John Stuart Mill e la serie tv “Élite” ci mostrano tutti i risvolti dell’élitismo

L’élitismo, quello che ci fa tanto storcere il naso…Vediamo cosa ne pensano, invece, i protagonisti di Élite e J.S. Mill.Da sempre, in società, abbiamo a che fare con il tema dell’élitismo: dalle élite politiche, a quelle sociali ed economiche, ma non solo. A ben pensarci, potremmo ritrovare dei piccoli gruppi privilegiati che, molto spesso, decidono delle sorti di altri in quasi tutti gli ambiti della nostra vita. Ma questo è anche giusto, oltre che pratico? Lo vediamo con la serie tv Élite e attraverso il pensiero del filosofo britannico John Stuart Mill.

Quando l’esclusività parte dalla scuola: il caso Élite

Dal 2018, la serie spagnola Élite ci strega con i suoi ambienti da sogno e con lo stile di vita grondante lusso dei protagonisti. Questi ultimi sono un gruppo di studenti del prestigiosissimo liceo privato Las Encinas, scuola dove si formano tutti i rampolli delle famiglie più ricche e influenti di Spagna. La relativa tranquillità viene turbata, all’inizio della prima stagione, con l’inserimento nell’organico scolastico di alcuni alunni di una scuola pubblica inagibile. Inutile da dire: i ragazzi che la maggior parte di noi considererebbe normali, sono visti come extraterrestri e, per questo, discriminati. Pian piano, però, i due gruppi di giovani si mescoleranno, adottando le usanze dei più ricchi: tra feste a bordo piscina, giornate di shopping sfrenate in negozi griffati e vacanze in resort, sembra regnare l’armonia. Ma sappiamo bene che queste differenze non si colmano mai fino in fondo.

Sulla libertà: J.S. Mill e il valore dell’originalità

Nel 1859, il mondo del pensiero politico veniva arricchito dallo scritto Sulla Libertà, del britannico John Stuart Mill. In quest’opera, riflette sul potere livellante della democrazia, colpevole, nella sua opinione, di portare gli individui al conformismo. Tutto ciò è causato dall’istruzione generalizzata, statale e pubblica e dal miglioramento comune di industria e commercio, diffusori di benessere. Questo quadro uniforme è dettato dalla volontà dell’opinione pubblica, che prende le mosse dalle idee e dai desideri della classe media. Per non perdere completamente la dimensione dell’individualità, bisogna porre l’accento sull’originalità del singolo. Ma anche la cultura ha un ruolo importantissimo nelle democrazie moderne: attraverso questa, infatti, gli impulsi umani avanzano e maturano, insieme ai loro desideri. In ultima istanza, l’antidoto al conformismo egualitario è il far emergere gli uomini migliori.

Chi sono gli uomini migliori?

Gli uomini migliori delineati da John Stuart Mill sono quelli con grandissime capacità culturali e intellettive. Infatti, sono anche chiamati uomini di genio o illuminati, che basano la propria vita e le proprie azioni sul sapere e sul raziocinio. Secondo lui, questi individui hanno compiti importantissimi in società. Uno fra tanti è quello di scoprire nuove verità e di eliminare quelle vecchie, usando i propri mezzi intellettuali. Sono un vero e proprio contrappeso all’uniformità e, conseguentemente, alla mediocrità: non possiamo negare che questo pensiero abbia una vena élitistica importante. Ma quali sono i veri risvolti in politica?

L’élitismo e la democrazia

In Considerazioni sul governo rappresentativo, opera del 1863, Mill esprime massimamente il suo pensiero politico, esaltando il ruolo insostituibile e intrinsecamente benefico delle élite nella storia. Infatti, questi piccoli gruppi di uomini illuminati ha da sempre rinunciato alla quantità in favore della qualità. Nonostante sia pienamente a favore del suffragio universale e della sovranità popolare, Mill crede che un’educazione alla democrazia capillare sia necessaria. Inoltre, pensa che questo sistema di governo sia migliorabile attraverso due provvedimenti: il primo è diffondere sempre più la cultura; il secondo è rendere più incisiva l’influenza delle élite intellettuali. Per portare a compimento quest’ultimo proposito, bisogna adottare il sistema elettorale proporzionale, in modo che i cittadini, indipendentemente dal proprio collegio, possano votare i pochi uomini di genio sparsi per il Paese (il maggioritario non lo permette). Oltre a ciò, Mill caldeggia l’istituzione del voto plurimo per le persone intellettualmente superiori: il loro voto vale più di quello di altri, negando così l’eguaglianza democratica.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.