Judith Butler ci racconta la performità di genere e David Bowie la inscena

Il genere sessuale è qualcosa che si rappresenta e che non dipende strettamente dalla biologia. In questo senso David Bowie è in grado di farne una modalità artistica.

L’artista e i suoi alter ego sono la messa in scena della fluidità di genere, che fa capo a qualcosa che supera i confini sessuali biologici. La libertà con cui Bowie si appropria di ciò che gli serve per esprimersi dimostra l’assenza di pregiudizi.

David Bowie se ne frega della natura sessuale

Siamo nel gennaio 1972. David Bowie, senza ancora calarsi nella parte del suo alter ego Ziggy Stardust, ammette in un’intervista “La mia natura sessuale è irrilevante. Sono un attore, recito una parte, frammenti di me stesso”. Le sue parole indicano una fluidità sessuale capace di rompere le barriere dei preconcetti e calarsi all’interno di un dominio di cose che superano i confini della biologia. Più tardi nello stesso anno e fino al 1973 Bowie rappresenta nella sua tournée il personaggio androgino Ziggy Stardust, con il quale spesso si confonde rischiando di perdere la propria identità. I capelli rossi, il trucco eccentrico e gli abiti sgargianti fanno di lui un vero e proprio spettacolo, ricco di teatralità ed espressione. Il 1976 è la data di nascita di un nuovo alter ego per l’artista: il thin White Duke (snello Duca Bianco), in grado di rappresentare l’orgoglio e la compostezza regale latenti nell’artista dopo il periodo glam rock di Ziggy. Capace di mostrare attraverso la sua corporeità e il suo aspetto parti di sé che egli percepisce vive e pulsanti nel suo animo, Bowie non si scoraggia davanti al fatto di essere nato maschio, poiché la sua profondità e intelligenza artistica non trovano limiti in costrizioni di tal fattura. Ma cosa significa nascere maschio o femmina? Dipende tutto dagli organi genitali? La loro alternativa presenza influisce sulla psiche o sul carattere? Oppure si tratta di costruzioni sociali? In quest’ultimo caso, perché dovremmo continuare a perpetrare degli inutili pregiudizi che limitano la nostra libertà d’espressione?

Ziggy Stardust

Judith Butler racconta i rischi del femminismo contemporaneo

Cosa significa essere uomo o essere donna? Comunemente si associa ai due concetti delle particolari caratteristiche che trascendono la corporeità, quando si sa che ciò che definisce oggettivamente il genere è la presenza del pene o in alternativa della vagina. Non si esce da questa dicotomia, ma ciò non significa che essa debba determinare pregiudizi nei confronti della forma mentis, dei valori e delle ambizioni del soggetto. Judith Butler, in conformità al
suo attivismo in campo femminista e forte della sua formazione filosofica, teorizza la nozione di performatività di genere. Il modo in cui noi ci giudichiamo di un sesso o dell’altro dipende dal corso della storia, che ha fatto sì che certi condizionamenti mentali si perpetrassero incorporando nel concetto di sesso anche caratteristiche che in nulla si possono ritenere direttamente collegate o conseguenti ad esso. Si è creato in questo modo una dicotomia che mette le radici nelle stesse critiche femministe, perché considerano le donne in quanto una realtà ontologicamente diversa da quella del mondo maschile, dal quale è stata storicamente sottomessa. Il femminismo contemporaneo sembra a rischio di perpetuare gli stessi pregiudizi dell’oppressore, trascurando la fluidità della nozione di genere e l’intenzionalità del soggetto.

La potenza della parola invade la sfera della corporeità

Secondo la Butler, pare che la potenza del linguaggio, le parole che definiscono il genere, siano in grado di investire la sfera del materiale. Proprio il linguaggio è responsabile della creazione del maschile e del femminile, e l’iterazione di esso ha fatto sì che tali concetti si consolidassero in quella divisione che ormai si è sedimentata nel senso comune. Il pensiero e la convinzione assurgono così a modalità di azione che coinvolgono la sfera del corpo, attraverso il quale il soggetto manifesta il proprio genere. Da queste riflessioni scaturisce la certezza che non esista un’essenza di genere dipendente dagli organi genitali, e la performità di cui parla Judith Butler si riferisce esattamente a quel tipo di manifestazione del maschile, del femminile e dell’androgino che dipende solo dalla nostra volontà e dalle nostre intenzioni, oltre la biologia. In questo senso David Bowie rappresenta la personificazione di una filosofia finalmente liberata dai pregiudizi di genere, in cui il soggetto si rende attivo protagonista della sua presentazione sociale senza sentirsi oppresso dal discorso storico e dal potere di parole male interpretate.

The thin White Duke

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