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Le pozioni dei giochi dei pokemon assomigliano ai cerotti spray della vita reale?

 

Quelle fantastiche spruzzette colorate che ci aiutavano da piccoli a battere i capipalestra (e ci indignavamo quando anche loro le usavano…), sono ancora oggi usate per rimarginare le ferite superficiali.

Alzi la mano chi non ha mai giocato ai pokemon su una qualsiasi console.

Sul serio alzatela, così vengo li e vi faccio rimpiangere la vostra eresia, canaglie!

Per tutti i fedeli giocatori della serie questo strumento rappresenta la salvezza in innumerevoli situazioni difficili, e per i classici due pokemon sfigati e mai usati nella squadra l’ennesima occasione dove fare da scudo umano (pokemon ok…) per curare lo starter o il leggendario di turno che si è preso un brutto colpo nei denti di troppo.

Tuttavia non sono del tutto una finzione!

Facendo un giro anche rapido sui più popolari shop online e neanche troppo specializzati, si possono trovare dispositivi medici veramente analoghi!

Ma come sono fatti? come funzionano? come si rimargina una ferita?

Come si rimargina una ferita?

Semplice, ti fai male,  vai dal medico di turno che ti infila in una culla con lo spazio per sei sfere, questa emette un suonino e per magia se sano. (A prescindere dalla lesione spinale che ti paralizzava, la scottatura di terzo grado che ti eri procurato quando quel charizard ti ha vomitato addosso un torrente di fiamme o quella simpatica intossicazione da tetanotossine che ti aveva mandato in arresto cardiaco o anche quell’ipotermia che ti aveva trasformato in un broccolo dimenticato sul fondo del freezer).

Se proprio non hai sbatti di tornare al centro pokemon puoi spararti una fantastica pozione che ti ridà 20ps.

STOP.

 

 

Ah, non è così? Ok partiamo dal principio,

La lesione manda in necrosi un tessuto.

Con necrosi intendiamo un evento traumatico che danneggia fisicamentte le cellule (fisicamente nel senso che le rompe, il danno puù derivare da stimoli chimici, termici, ecc…)

Si tratta in altre parole della morte cellulare “violenta” da non distinguere dell’importantissimo processo cellulare di suicidio progrcammato chiamato apoptosi.

Questa rottura traumatica porta al rilascio nell’ambiente extracellulare e nei vasi sanguigni (solitamente lesionati anch’essi) dei così detti mediatori dell’infiammazione.  Sono molecole che attivano a cascata tutta una serie di enzimi che vanno a causare la extravasazione dell’essudato infiammatorio, nome che di per se fa pensare a qualcosa di schifoso, ma in realtà è la primissima risposta del nostro corpo al danno ed alla conseguente potenziale infezione. Assieme a questa prima linea di difesa si ha una dilatazione dell’apparato endoteliale circostante alla zona colpita. Questo permette un aumento dell’afflusso di sangue e quindi unità linfocitarie e compagnia bella, in altre parole truppe fresche!.

Tipico delle ferite e lesioni più gravi è per esempio il pus, che è generalmente costituito da neutrofili sia vivi che morti oltre che fibrine e fibrinogeno, ossia proteine che vanno sia a permettere una maggiore stabilità del coagulo sia ingabbiano come in una rete limitandone il movimento e quindi la diffusione di batteri o patogeni vari.

Un processo tutt’altro che statico:

L’infiammazione è solo il primo di un lungo processo che chiama in campo diversi coprotagonisti che svolgono parallelamente molte funzioni finalizzate a ripristinare l’omeostasi tissutale nella sezione danneggiata.

A questo punto interviene il coagulo.

Il coagulo è una formazione semisolida generata durante il normale processo di coagulazione del sangue fuoriuscito dai vasi sanguigni in seguito a tagli o ferite. Costituito principalmente da piastrine, globuli rossi e fibrina, il coagulo si forma per lo più fuori dai vasi con lo scopo di arrestare l’emorragia.

Alla base della formazione delle piastrine ci sono i megacariociti, cellule di grandi dimensioni da cui gemmano le piastrine.

Tuttavia la funzione delle piastrine non si limita solo a formare un semplice tappo che fermi la fuoriuscita del sangue dalla ferita. Le piastrine sono infatti in grado di secernere i fattori di trascrizione che permettono di far rimpolpare la popolazione cellulare del tessuto danneggiato. Si pensa che siano necessari fattori di crescita per i movimenti delle cellule all’interno della ferita.

