore patito anche da molti di noi. Il testo poetico, che guarda la morte con occhio laico, si apre con delle domande retoriche: il nostro pianto e l’ombra dei cipressi sono in grado di rendere la terra più lieve? Questi “monumenti […] giovano ai vivi”, spiega Foscolo, che avranno la possibilità di ereditare ancora l’affetto dei defunti, mantenendo acceso il sentimento che unisce familiari e amici. È un modo per scampare allo scorrere del tempo, per far sì che questi ricordi perdurino quanto più possibile. La logica, la razionalità filosofica che era protagonista nel pensiero foscoliano, non bastava in un tale momento di crisi, anzi avrebbe potuto produrre scetticismo, sfiducia, inerzia, passività. L’uomo può scampare con l’illusione dalla vita effimera, dunque, ricevendo una condizione quasi di immortalità.

Perché i sepolcri sono il simbolo di civiltà?

Con la famiglia, la giustizia e la religione, dal carme si desume quanto il culto dei defunti rientra tra i segni distintivi della civiltà. Quest’ultima ha affrontato grandi evoluzioni dal medioevo in poi, che l’autore reputa età di barbarie, governata da una idea della vita spaventosa, macabra e ossessionata dalla paura della morte (le citta “meste di effigiati scheletri”). Inoltre la tomba per Foscolo, essendo conservatrice di ricordi, è ciò che permette la continua proposta di esempi di generosità, di grandezza, grandi azioni o semplicemente di coloro che, nel loro “piccolo”, hanno reso grandi le persone avute intorno.

Storia coincide con ricordo

Il ricordo risiede nella storia, in un senso più ampio secondo il poeta. Un significato che abbraccia la civiltà in un particolare momento storico, come questo ad esempio, ed i sepolcri possono esserne testimonianza che va ben oltre lo scorrere del tempo rimanendo fissi, immobili e indelebili. È attraverso la storia che si fonda una civiltà, questo è l’augurio e la speranza del poeta e i sepolcri devono esserne traccia, come lo sono le tombe dei grandi autori e artisti, o cimiteri dei terribili genocidi. Inutile a dirsi, la pandemia sarà cosa memorabile nei libri di storia. Ma ciò che non va dimenticato da noi del presente è il dolore, non va tralasciato il cordoglio che meritano le famiglie spezzate in un momento così tragico. Con l’augurio che tutti possano rivolgere anche solo un pensiero a tutti coloro che non hanno potuto salutare i propri cari. Non c’è confine che tenga, ne religione, riguarda ogni essere umano e nessuno può essere dimenticato.

 

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