Il Superuovo

Essere alla moda è sinonimo di vanità? Per Kant no, e spiega perché

Essere alla moda è sinonimo di vanità? Per Kant no, e spiega perché

Immanuel Kant ci ha lasciato idee precise su quale deve essere il nostro rapporto con la moda senza perdere di vista noi stessi.

Immanuel Kant | Filosofo Tedesco | SociologiFamosi.It

Oggi giorno la moda molto spesso la  sembra una formalità vuota dove la cura della propria immagine conta più di ciò che si è. Il filosofo tedesco era consapevole di questi problemi anche nel suo tempo.

AUSTERO MA ALLA MODA

Immanuel Kant è stato celebre per la sua austerità nel suo modo di vivere, aveva mantenuto un’atteggiamento puritano derivato dall’educazione di famiglia. Il suo rigore era riconosciuta in tutta Konisberg, la sua città, facendo attività scandite nella precisone dell’orologio. Ma nella sua rigidezza non rinunciava la moda del tempo 

«[Portava] un cappelluccio a tre punte, una piccola parrucca bionda, bianca di cipria, col codino; la cravatta nera e la camicia col collo increspato e i polsini, l’abito di panno fine, generalmente nero e screziato di giallo e marrone, panciotto e calzoni della medesima stoffa, calze di seta grigia, scarpe con la fibbia d’argento e la spada fintanto che fu di moda in società; in seguito una canna comune. Secondo la moda di allora la giacca, il panciotto e i calzoni erano orlati con un cordoncino d’oro o di seta. Portava un vestito simile tutti i giorni, anche in aula poiché l’abito migliore, una volta logoro, serviva infine nell’aula…si conformava sempre alla moda della società colta… ma la sua non era una imitazione servile, ma un uso del proprio gusto che talvolta poteva arrivare ad una particolare originalità…Per la solennità del suo primo rettorato si fece fare un abito nuovo perché si era dimenticato che bisognava presentarsi in nero…egli era dell’opinione che anche con l’abito si deve mostrare il rispetto per la società nella quale si vive e, non fosse altro che per amore di se stessi, bisogna presentarsi al prossimo anche esteriormente dal lato simpatico.»

R.B. Jachmann, Immanuel Kant descritto in lettere a un amico in L.E. Borowski

ESSERE ALLA MODA CON COGNIZIONE

Kant voleva che la moda non fosse qualcosa di vano fine a se stesso perdendo di vista l’uomo che stà “dietro” a un certo modo di vestirsi e porsi nei confronti degli altri e della società. Doveva essere un strumento in cui l’uomo esprime la sua dignità perchè per il filosofo tedesco era il mezzo d’espressione dell’amore per se stessi cercando di mostrarsi nel migliore dei modi al prossimo. Nell’Antropologia pragmatica  si pensa che Kant condanni la moda  ma, letta nella sua complessità, si può capire bene invece che intende proprio quella moda vanitosa fine a se stessa. 

” nessuno vuole apparire da meno degli altri anche in ciò che non ha alcuna utilità […] stare alla moda e’ questione di gusto; chi è fuori di moda e aderisce ad un uso passato, si dice antiquato; chi non dà nessun valore all’esser fuori di moda è un eccentrico […] è meglio esser matto secondo la moda che fuori di essa e che la moda e’ veramente pazza solo quando sacrifica alla vanità l’utile o addirittura il dovere”

Antropologia dal punto di vista pragmatico

Kant, riassunto

CONCLUSIONE 

Non ci interessa ora in questa piccola analisi di che moda parliamo, da quella più semplice alla più stravagante, ma il fatto che non si deve perdere di vista se stessi. La moda deve essere sempre considerato un mezzo di espressione delle proprie qualità, unicità, ma non si deve cadere nell’errore di farsi “inghiottire” da questo interesse, rimanendo consapevoli della sua funzione personale e sociale dandone il giusto valore. Il pensiero di Kant ci permette di distaccarci da una  concezione di moda oggi giorno molto spesso formale, vuota e vanitosa dando più valore a ciò che portiamo piuttosto che a noi stessi.

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