Joker, un pazzo omicida o un astuto antisociale? Rispondiamo attraverso il DSM-5

Capolavoro fumettistico e cinematografico Joker risulta essere un personaggio alquanto controverso, facciamo chiarezza provando ad analizzarne alcuni aspetti della personalità da un punto di vista psicologico.

Joker, figura tanto enigmatica quanto terrificante, è, fin dai primi fumetti, uno dei principali nemici di Batman. La particolarità e notorietà di tale personaggio hanno fatto si che diversi registi nel corso degli anni abbiano deciso di mostrarne un riadattamento cinematografico. In questo articolo ci riferiremo in particolare al Joker interpretato da Heath Ledger nel secondo capitolo della trilogia del Cavaliere Oscuro del regista Christopher Nolan.

Il disturbo antisociale di personalità

Le persone con disturbo antisociale di personalità sono caratterizzate da assenza di empatia, tendenza a mentire, manipolare gli altri e violare norme sociali e leggi senza poi provare alcun tipo di senso di colpa. Già da questa breve descrizione è facile intuire come la personalità di Joker si avvicini molto al prototipo dell’antisociale. Tuttavia, per poter meglio analizzare questo personaggio da un punto di vista psicopatologico è necessario fare riferimento al DSM-5, ovvero il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali oggi arrivato alla sua quinta edizione, che ogni giorno coadiuva gli specialisti della salute mentale di tutto il mondo a diagnosticare o meno una malattia mentale attraverso la verifica della soddisfazione di specifici criteri. In particolare i criteri del disturbo antisociale di personalità sono quattro (A,B,C,D) e per poter identificare la presenza di tale patologia ognuno di essi deve essere soddisfatto.

 

 

Joker e il rispetto dei diritti altrui

Posto che nella rappresentazione cinematografica del Joker di Ledger il soggetto è ovviamente maggiorenne (criterio B) e non sono presenti specifici riferimenti al suo comportamento durante l’età infantile/adolescenziale (criterio C) né tantomeno risulterebbe proficuo, per una questione di prolissità, parlare anche della schizofrenia e del bipolarismo in questo articolo (criterio D), ci concentreremo esclusivamente sull’analisi del primo criterio (A). Tale criterio fa riferimento a un comportamento di inosservanza e violazione dei diritti altrui che si può manifestare in diversi modi. Sicuramente dalla condotta di Joker si può osservare un grave deficit nella capacità di rispettare leggi e norme sociali, egli stesso, infatti sostiene che “l’unico modo sensato di vivere è senza regole. Inoltre, un altro aspetto che lo caratterizza è la disonestà e l’abilità di mentire e manipolare il prossimo, basti pensare al momento in cui, dentro la cella, riesce con il solo utilizzo della parola ad aizzare contro di se il poliziotto al fine di sopraffarlo con un coltello che teneva nascosto, esempio che denota anche l’attitudine violenta e aggressiva. Altro elemento che lo identifica è l’impulsività, è, infatti, egli stesso ad affermarlo durante il dialogo con Dent: “Ti sembro davvero il tipo da fare piani? Lo sai cosa sono? Sono un cane che insegue le macchine. Non saprei che farmene se le prendessi! Ecco io … agisco e basta”. Ulteriori aspetti, che fondamentalmente possiamo riscontrare in quasi tutte le scene che lo raffigurano, sono l’irresponsabilità e la noncuranza sia della propria che, soprattutto, dell’altrui sicurezza. Infine, caratteristica peculiare dei soggetti con disturbo antisociale è la totale assenza di rimorso, elemento che sicuramente denota la personalità di Joker, il quale non solo non prova pentimento per le proprie condotte violente e omicide, ma, anzi, ne trae godimento, beffeggiandosi di qualsiasi principio umano e morale

Joker e Batman in terapia di coppia

Se Joker ha un disturbo antisociale di personalità allora basta mandarlo in terapia per risolvere i problemi di Gotham City, no? Dipende, bisogna considerare che tale disturbo è uno dei più complessi, difficili e rischiosi da trattare per diversi motivi, tanto che alcuni terapeuti preferiscono non averci completamente a che fare. E Batman che c’entra? Beh, diciamo che anche a Bruce Wayne non farebbe male un po’ di terapia.

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