Il Superuovo

L’11 maggio 1912 viene pubblicato il manifesto tecnico della letteratura futurista: vediamolo nel dettaglio

L’11 maggio 1912 viene pubblicato il manifesto tecnico della letteratura futurista: vediamolo nel dettaglio

Movimento, velocità, rottura con il passato e slancio verso il futuro: sono queste le parole chiave del provocatorio movimento futurista.

“Dinamismo di un cane al guinzaglio” di Giacomo Balla (da www.wikipedia.org)

Nato in Italia nella prima metà del XX secolo il futurismo è una delle avanguardie storiche. Già dalla definizione, ripresa dal lessico militare, in cui l’avanguardia è la squadra di soldati che va in avanscoperta, risulta lampante l’intento militante e “rivoluzionario” di questo movimento.

Filippo Tommaso Marinetti e il “Manifesto del Futurismo”

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) è l’autore del “Manifesto del Futurismo” uscito nella rivista parigina “Le Figaro” nel 1909. Questo manifesto espone in maniera sintetica e programmatica le nuove idee e concezioni che ribollivano in quell’epoca di cambiamenti continui su tutti i fronti, dalla tecnologia alla politica. Ecco alcuni punti essenziali dell’innovativo programma:

  1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
  2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

Progresso è la nuova parola d’ordine, il principio cardine in cui si ripongono le aspettative. Con le nuove invenzioni, con la modernizzazione e l’incremento dei ritmi dell’industria gli intellettuali avvertono la necessità di cavalcare il vento di questo progresso che procede scattante e irrefrenabile. Non c’è tempo per perdersi in riflessioni, per scandagliare l’esistenza, tutto il mondo corre ad una velocità inafferrabile e l’unica possibilità e ricorrerlo. Da qui l’esaltazione della frenesia, dello slancio, dell’audacia e del dinamismo. Tuttavia il vero mito di questo periodo è la macchina: in essa si catalizzano le tensioni verso la modernità e la piena fiducia nelle capacità dell’uomo di trasformare e comandare la realtà. Nei punti successivi si dichiara anche l’esplicito intento di distaccarsi dalla cultura precedente e distruggerla in quanto provoca morte e imputridimento degli impulsi violenti e scattosi degli uomini.

Marinetti con alcune pubblicazioni futuriste (da www.wikipedia.org)

Il “Manifesto tecnico della letteratura futurista”

L’11 maggio 1912 viene pubblicato il “Manifesto tecnico della letteratura futurista” volto a regolamentare un’innovativa modalità di comunicazione.

1. Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono.
2. Si deve usare il verbo all’infinito, perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all’io dello scrittore che osserva o immagina. Il verbo all’infinito può, solo, dare il senso della continuità della vita e l’elasticità dell’intuizione che la percepisce.
3. Si deve abolire l’aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. L’aggettivo, avendo in sé un carattere di sfumatura, è inconcepibile con la nostra visione dinamica, poiché suppone una sosta, una meditazione.

Bandendo qualsiasi forma logica di argomentazione ed elaborazione del pensiero viene celebrata l’immediatezza. Distruggere la sintassi significa abolire lo schema usato per incasellare le parole in un ordine razionale che garantisca la piena e chiara espressione dei concetti. Lo scopo dell’istantaneità comunicativa viene raggiunto con la teoria delle “parole in libertà” che, attraverso la disposizione dei sostantivi come suggeriscono le sensazioni, garantisce la restituzione della realtà in tutto il suo continuo mutamento. Viene abolita la punteggiatura, oltre agli aggettivi, agli avverbi e alle congiunzioni, nell’ottica di dare risalto alla concretezza dei sostantivi. Al posto dell’interpunzione viene suggerito l’uso dei segni matematici più idonei ad accentuare i movimenti.

L’analogia e la glorificazione della materia a scapito dell’io

L’analogia è il mezzo a cui affidare le associazioni percepite fra la materia in tutte le sue parti, nessuna esclusa. Essa non deve essere spiegata ma intuita nella sua essenzialità e si esplica nel sostantivo-doppio, di cui vengono riportati alcuni esempi: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca. Tutte queste novità mirano ad annientare nella letteratura l’io. Fare spazio alla materia, vero idolo del nascente regno meccanico e rigettare l’esaurita e non più interessante psicologia umana. Per decantare la materia si cerca di riprodurne le qualità sensibili di rumore (ad esempio attraverso le onomatopee), peso e odore. Infine ben consapevole che tutte queste caratteristiche non avrebbero creato opere letterarie dall’articolazione armoniosa, Marinetti fieramente afferma:

Facciamo coraggiosamente il «brutto» in letteratura, e uccidiamo dovunque la solennità. Via! non prendete di quest’arie da grandi sacerdoti, nell’ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull’Altare dell’Arte! Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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