Keith Haring e il problema dell’AIDS negli anni ’80 visto con gli occhi di Foucault

A Pisa sono in mostra 170 opere di Keith Haring per rendergli omaggio

In questi giorni a Pisa va in scena una mostra dedicata alla memoria di Keith Haring. Le opere in esposizione sono oltre 170 che ricordano l’eccentrico artista, morto giovanissimo perché preda del male dell’epoca: l’AIDS. Mostra voluta da Kazuo Nakamura, il fondatore della Nakamura Keith Haring Collection in Giappone. Keith Haring ha condiviso lo stesso destino con un grande filosofo e sociologia dell’epoca contemporanea: Michel Foucault che ha condiviso la piaga dell’AIDS con lui (condivisione metaforica non reale) e di cui anche lui rimase vittima.

Il ricordo di Keith Haring

Pisa e Keith Haring hanno un legame molto particolare: nel 1989 infatti una parete di 180 metri quadri del convento di Sant’Antonio a Pisa accoglieva il grande murales Tuttomondo dello street artist. Il 12 novembre il suo ricordo è tornato nella città toscano con una mostra che ospita più di 170 opere. L’autore è noto sia per la sua street art, sia per la sua arte usata come denuncia di una gravida piaga sociale gli anni ’70-’80 che ha spento milioni di vite in tutto kilo mondo: l’AIDS. La sua arte infatti era il modo di dimostrare sensibilità sul tema dell’AIDS, trasposto in diverse sue opere animate da un impulso deterrente, così da tentare di salvare vite umane; notevole, in tal senso, il dipinto AIDS, del 1985. Tuttomondo, il murales pisano, è l’opera più importante dell’autore non perché l’ultima, ma perché è un inno alla vita e definito da Haring stesso uno dei «progetti più importanti che abbia mai fatto»; inno a quella vita che ben presto avrebbe lasciato, a causa del suo male, il 16 febbraio del 1990 a 31 anni a New York.

La testimonianza di Michel Foucault

Michel Foucault anche lui è stato vittima 6 anni prima di questo male, considerato una piaga sociale. Anche lui malato di AIDS muore a 57 anni nel 1984 a Parigi. Nonostante sia stato a conoscenza del pericolo e del male incurabile, che ha devastato un a generazione, negli anni della sua permanenza negli Usa il filosofo era spesso alla ricerca dei piaceri carnali nelle saune di San Francisco, noncurante del pericolo. Lui stesso diceva: «Il piacere completo e totale per me è legato alla morte», tesi poi riportata nel suo ultimo volume dedicato alla sessualità: Eros, che è stato pubblicato postumo. L’Aids in quegli anni è spesso descritta come una malattia brutale, ma a Foucault non interessava; curiose sono le vicende che lo legano all’ultimo periodo della sua vita: a partire dal marzo del 1984 il filosofo si reca spesso in ospedale con una sola domanda: «Quanto tempo mi resta?». Emblematica frase che da li a poco si concretizzò nella morte della super star della filosofia europea di quegli anni.

La sessualità repressa dall’ società borghese

La ricerca dei piaceri estremo e della libertà sessuale che ha caratterizzato la vita del filosofo è raccontata come denuncia sociale nell’ ultimo tomo della sua opera in più volumi intitolata Storia della sessualità. Nel quarto volume dedicato all’eros infatti il filosofi francese ci parla di come la società e la borghesia abbiano una sorta di repressione sessuale; l’ipotesi repressiva di cui ci parla Foucault corrispondeva con la concezione di una repressione diffusa contro la quale lottare, essa mascherava una realtà in cui il potere opera prescrivendo ai soggetti i modi ed i contesti in cui si debba invece parlare e manifestare la propria ‘identità sessuale’. Nella modernità invece la sessualità era vissuta come una caratteristica intrinseca al sé, a tal punto da sentire il bisogno di dichiarare una particolare identità sessuale e addirittura le proprie scelte sessuali; scelte che solo ora attraverso lotte di emancipazione si riescono ad esprimere e mettono in guardia proprio da questa concezione di repressione diffusa nella società

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