Da Galileo ad oggi, lo sviluppo delle osservazioni astronomiche

Da quando Galileo, per la prima volta, osservò il cielo notturno che ogni notte si staglia su di noi, l’uomo cominciò a capire e vedere con i propri occhi come fosse realmente l’universo. Egli è considerato il padre della scienza moderna, poiché per la prima volta usò il metodo scientifico e ad esso legò l’uso di strumenti, abbandonando così l’osservazione ad occhio nudo. Perfezionando uno strumento costruito in Olanda, il telescopio, egli iniziò a comprendere e spiegare la natura del cielo stellato. Da Galileo, il progresso tecnologico ci ha premesso di capire ancor di più il cosmo, regalandoci studi e osservazioni tali da permetterci nuovi risvolti in teorie e leggi della fisica ancora nascoste all’uomo. Grazie alla forza di volontà di una persona soltanto, l’umanità ha potuto evolversi.

Evoluzione dei telescopi

Con il passare dei secoli l’astronomia d’osservazione si è evoluta con nuove metodologie e tecniche, basando la costruzione dei telescopi secondo un aspetto della fisica ancora sconosciuto a Galileo, lo spettro elettromagnetico. Lo spettro che degli infrarossi, della luce visibile, degli ultravioletti e dei raggi x e gamma, è infatti alla base delle nuove tipologie di telescopi. Ognuno di essi ci permette di vedere i corpi celesti nel cosmo a più lunghezze d’onda, permettendoci di costatare proprietà impossibili da determinare con soltanto i “nostri occhi”. Oltre la loro presenza sulla superficie terrestre, i telescopi sono anche stati inviati nello spazio, così da eliminare l’inquinamento luminoso e la porzione dello spettro assorbita dall’atmosfera.

Immagini scattate da telescopi ottici, agli infrarossi e raggi x

Le grandi osservazioni di oggi

Le osservazioni compiute dalle varie tipologie di telescopi, ha permesso di realizzare una grande catalogazione dei corpi celesti del cosmo. Una delle ultime grandi catalogazioni, infatti, è stata realizzata per la prima volta, per corpi selezionati nella banda dei raggi X, ed è stato osservato in un volume ininterrotto di spazio fino a grande distanza. Queste informazioni permettono di ricostruire in dettaglio la struttura dell’Universo su larga scala e la sua evoluzione nel tempo. Il completamento del censimento degli oggetti individuati nelle 2.000 ore di osservazione del programma XXL su due porzioni di cielo (ciascuna pari alla superficie apparente di 100 lune piene) ha richiesto uno sforzo coordinato dei maggiori telescopi oggi a disposizione, sia sulla Terra che nello spazio, nella banda radio, nella luce visibile e nell’infrarosso. Quando i telescopi a raggi X osservano l’Universo extra-galattico, infatti, vedono due tipi di sorgenti: il gas caldo intergalattico degli ammassi di galassie e gli Agn. Pur essendo abbastanza facile trovarli, occorre poi usare altri telescopi (che operano in altre lunghezze d’onda) per chiarire la natura di ogni sorgente e misurarne la distanza. I nuovi cataloghi, pubblicati in uno speciale della rivista Astronomy & Astrophysics, contengono ben 365 nuovi ammassi di galassie e 26.000 nuclei galattici attivi (Agn), regioni luminose e compatte al centro di alcune galassie in cui un buco nero supermassiccio ingurgita la materia circostante. In totale sono 20 gli articoli dedicati al progetto (cinque a guida italiana) che hanno coinvolto circa cento ricercatori da tutto il mondo, tra cui numerosi dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e delle università di Bologna e Padova.

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