Il libro “L’interpretazione dei luoghi – Flânerie come esperienza di vita” del professore Giampaolo Nuvolati ci offre un’introduzione agli studi sul tema del flâneur affrontando, durante il corso delle pagine, diverse tematiche riguardanti questa figura. Viene infatti data una definizione di questo personaggio, facendo particolare riferimento alla sua andatura lenta (tant’è che viene spesso raffigurato come a passeggio con al guinzaglio una tartaruga), vengono descritte la particolare attrazione nei confronti dei luoghi urbani, con molta attenzione alle metropoli, e la sua capacità nel cogliere il genius loci degli spazi che visita. Infine, ci permette di capire quali sono le diverse modalità di flânerie (così viene chiamata l’attività del flâneur e della flâneuse) e come può essere utilizzata.

Chi è il flâneur?

Il termine flâneur ha diverse possibili origini, ma si fa solitamente riferire al verbo francese flâner, che viene tradotto con “andare a zonzo”, “gironzolare”. In alcune regioni italiane, per apostrofare chi bighellona, si dice che “fa flanella”, il che testimonia l’accezione dispregiativa che è affibbiata a questo personaggio e a tutto ciò che lo concerne. In realtà il flâneur è una figura ossimorica, in quanto si muove attraverso delle dicotomie che caratterizzano appieno il suo stato d’animo, i suoi atteggiamenti e le sue contraddizioni. È dominato infatti dall’ingenuità, dalla voglia di scoprire e di abbandonarsi alla città con l’entusiasmo di un bambino, ma allo stesso tempo sa quando fermarsi, sa fin dove può spingersi ed è pertanto accostato al senex, al saggio. Esso è immerso nella solitudine e nella malinconia, tuttavia ama mescolarsi fra la folla, ne ha anzi bisogno, per osservarla, confondersi con essa e infine distaccarsene, sentendosi migliore di tutti. La sua principale caratteristica è la libertà di movimento, ma questa è vincolata dal labirinto urbano, facendo di questa libertà più che altro una sensazione, anziché un dato di fatto. Egli è ozioso, ma affaccendato. È allo stesso tempo oggetto e soggetto dell’analisi sociologica. In ultima analisi, il flâneur è un ribelle, un’anima indisciplinata, che pretende di porsi in una condizione di superiorità e di distanza dalla massa, ma allo stesso tempo si omologa al consumismo per servirsi di determinati prodotti che possano aiutarlo nell’analisi della quotidianità, come macchine fotografiche, taccuini, diari, computer portatili, zaini o altri articoli da viaggio. Durante il corso degli anni, il flâneur è diventato un vero e proprio stile di vita, contraddistinto dalla personalizzazione delle relazioni con i luoghi e dall’indipendenza, ma ciò ha comportato anche la perdita della sua originalità, lo ha fatto oggetto di un mercato frenetico e cosmopolita, in quanto oggigiorno sono presenti riviste, guide, siti web, bar, ristoranti e tante altre cose riguardanti questa figura in tutto il mondo.

Flâneur raffigurato con il suo animale simbolo, la tartaruga, animale notoriamente lento (fonte immagine: google immagini)

Che cos’è la flânerie?

