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Jo March e Simone De Beauvoir: i volti della lotta all’emancipazione femminile

Jo March e Simone De Beauvoir: i volti della lotta all’emancipazione femminile

Il mondo ha incontrato donne che hanno dato voce ai loro ideali, acclamandoli così forte da fare la storia, lasciando un segno indelebile. 

Al nome di Luisa May Alcott associamo, senza troppi indugi, il suo più celebre romanzo dato alle stampe nel 1868: ‘Piccole donne’. Per gli amanti di cinema e popcorn, a gennaio 2020 è uscito presso le sale un nuovo adattamento cinematografico  di quel romanzo che ha dato voce a migliaia di donne nel mondo. La regista, non a caso una donna, è Greta Gerwig, la quale ha scelto di combinare il romanzo attraverso una serie di flashback che si intrecciano, non troppo velatamente, con la biografia della Alcott e, a voler dirla tutta anche con la propria, in quanto donna. Al centro della narrazione, sia del libro che del film, sono le quattro sorelle March, poco più che adolescenti: Meg, Jo, Beth e Amy.

Le sorelle March e il femminismo dell’800

Le giovani sorelle March sono molto diverse tra loro ma ciò che le accomuna è la determinazione che le guida nel realizzare i propri sogni. Vivono i drammi e le gioie quotidiane in un contesto ben preciso: la guerra di secessione americana. Il padre è arruolato nell’esercito unionista e le ragazze, rimaste con la madre, percepiscono il peso della guerra sulla propria pelle. Infatti, la mancanza di denaro pesa su di loro. Meg è la maggiore delle sorelle, matura e coscienziosa, sogna il matrimonio come coronamento di una vita perfetta. Beth è la più timida, ama la musica e si lascia trasportare dalle note del suo pianoforte. Quest’ultima, nonostante la timidezza, possiede una gran forza di volontà che, una volta contratta la scarlattina, l’aiuterà nell’affrontare il proprio destino. Amy è la più piccola, nonché la più viziata, vive con la costante sensazione di essere sempre all’ombra delle sorelle maggiori. E infine c’è Jo, la cui figura è sicuramente quella di maggior spicco. Quindici anni e una passione smisurata per la scrittura, è lei la più ribelle tra le sorelle March, non che l’alter-ego dell’autrice. È proprio Jo ad avvertire maggiormente il peso di essere donna, in una società in cui un romanzo ottiene successo  alla sola condizione per cui la protagonista sia sposata, madre e ottima casalinga, o in assenza di ciò, sia morta entro la fine del racconto. La giovane Josephine si dà costantemente da fare per garantire denaro alla sua famiglia e, allo stesso tempo  è pronta a dare il massimo di sé per affermarsi come scrittrice nonostante i tempi non siano ancora maturi per annunciare la fama di un’autrice donna. Jo con la sua perseveranza convince le sorelle ad essere altrettanto determinate e coraggiose per raggiungere il proprio obbiettivo sempre, qualunque esso sia.

Jo March interpretata da Saoirse Ronan

La svolta di Simone De Beauvoir

Simone De Beauvoir nasce a Parigi nel 1908. Donna, scrittrice, filosofa e soprattutto femminista; questo è stata Simone De Beauvoir. Cos’ha in comune con Jo? semplice. Entrambe identificarono l’impegno in letteratura come parte integrante del loro essere donne. La filosofa francese, per scelta propria, non convolò mai a nozze. Chi conosce le piccole donne è a conoscenza del fatto che Jo alla fine si sposa, ma per gran parte della sua vita si è opposta allo stereotipo di donna perfetta solo se moglie. Risale all’anno 1949 il saggio cardine di Simone De Beauvoir, ‘Il secondo sesso ‘ che segnerà profondamente il femminismo di quegli anni e di quelli a venire. Sin dall’espressione divenuta celebre per cui ‘donna non si nasce, si diventa’, l’autrice ha incoraggiato le donne della sua epoca a urlare così forte da far sentire la propria voce. Una donna deve perseguire la propria emancipazione e solo così potrà sottrarsi da una condizione di inferiorità imposta.

Perché scegliere tra il matrimonio e la morte non è più possibile

L’epoca in cui la protagonista femminile  di un romanzo dev’essere sposata o in alternativa deceduta entro la fine, è giunta al termine. A partire dalla constatazione per cui l’assunto biologico di femmina non è nemmeno lontanamente sufficiente per definire una donna, Simone De Beauvoir analizza i fattori e le circostanze che limitano la libertà di donna e si chiede in che direzione possa esplicarsi la sua realizzazione. Quali strade può percorre una donna per giungere alla piena affermazione di sé? Secondo il femminismo di seconda ondata, di cui la De Beauvoir è ispiratrice, l’emancipazione femminile si fa strada tramite il pieno raggiungimento dell’indipendenza economica. Certo, a noi dovrebbe teoricamente apparire come un qualcosa di scontato, ma per quei tempi non lo era affatto. Ci basti pensare alla celebre frase pronunciata da Zia Marge alle sue piccole donne:

Una donna non si fa strada da sola, dovete trovare un buon partito

Le piccole donne, è vero, una volta adulte, troveranno il loro principe azzurro e si sposeranno, ma ciascuna di loro continuerà a coltivare le proprie passioni e non le abbandonerà per nulla al mondo. A questo proposito la frase forse più dura di tutto il film, in grado di giungere dritta al cuore di chi l’ascolta è espressa da Jo:

Le donne hanno una mente, hanno un’anima, non soltanto un cuore. Hanno ambizioni, hanno talenti e non soltanto la bellezza. Sono stanca di sentir dire che l’amore è l’unica cosa per cui è fatta una donna, sono così stanca di questo.

In questo senso le piccole donne sono eroine che si fanno strada, grazie al loro carattere, nella vita di tutti i giorni.

 

 

 

 

 

 

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