Il Superuovo

Femminicidi come fenomeno strutturale: come viviamo il respiro della società patriarcale

Femminicidi come fenomeno strutturale: come viviamo il respiro della società patriarcale

“L’ennesimo femminicidio…”. Con quanta frequenza sentiamo parlare di violenza di genere e con quanta, invece, di un effettivo cambiamento?

Simone De Beavuoir

La violenza di genere non è una manifestazione sporadica di una condotta violenta, ma la punta dell’iceberg di un fenomeno strutturale. Se ne parla ormai da tempo, ma nelle ultime settimane l’argomento è stato affrontato su grande scala anche a seguito delle scandalose espressioni di Barbara Palombelli, che hanno scatenato una discussione molto accesa.

QUANDO SI SENTE “L’ENNESIMO CASO DI FEMMINICIDIO”

Mettendo da parte il fatto di cronaca e le accuse di victim blaming mosse alla giornalista, ciò che salta all’occhio ogni volta che sentiamo di un nuovo caso di omicidio “di genere” è un’aggettivo, ormai inflazionato, che è necessariamente presente in ogni articolo che riporti di un caso di questo tipo. “Ennesimo“. Quante volte abbiamo sentito questa parola? E quante volte riferita in questo contesto? Ciò che si potrebbe criticare a Palombelli ed a tutti coloro che cercano di relegare il problema a cause fragili o marginali è proprio quello di ignorare la componente ripetuta del problema.

NON C’È COLPA SE NON QUELLA STRUTTURALE

In un recente post pubblicato da Amnesty Italia è stato affermato:

“In Italia la violenza di genere e il femminicidio sono fenomeni strutturali, non occasionali.”

Quanto detto non può che essere vero. Un esempio della mancanza di percezione del livello strutturale del problema potrebbe essere visto in affermazioni poco colorite come “queste cose succedono solo al Sud” ed altri territorialismi fallaci. Posizioni facilmente replicabili: dati alla mano, grazie all’indagine condotta dall’Istat nel 2016, si può attestare una diffusione del problema in modo equo in tutto il territorio nazionale.

Fonte: Istat; Tassi di vittimizzazione per omicidio volontario consumato per genere, regione e relazione con l’omicida – Periodo 2014-2016 (valori medi annui per 100.000 abitanti dello stesso sesso)

Il problema, come già annunciato, è di livello strutturale, un assetto mentale che abbiamo ereditato e che continua a vivere, alimentato da una cultura patriarcale e di possessione all’interno della quale il partner diventa un oggetto. Gli autori di femminicidi, come evidenziato sempre dal rapporto dell’Istat, sono, infatti, al 39.6% il partner della vittima ed all’ 11.4% gli ex-partner.

Dal sito: “Nel 2016, nella metà dei casi l’omicidio di una donna è stato commesso dal partner o dall’ex partner (51,0%), nel 22,1% dei casi da parte di un parente, nel 6,0% dei casi da un conoscente. Gli sconosciuti sono invece il 14,1% e per un residuo 6,7% gli omicidi di donne risultano ancora di autore non identificato. Invece, nello stesso anno, solo il 2,8% dei maschi è stato ucciso dal partner o dall’ex partner, il 13,1% da un altro parente e l’8,0% da un conoscente.”.

CLAUDE LEVI-STRAUSS E SIMONE DE BEAVUOIR: COME CAMBIARE IL PARADIGMA

Ciò di cui parla Levi-Strauss, è sicuramente uno strutturalismo ben diverso, ma potremmo applicare la sua definizione di società calda e società fredda alla situazione che viviamo. Secondo l’antropologo francese, una società è definibile “fredda” quando non vi è movimento culturale al suo interno: viene prodotto meno progresso ed in modo più lento. Sicuramente è un azzardo definire questa situazione analoga ad una società fredda, ma è impossibile non notare un pattern: un vero cambiamento verso la parità genere è ancora lontano.

Dal panorama del femminismo francese, un’altra pensatrice, ormai citata in qualsiasi discorso che tratti di femminismo attivo, il pensiero di De Beavuoir si articola in due momenti chiave ed ha come protagonista la donna: la presa di coscienza del suo stato di subalternità e la ribellione, in gruppi costituiti anche con uomini, al paradigma che le ha relegate in questa posizione.

Su questo frangente, la risposta potrebbe essere positiva. È importante, ad esempio, raccontare di associazioni come Maschile Plurale che dal 2007 sostiene in movimento femminista e dona una componente maschile al discorso. Potremmo uscire da questa situazione di “congelamento”, l’importante è il nostro impegno collettivo.

 

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