La flânerie è frutto dell’improvvisazione, nasce dunque dall’istinto del flâneur o della flâneuse. Proprio in quanto tale, essa richiama l’individualità dell’essere umano ed infatti non può essere compiuta in gruppo e deve essere affrontata con uno stato d’animo caratterizzato da un velo di malinconia, ma anche dalla curiosità nello scoprire emozioni e stimoli nuovi. Lo scopo è perdersi nella città (luogo che va per la maggiore, ma ciò non esclude che possa essere realizzata anche altrove, come per esempio i vagabondaggi di Hermann Hesse, che sono un’immersione nella natura) per poi ritrovare la strada di casa arricchiti dalle esperienze che si sono appena vissute. Il che non significa necessariamente andare in zone mai esplorate, anzi la flânerie può essere svolta anche sulla via sotto casa, in quanto, con la lenta andatura caratteristica del flâneur e facendo attenzione ai minimi particolari, è possibile notare oggetti e situazioni di quotidianità che prima mai si erano riusciti a cogliere. Ci sono tre modalità con cui è possibile fare quest’esperienza, la prima è detta flânerie esplorativa, che consiste nel passeggiare lentamente per la città prestando attenzione a ciò che avviene intorno, la seconda è detta flânerie osservativa, la quale consiste nel sedersi in un punto fisso di un luogo (che può essere un bar, una piazza o dove meglio si creda) ed osservare i cambiamenti che quel posto subisce durante l’arco della giornata, e la terza ed ultima che viene definita shadowing. Questa ricalca appieno la figura del flâneur disperso fra la folla, in quanto consiste nel seguire una persona scelta fortuitamente per un periodo prefissato di tempo e allo scadere di questo, seguire un’altra persona che ha per caso incrociato la prima e così via. Quando il flâneur avrà deciso di terminare questa azione di “pedinaggio”, si ritroverà in un posto che sarà o totalmente sconosciuto o che potrà ammirarlo sotto una nuova luce, da un punto di vista che non aveva mai considerato. Esiste anche un altro tipo di flânerie, figlio dei precedenti, che consiste nel sedersi in un mezzo pubblico ed osservare la città da quest’ultimo.

Esempio di flânerie osservativa (fonte immagine: google immagini)

La figura del flâneur nella letteratura

La figura del flâneur è diventata celebre grazie a Baudelaire, il quale sconvolto dalle trasformazioni urbane di Parigi, incarna perfettamente lo spirito del poeta errabondo, considerato come un esule nella società borghese capitalistica. È poi stata ripresa in molti contesti, ad esempio Edgar Allan Poe ne parla ne “l’uomo della folla”, mentre Bauman colloca il flâneur come risposta alla società liquida in quanto privo di radici e stabilità. Non mancano i riferimenti nel cinema e nella pittura: ad esempio Vittorio De Sica in “Ladri di biciclette” o Mario Sironi nel “Paesaggio urbano con camion”, in cui raffigura un’isolata periferia. Anche artisti molto noti si sono cimentati nell’esperienza della flânerie, come Honoré De Balzac (a Parigi), Virginia Wolf e Charles Dickens (a Londra), James Joyce (a Dublino), Orhan Pamuk (ad Istanbul), Nagib Mahfuz (a Il Cairo) e, dulcis in fundo, lo stesso Pier Paolo Pasolini (a Roma). Il flâneur è dunque una figura ampiamente ripresa nella letteratura, ma allo stesso tempo poco nota, quando invece meriterebbe molto più spazio e molto più merito.

Ripercussioni del flâneur nella società odierna

In una società frenetica e così poco attenta ai dettagli come quella odierna, il flâneur appare come una figura anticonformista, che rifiuta i ritmi imposti dalla quotidianità. In effetti chi oggi può permettersi di perdere del tempo passeggiando tranquillamente e facendo attenzione agli stati d’animo degli altri passanti o ammirando le strutture architettoniche della propria città o quartiere? O chi può permettersi un’escursione in montagna lasciandosi alle spalle l’irrequietezza dell’epoca attuale? In una società in cui il detto “il tempo è denaro” non è mai stato così vero, il flâneur ha l’arroganza e allo stesso tempo l’ingenuità di andare contro corrente e di fermarsi ad assaporare ogni sensazione che può “rubare” a questo mondo in corsa. È necessario tuttavia, rapportare questa figura con i nuovi mezzi di comunicazione. Nasce dunque un nuovo tipo di flâneur, detto cyberflâneur, ovvero colui che non passeggia fra le strade, ma naviga su internet che ha reso tutto a portata di mano ed accessibile. L’oggetto della flânerie non sono più quindi le persone e le città, ma diventano le previsioni del tempo, una lista di ristoranti fra i quali decidere dove andare a pranzo, novità in tempo reale su ciò che avviene nel mondo, una foto su un social network, un abito da ordinare online o tutto quello che possa venire in mente. Dunque siamo tutti, in conclusione, un po’ dei flâneur.

Pietro Salciarini

 

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