Il Superuovo

John Frusciante è un Enea dietro le “tende” di un infernale presente

John Frusciante è un Enea dietro le “tende” di un infernale presente

In Curtains, John Frusciante si presenta come un novello Enea, guidato da una sibillina consapevolezza di aver toccato il fondo.

«Aprile è il mese più crudele», scriveva Thomas Stearns Eliot, il poeta contemporaneo della Sibilla Cumana. Ma anche il XXI secolo ha conosciuto il suo poeta della Sibilla, un poeta lirico, musicale e tormentato: John Frusciante.

 

Anche il rock ha un cuore antico

E chi ha detto che il rock non possa ispirarsi ai grandi miti del passato? È quello che è successo con Curtains, settimo album da solista di John Frusciante, chitarrista dei Red Hot Chili Peppers. L’album è stato pubblicato il 1 febbraio 2005 su Record Collection. Il sound, principalmente acustico, sembrerebbe in contrasto con la comfort zone della musica elettronica praticata da Frusciante. Ma è proprio questa la forza dell’album che, stando alle dichiarazioni del musicista, è stato registrato nel salotto della propria abitazione.

Sebbene l’album vanti la collaborazione di artisti del calibro di Ken Wild (bassista), l’album si presenta come un lavoro home-made. Ma la presunta artigianalità di registrazione esalta l’intimità dell’esecuzione e la profondità dei testi di Frusciante. Traccia dopo traccia, Frusciante sembra rivolgersi proprio a noi, come confidenti delle sue più inconfessabili paure ed esperienze.

Ma cosa ci confessa il cuore del chitarrista più tormentato dei RHCP? Per rispondere a questa domanda, introduciamo un altro elemento essenzialmente artigianale dell’album: la copertina. Incorniciata da una tenda un po’ astratta (il titolo dell’album, curtains, significa proprio “tende”) è stata riprodotta una versione psichedelica di Enea e la Sibilla negli inferi.

Tralasciamo sulla scelta del dipinto, capolavoro fiammingo del XVII secolo, opera di Jan Bruegel il Giovane, che parla per sé. Piuttosto, la scelta del soggetto è quella che a noi sembra singolare, ma è anche la chiave di lettura dell’intera tracklist!

“Enea e la Sibilla nell’Oltretomba”, il dipinto di Jan Bruegel che ha ispirato la copertina di Curtains

La Sibilla è una horrenda guida per il baratro

Il dipinto riprende il celeberrimo episodio, narrato nel VI libro dell’Eneide di Virgilio, della catabasi di Enea. In questo libro, la Sibilla Cumana è il personaggio centrale, con la doppia funzione di veggente sacerdotessa di Apollo e, contemporaneamente, di guida di Enea nell’oltretomba. E doppia è anche la sua vocazione, come ricorda anche Viriglio (Aen. VI, 35-36) «Phoebi Triviaeque sacerdos», ossia sacerdotessa di Febo e di Trivia, dove Febo è Apollo e Trivia è l’appellativo di Ecate, in quanto venerata nei trivi, gli incroci delle strade.

Sulla Sibilla numerose leggende sono state tramandate (una tradizione è documentata anche dal XIV libro delle Metamorfosi di Ovidio). Il suo fascino letterario ha conquistato autori del calibro di Dante e T. S. Eliot. Ma torniamo alla nostra Eneide.

Siamo a Cuma, in un antro a poca distanza dal lago d’Averno, la porta degli inferi virgiliana, in cui abita e vaticina la terribile Sibilla. La presentazione della sacerdotessa non è delle più confortanti: horrendaque procul secreta Sybilla.  La vergine predice a Enea, già reduce da sei libri virgiliani di avventure, menzogne e dolori, ulteriori sofferenze in battaglie sanguinose e un riscatto finale, secondo il volere degli dei.

Enea, allora, pronto ad affrontare le nuove prove imposte dalle divinità, e pronto ad addentrarsi nell’Ade, segue le prescrizioni della Sibilla: trovare il ramo d’oro da offrire a Proserpina, seppellire il compagno Miseno e sacrificare pecore nere.

Eseguiti gli ordini della sacerdotessa, Enea può finalmente introdursi nell’Ade dietro l’attenta guida della Sibilla che lo inizia ai misteri dell’oltretomba. Ma come si concilia questo racconto con l’intima confessione musicale di John Frusciante?

Curtains è il viaggio alla ricerca di Anchise

I testi delle canzoni contenute nell’album ci aiutano a capirne di più. In The past recedes è scritto: « I lied to the greatest thieves/ about anything and everything / I’m a figure of forgotten speech» . È descritto qui un passato di menzogne e un presente di totale incertezza, quasi di ricerca di punti di riferimento, come quelli che Enea trova nel colloquio con il defunto Anchise.

In Anne, capolavoro indiscusso dell’album, troviamo dei versi ancora più interessanti: « I never got the weight off the ground» , come se l’autore fosse stato quasi seppellito vivo e non sapesse più riconoscere la terra che si trova sopra o sotto di lui. E ancora: « The gods of the city have called my name / It means more to them than it means to me somehow / I left my body/ I left my fate», qui è chiaro il riferimento a entità superiori che non possono essere contraddette. Entità che hanno destinato al soggetto lirico un progetto che non sente suo.

Ma è in Hope che il lirismo raffinato delle tracks precedenti si frantuma in un pianto freddo e buio: « I feel the hope running low / We never found our way home / … /The land is gone / Water is all that survived that one». Il periodo paratattico è frammentato da segmenti di disperazione, il soggetto ha perduto una bussola, insieme a una comunità non ben specificata. Non esiste più la terra, c’è solo il mare da affrontare, come per i troiani che ormai abitano il Mediterraneo in cerca di una nuova terra.

La celeberrima catabasi è simbolo di un consapevole raggiungimento del fondo, dell’ultimo stadio.  Risalire è possibile solo con una profonda consapevolezza del baratro, dopo aver guardato in viso i fantasmi dell’Oltretomba. Il “tu” cui si rivolge Frusciante rappresenta tutti gli “spettri” che i musicista ha incontrato al tempo della composizione, nel suo passaggio negli inferi, alla disperata ricerca di un Anchise che gli indichi la retta via.

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