Siamo sempre più consapevoli dell’importanza dell’assistenza psicologica accanto a quella medica nei malati oncologici. Vediamo insieme in che cosa consiste.

La fine della chemio è una canzone energica, allegra, potente. E’ un messaggio di speranza che pone l’attenzione anche sul benessere psicologico.
Un messaggio di speranza
Festeggeremo la fine della chemio
Fianco a fianco su quel palco
E starai bene sai e finirà anche il buio
Tante cose cambieranno
Così apre la canzone La fine della chemio, cantata originariamente dai Sick Tamburo, diventata poi un progetto di beneficienza, a cui hanno partecipato diversi cantanti come Jovanotti, Tre Allegri Ragazzi Morti, Manuel Agnelli, Samuel, Elisa, Meg, Lo Stato Sociale, Pierpaolo Capovilla e i Prozac+. Il brano è stato scritto da Gian Maria Accusani in un momento molto difficile per sostenere la collega, nonché migliore amica, Elisabetta Imelio.
All’inizio è stata composta per essere di aiuto ad entrambi nell’affrontare questa dura situazione con energia. Elisabetta ha raccontato poi di averla ascoltata proprio mente si recava ad una seduta di chemio e di come l’avesse aiutata a vivere la situazione con più coraggio e forza d’animo. Da qui è nata l’idea di farla sentire a più persone possibili, per essere un aiuto a chi sta combattendo questa battaglia e a non farlo sentire solo. Ciò pone l’attenzione su un aspetto che, soprattutto oggi, sappiamo essere fondamentale: il benessere psicologico, messo a dura prova, dei paziente oncologici. Vediamo come favorirlo.

Una figura fondamentale
La psiconcologia è un ramo della psicologia che si occupa in modo approfondito delle conseguenze della malattia nella psiche e nel benessere dei pazienti oncologici. In particolar modo fondamentale è lo psiconcologo in età pediatrica, dove ad essere travolto dal tumore, come un uragano, non è solo il paziente in sé, ma tutta la famiglia.
Questa figura è parte del modello bio-psico-sociale che pone la famiglia e il paziente al centro di un cerchio composto da tre componenti: i medici, il personale socio-sanitario e, appunto, lo psiconcologo, aiutati da educatori, insegnanti e volontari. Sono tutti parte di un équipe multidisciplinare che collabora per migliorare le condizioni di salute fisica e psicologica del paziente e per ridurre la sensazione di lontananza dal mondo esterno. Il percorso di aiuto psicologico, però, non si ferma con la dimissione. E’ necessario aiutare il paziente anche dopo a rientrare nella normalità, riadattandosi e affrontando la paura di eventuali brutte notizie, proprio come recita la canzone.
E rimarranno i segni ma sembrerai
Più bella, il tuo sorriso ha vinto
E le paure quelle, quelle qualche volta
Quelle ancora torneranno
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Un’assistenza a tutto tondo
Il sostegno dev’essere a tutti i componenti del nucleo famigliare. In primis al paziente in quanto la diagnosi comporta l’arresto del normale corso di vita, degli obiettivi, delle attività, dell’apprendimento. Ci può essere una perdita di contatto e di controllo con il mondo esterno e spesso i genitori tendono a considerare il figlio un tutt’uno con la malattia. Tutto ciò contribuisce alla diminuzione dell’autostima e del senso di efficacia, accompagnata, in modo particolare in adolescenza, dal quasi azzeramento dell’autonomia, tanto agognata. Ci possono essere sentimenti da un lato di rabbia, del perché proprio a me, dall’altro un senso di impotenza, una resa che può condurre anche alla comparsa di sintomi depressivi. Inoltre, i piccoli pazienti possono provare anche ansia e paura per il futuro quantomai incerto.
Tutto ciò può riguardare anche i genitori, che possono sentirsi arrabbiati, impotenti o in colpa. Diviene fondamentale, dunque, migliorare sempre di più anche l’assistenza psicologica, importantissima per affiancare paziente e famiglia nella loro battaglia.