  • TGF-b1, TGF-b2, TGF-b3 indicano i fattori di crescita b1, b2 e b3 rispettivamente
  • TGF-a1 indica il fattore di crescita a
  • FGF indica il fattore di crescita dei fibroblasti
  • VEGF indica il fattore di crescita endioteliale
  • PDGF, PDGF AB e PDGF BB indicano il fattore di crescita originato dalle piastrine, il fattore di crescita AB di origine piastrinica e il fattore di crescita BB, originato anch’esso dalle piastrine
  • IGF indica il fattore di crescita insulino-simile KGF indica il fattore di crescita dei cheratinociti

Inoltre  Numerosi mediatori vasoattivi e fattori chemiotattici sono formati dalla coagulazione, dai fattori del complemento attivati e dalle cellule parenchimasli lese e attivate. Tutte queste sostanze reclutano leucociti infiammatori nella sede della lesione.

Come operano i leucociti?

I neutrofili ripuliscono la ferita dalle particelle estranee e dai batteri; essi sono poi allontanati dalla farita o sono fagocitati dai macrofagi.
Infatti i macrofagi, richiamati da fattori specifici chemiotattici (frammenti della proteina della matrice extraxellulare, fattore di crescita b, proteina 1 che richiama i monociti) infiltrano la sede della ferita e divengono macrofagi attivati (finchè non extravasano e non penetrano non sono attivi), che liberano fattori di crescita, come il fattore di crescita, originato dalle piastrine e il fattore di crescita dell’endotelio vascolare, che iniziano a formare il tessuto di granulazione. I macrofagi si legano alle proteine specifiche della matrice extracellulare con i loro recettori integrine, un’azione che stimola la fagocitosi dei microrganismi e dei frammenti della matrice extracellulare da parte dei macrofagi.
L’aderenza alla matrice extracellulare stimola anche i monociti a subire una metamorfosi per passare a macrofagi infiammatori e riparatori. Sia i monociti che i macrofagi attivati esprimono il fattore 1, stimolante le colonie, una citochina necessaria per la sopravvivenza dei monociti e dei macrofagi. Essi secernono anche il tumor necrosi factor a, una potente citochina pro-infimmatoria, il fattore di crescita delle piastrine, un potente chemioattrattivo e i mitogeni per i fibroblasti.
Altre importanti citochine, espresse dai monociti e dai macrofagi, sono rappresentate dal fattore di crescita trasformante a, dall’interleuchina 1, dal fattore di crescita trasformante b e dal fattore 1 di crescita insulino-simile.
I fattori di crescita, originati dai monociti e dai macrofagi sono indispensabili per l’inizio e la propagazione del nuovo tessuto nelle ferite.
Questo lo si può notare negli animali che ne sono privi che infatti hanno difficoltà a riparare le ferite.
Per queste ragioni i macrofagi sono considerati avere un ruolo essenziale nella transizione dall’infiammazione alla riparazione.

Ma come funzionano i cerotti spray:

Il cerotto spray forma una pellicola trasparente e impermeabile all’acqua che protegge piccole ferite, tagli ed abrasioni dall’ambiente esterno. Può essere applicato anche sulle parti più soggette al movimento dove è difficile applicare cerotti tradizionali. Detergere e disinfettare la ferita, agitare la bomboletta e spruzzare da una distanza di circa 5 cm sulla parte interessata. Si asciuga in 30 secondi. La pellicola protettiva rimane circa un giorno.

Si tratta in realtà di un dispositivo pensato per le abrasioni superficiali e non può agire in profondità. Sicuramente ha dalla sua la comodità in quanto dopo l’applicazione gelifica velocemente e basta un po’ d’alcol per rimuoverlo. Un esempio è il Cerotto Spray Hansaplast, che agisce rapidamente anche contro i batteri.   Lo spray protegge la ferita e rimane trasparente. La pellicola spruzzata è flessibile e può essere applicata anche in punti scomodi e difficili da raggiungere. Lo strato applicato è resistente all’acqua e protegge per diversi giorni. Solo per piccole ferite, tagli e abrasioni minori, non è adatto a tagli che sanguinano abbondantemente.

Cosa contiene un dispositivo come questo?
Ingredienti tipici sono copolimero acrilico, polimero poliuretanico, etanolo, dimetil etere e acqua come solvente insieme all’etanolo.
In sostanza forma un film assimilabile ad una seconda pelle che permette di isolare l’abrasione, facilitando la rimarginazione della ferita ed impedendone l’infezione, pur lasciando traspirare la pelle e velocizzando la guarigione.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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