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Joe Biden nomina Debra Haaland: ricordiamo la storia tra nativi americani e Stati Uniti

Joe Biden nomina Debra Haaland: ricordiamo la storia tra nativi americani e Stati Uniti

La nomina di Debra Haaland al ministero dell’interno statunitense offre l’occasione per ricordare la conflittuale storia tra le popolazioni native e gli Stati Uniti. 

 

 

Il governo di Joe Biden è iniziato da poco più di un mese ma si è già imposto nel panorama storico-politico in tutta la sua forza progressista ed innovatrice. Se la scelta di Kamala Harris alla vicepresidenza l’ha subito consacrato alle pagine dei manuali di storia, la decisione di affidare il ministero dell’interno ad una donna nativa americana lo eleva alla rimembranza eterna. Si tratta, di fatti, della prima volta che una americana originaria ricopre l’incarico al governo statunitense. Analizziamo il profilo di Debra Haaland.

Chi è Debra Haaland?

Debra Haaland nasce in Arizona nel 1960 da madre nativa americana e padre di origini norvegesi. Appartiene ai Laguna Pueblo, una delle tribù native americane riconosciute federalmente dagli Stati Uniti. Si tratta di una popolazione stanziata nella regione centro-occidentale dello stato del New Mexico che include una sezione dell’area metropolitana di Albuquerque. Ed è proprio nello stato del New Mexico che nel 2015 Haaland viene eletta presidente del Partito Democratico, ricoprendo l’incarico per due mandati. A lei attribuiamo non solo il primato di essere stata la prima esponente nativa all’esecutivo statunitense ma anche la prima americana originaria eletta al Congresso, insieme a Sharice Davids, rispettivamente per lo stato del New Mexico e del Kansas. E quindi nel 2020 la nomina come segretaria degli Interni, carica che, differentemente da quanto accade in Italia, si occupa della pianificazione delle politiche volte a proteggere e tutelare le minoranze etnico-culturali e della gestione delle risorse naturali, tra cui il patrimonio forestale, le riserve e i parchi nazionali.

Haaland detiene un profilo accentuatamente progressista: il passato da attivista fa della segretaria degli Interni la portavoce della lotta alla discriminazione di genere; discriminazione che finisce per intrecciarsi con un’altra forma di emarginazione, quella razziale. E così Haaland è una delle prime esponenti al gabinetto statunitense conscia di quel fenomeno che il femminismo contemporaneo definisce “intersectionality” e la cui presa di coscienza diviene il primo passo per contrastare la discriminazione multipla.

 

Le popolazioni native

Abbiamo detto che Debra Haaland appartiene alla tribù dei Laguna Pueblo, stanziati in New Mexico attorno alla zona di Albuquerque. Ma qual è la storia dei nativi americani, più comunemente chiamati “indiani d’America”?

Innanzitutto, l’appellativo indiani risale al periodo della scoperta delle Americhe e più precisamente deriva da Colombo che, certo di essere approdato su una delle coste dell’India, inizia a riferirsi alle popolazioni native con il termine “Indios”.  Di fatti, la prima testimonianza in questo senso deriva da una lettera dello stesso Colombo del febbraio del 1493. La storia delle popolazioni native è fatta di dimenticanze e occultamenti; occultamenti atti a celare le vessazioni manu Europa, iniziate al momento della conquista ma per lo più risalenti al periodo della cosiddetta colonizzazione del West. Siamo nel XIX secolo e tra il 1840 e 1860 quattordici milioni di immigrati giungono sulle sponde atlantiche, dando inizio all’occupazione delle terre indiane ad Ovest. A questo proposito una serie di leggi viene varata a favore dei pionieri: sono esempi la legge di preacquisto del 1841 che assicura il pioniere dalla vendita di terre in cui si insedia senza contratto e il Homestead Act del 1862 con il quale si garantisce ai pionieri un lotto di 60 ettari per una somma irrisoria di 10 dollari a patto che questo venga coltivato per un minimo di cinque anni. Ha inizio così l’occupazione delle terre indiane ad opera degli Stati Uniti che nel 1847 annettono quella vasta area di territorio che si estende dal Texas alla California. E dunque cosa succede?

 

Una storia di sanguinosi conflitti

La colonizzazione del West del XIX secolo incontra la resistenza delle popolazioni native, dando luogo ad una serie di sanguinosi scontri che ne decimano la popolazione. Uno dei momenti più volenti viene raggiunto con la battaglia di Little Bighorn del 1876, così chiamata dal nome del fiume nei pressi del quale ha luogo. Lo scontro si svolge tra la settimana cavalleria degli Stati Uniti e la coalizione di Cheyenne e Lakota. La battaglia viene anche definita il “massacro di Cluster”, dal nome del tenente colonello, il cui distaccamento viene totalmente annientato.

D’altra parte, sempre nello stesso anno ricordiamo l’eccidio della tribù dei Sioux: il primo febbraio del 1876 il governo degli Stati Uniti dichiara guerra contro la popolazione nativa. Il primo febbraio, giorno della dichiarazione di guerra, viene ricordato come l’inizio del massacro degli Indiani d’America, culminato con la carneficina di Wounded Knee del 1890. Di fatti, l’episodio segna la deportazione dei nativi nelle riserve istituite dal governo statunitense e la fine dell’opposizione indiana ai coloni.

 

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