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Grazie a “I origins”, ecco spiegato come funziona la vista negli animali marini

Grazie a “I origins”, ecco spiegato come funziona la vista negli animali marini

Grazie a questo articolo, andremo alla scoperta delle componenti dell’occhio e del suo funzionamento.

“I origins” è una pellicola datata 2014, al cui interno vengono narrate le vicende di un dottorando in biologia molecolare alle prese con uno studio sull’occhio umano. L’occhio è una struttura molto complessa e ben organizzata che consente la visione del mondo esterno e, pertanto, risulta essere estremamente importante.

FOTORECETTORI

L’occhio è un organo composto in primo luogo dall’umor vitreo, ovvero un tessuto trasparente e gelatinoso, rivestito all’esterno da diverse membrane di cui la più esterna, con funzione protettiva, prende il nome di sclera.  La parte anteriore della sclera viene invece definita cornea, al di sotto della quale è localizzata una struttura molto elastica indicata come cristallino. Quest’ultimo ha una forma che può essere poi modificata grazie alla presenza e contrazione del muscolo ciliare. Tra il cristallino e la cornea vi è l’iride: questa è una struttura colorata anch’essa in grado di modificare la propria forma in relazione all’intensità della luce presente  grazie alla presenza di una componente muscolare. Nella porzione interna dell’occhio è poi localizzata la retina, che è una struttura nervosa sulla quale sono localizzati i fotorecettori, ovvero cellule sensibili alla variazione di luce e in grado di convertire i segnali luminosi in stimoli nervosi. E’ inoltre presente la pupilla, una struttura in grado di regolare il quantitativo di luce in entrata.

RETINA

La luce, una volta arrivata alla retina, raggiunge i fotocettori che nel caso dei vertebrati sono rappresentati da bastoncelli e dai coni. Questi hanno in comune il segmento esterno e il segmento interno ma a prescindere rimangono strutture diverse dal punto di vista morfologico e funzionale. Il segmento esterno dei bastoncelli presenta la rodopsina come fotopigmento e risulta essere attivato nei casi in cui vi è una scarsa luminosità. I segmenti esterni dei coni, invece, presentano le conopsine e risultano essere attivati in caso di luce. Pertanto, i bastoncelli vengono utilizzati nelle fasi di buio, mentre i coni in caso di luce.

LA VISTA DEI TELEOSTEI

I pesci ossei presentano una cornea piatta associata ad un cristallino di forma sferica che agisce come una lente mettendo quindi a fuoco gli oggetti e gli ostacoli presenti. Nel processo di messa a fuoco è inoltre coinvolto anche il muscolo retrattore che consente, attraverso la sua contrazione, l’allontanamento dalla retina del cristallino e, pertanto, al rilassarsi del muscolo si verifica il riposizionamento in sede normale del cristallino. In questi animali la pupilla risulta essere continuamente aperta ed è inoltre comunemente focalizzato a distanza infinita presentando quindi la capacità di adattarsi ai quantitativi di luce presenti nell’ambiente in cui vive. La chiara visione delle immagini da parte dei pesci ossei è resa più complessa e difficile dalla presenza di numerose particelle all’interno dell’acqua e da una generale condizione di scarsa luminosità e, di conseguenza, nella retina tende a prevalere la presenza dei bastoncelli rispetto a quella dei coni. Inoltre, le specie diffuse in habitat caratterizzati dalla presenza di acqua bassa sono in grado di percepire alcuni colori grazie alla presenza di fotopigmenti che risultano essere sensibili al giallo, verde, rosso e blu: questa funzione risulta essere particolarmente importante durante l’accoppiamento.

 

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