Carmen Consoli e le canzoni in dialetto: quando la musica va oltre le parole

Una canzone scritta per demonizzare la guerra utilizzando le parole del popolo siciliano

Il nostro popolo vanta una quantità di dialetti non indifferente, e talvolta capita che vengano utilizzati anche per scopi che vanno al di là della regione specifica, ma non è detto che ciò rappresenti un limite

L’amore ai tempi della guerra

E quannu t’ancontru ‘nda strata
mi veni ‘na scossa ‘ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d’amuri
l’amuri

parafrasando “e quando ti incontro per strada, mi viene una scossa nel cuore, nonostante fuori si muoia, non muore questa mia stranezza d’amore, l’amore”. “Stranizza d’amuri” è una delle tre canzoni di Franco Battiato scritte in dialetto. A lungo rimasta nell’ombra, viene ripresa da Carmen Consoli, sua conterranea, e inserita nell’album “Voli Imprevedibili”, riacquisendo visibilità. Tale canzone è impregnata dal dolore della seconda guerra mondiale, non si preoccupa di utilizzare parole particolarmente delicate,

Ndo vadduni da Scammacca
I carritteri ogni tantu
Lassaunu i loru bisogni
E i muscuni ciabbulaunu supra

“nella valle della Scammacca, i carrettieri ogni tanto lasciavano i loro bisogni e i mosconi ci volavano sopra”, ma nonostante questo, riesce a trasmettere sensazioni di una dolcezza infinita. E’ la storia di un ragazzo che nonostante infuri la guerra, sente che dentro di lui si muovano forze più potenti delle bombe, che lo stordiscono.

Nonostante il testo non sia completamente comprensibile a tutti, non è comunque percepibile quanto struggenti siano le sensazioni che intende trasmettere. La lingua utilizzata è il dialetto siciliano, e il termine “lingua” non è usato in maniera erronea.

Tipologia linguistica e dialetti

Chiunque abbia compiuto un viaggio all’interno dell’Italia  sa che la lingua cambia nello spazio. Questa variazione nello spazio geofisico viene indicata come variazione dialettale, anche se la nozione di dialetto costituisce un terreno molto insidioso. La questione principale risiede nel chiedersi quanto debbano essere distanti due sistemi per poter essere definiti due lingue diverse, piuttosto che due dialetti della stessa lingua.

Assumiamo come riferimento l’idea di dialetto che quasi ogni parlante di una lingua possiede e che corrisponde all’uso linguistico di una comunità geograficamente ristretta (facente parte di una realtà sociale e politica più ampia) e circoscritto a pochi contesti comunicativi. L’unica condizione che è bene evidenziare è che il dialetto, anche in questa accezione vaga, deve essere imparentato con la lingua di cui è considerato una variante.

Se un sardo parlasse in dialetto con un fiorentino ad esempio, questo probabilmente non capirebbe una parola così come se gli stesse parlando un francese. Il punto è che la tipologia basa i suoi studi sulla cosiddetta “varietà standard”, ovvero la lingua ufficiale, scelta che dipende spesso da cause di forza maggiore, dato che il materiale da cui trarre informazioni sulle lingue ufficiali è più consistente di quello riferito ai dialetti. È innegabile però che i dialetti costituiscano una miniera inesauribile di dati che, essendo quasi totalmente inesplorati, inducono a prevedere interessanti sviluppi anche in chiave tipologica. 

Ma, tipologicamente parlando, i dialetti hanno la stessa dignità delle lingue ufficiali.

Uso del dialetto

L’uso del dialetto è spesso considerato volgare o inappropriato, questo perchè è la lingua che appartiene al popolo, nata e cresciuta ancora prima della lingua formale, in mezzo a coloro che non potevano usufruirne, non la potevano apprendere. L’utilizzo di una lingua comune dotata di una grammatica organica, ha favorito l’unificazione dell’Italia anche dal punto di vista sociale, che fino a quel momento era completamente suddivisa in piccoli comuni i cui abitanti potevano a malapena comunicare tra di loro.

Non dobbiamo dimenticare però, quanto possa essere interessante lo studio dei dialetti in quanto possono essere considerati la vera e propria anima del popolo.

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