L’ analfabetismo funzionale probabilmente ti riguarda

Non sentirti già fuori pericolo, probabilmente anche tu sei un analfabeta funzionale, ma prima che tu possa offenderti, leggi il perché.

Sono analfabeta funzionale?

Innanzitutto, non sentirti nemmeno solo, sì perché ben il 47% degli italiani è analfabeta funzionale. Ora che ti senti un po’ più confortato da questo dato (forse), puoi capire, con animo più sereno, chi è un analfabeta funzionale (forse). Un analfabeta funzionale è capace di fare tutto quello che si apprende normalmente nelle scuole primarie: sa scrivere, sa fare conti matematici e sa leggere. Cosa lo rende funzionalmente analfabeta? Il non riuscire ad interpretare le informazioni e la realtà che ha attorno.

L’analfabeta funzionale manca di senso critico ben pensato, per questo crede facilmente a tutto ciò che legge. Leggendo un testo, ne trae un’interpretazione erronea, proprio perché trova difficoltà nel comprendere e nel valutare informazioni e contenuti. Ogni informazione viene rispedita ad una sua propria esperienza personale diretta, non riesce ad avere una visione ampia di un fatto, o fa fatica ad averne.

Bufale, fake news e haters

Il fenomeno delle fake news è direttamente collegato a questo fenomeno. Le bufale, infatti, sono frutto della scarsa o manchevole comprensione dei testi. Anche gli haters vengono dalla stessa matrice (ma lì, il discorso prende anche altre sfumature). Si tratta di persone che, mosse dal semplice impulso emotivo, si lanciano in accuse ed offese solo per avere un po’ di gloria e qualche applauso – sotto forma di like. Spesso il fenomeno haters è anche diretta conseguenza di una cattiva informazione, o di una buona disinformazione. A seconda dei gusti. A tal proposito, nella definizione di analfabetismo funzionale proposto da Treccani troviamo anche scritto: “la difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale ed esprimere a pieno i propri diritti.”

Il tuo cervello aspetta solo te!

Anni fa, l’idea che il cervello fosse plastico solo in giovane età, proponeva una sorta di autogiustificazione e di rassegnazione ad un “ormai, quello che fatto, è fatto”. Si è ormai scoperto da tempo, invece, che il cervello continua ad essere plastico anche in età adulta. Questo significa che il cervello può continuare a formare nuovi neuroni e cellule gliali attraverso un processo chiamato “neurogenesi“. Il cervello, detto in altre parole, può “modificarsi”, in struttura e funzionamento. Questo significa che, anche se un individuo è provvisto di competenze minime, dovrà provvedere a stimolarle adeguatamentepena la capacità di continuare a poterle utilizzare in maniera costruttiva. In sostanza, anche la cultura va mantenuta e coltivata; anche il cervello, va allenato. Non curarti solo dei tuoi bicipiti e dei tuoi glutei.

Il miglior metodo per mantenere il cervello allenato, e scongiurare in parte la condizione di analfabetismo funzionale, è quello di leggere, documentarsi, mantenere e tenere vivo un vigile senso critico ed una sana curiosità.

Nel 2016, Enrico Mentana coniò un neologismo: webete. Misto perfetto tra le parole web ed ebete, per descrivere l’identikit perfetto dell’analfabeta funzionale che oggi, popola i social network.

Un attimo, stavo postando una foto su Instagram. Dicevi?

Purtroppo, tra le cause maggiori di questa impennata di analfabetismo funzionale c’è l’uso dello smartphone e dei social media.

L’utilizzo sistematico dello smartphone, annesso a social media, non crea solo dipendenza ma anche un abbassamento notevole della soglia di attenzione. Questa dipendenza e questa soglia bassissima di attenzione intacca notevolmente la cultura e la cognizione delle persone. Leggono meno, studiano meno e peggio, comprendono più difficilmente, ricordano meno, sono provviste di minor senso critico. Questi nuovi strumenti, prediligono e sviluppano, un pensiero semplificato e superficiale. La difficoltà di riuscire a creare e sostenere pensieri profondi, fornisce il più probabile e fertile terreno allo sviluppo di analfabetismo funzionale.

Fece un certo scalpore il risultato di uno studio condotto da Microsoft nel 2015. Il suddetto studio, condotto su oltre 2000 ragazzi, dimostrò che la soglia di attenzione e concentrazione dei partecipanti era inferiore a quella dei pesci rossi. La soglia di concentrazione dei ragazzi era di 8 secondi, quella dei pesci, era di 9. La motivazione? L’iperstimolazione data da smartphone e social media, che ci spinge a cercare continuamente stimoli, catturando la nostra attenzione.

E ora?

La fantastica plasticità del cervello umano offre la chiave di soluzione al problema. Il problema dell’analfabetismo funzionale, si può prevenire e sanare utilizzando il meno possibile smartphone e social media, leggendo e scrivendo di più. Curiosando attorno a sè. Allenandosi a pensare profondamente ed a sfidare il proprio cervello, ogni giorno, anche nelle piccole cose.

Bada bene però: leggere su siti internet o sulle pagine web, non risulta utile, bensì nocivo. L’attenzione oculare, sul web, schizza continuamente da un punto all’altro del campo visivo, non agevolando per niente la nostra, tanto colpita, soglia di attenzione. L’unica lettura utile ad un sano recupero della nostra cognizione e attenzione, risulta essere quella dei libri su carta, dove nient’altro cattura la nostra attenzione.

Serena Vitale

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