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Il genio creativo all’interno del carcere: Gramsci incontra le protagoniste di Vis a Vis

Il genio creativo all’interno del carcere: Gramsci incontra le protagoniste di Vis a Vis

Ogni giorno sentiamo parlare della condizione umana all’interno delle carceri, ma quest’ultimo può anche portare ad una riflessione interiore e alla nascita di un genio creativo. Parliamo del genio di Gramsci e delle protagoniste sella serie televisiva spagnola Vis a Vis.

Vis a Vis è serie televisiva spagnola ideata da Álex Pina (creatore de La casa di carta) che tratta del mondo del carcere femminile mostrandoci le lunghe giornate delle prigioniere e del loro sviluppo caratteriale. Lo stesso sviluppo è presente in Antonio Gramsci quando, durante la sua permanenza nel carcere di Milano, scrisse i famosi Quaderni del carcere, in cui vi è la sua riflessione  in completa solitudine. Gramsci considerava quegli scritti quasi “esercizi” contro la noia causato dalla vita carceraria, ma era cosciente che fosse anche un modo di teorizzare in piena libertà.

La crescita di Macarena

Macarena Ferreiro è una giovane ingenua che, indotta dal suo capo, compie reati di manipolazione e riciclaggio di denaro nell’impresa per cui lavora. Scoperta e accusata di delitti fiscali, viene portata nella prigione Cruz del Sur. Qui si scontrerà con la dura vita del carcere in cui nessuno, inizialmente, le sarà davvero amico.  In prigione scopre presto che le possibilità di sopravvivere ai sette anni che chiedono la condanna le possono servire per cambiare, evolversi e diventare una persona molto diversa. La serie riflette giorno per giorno delle prigioniere e di un gruppo di funzionari in una prigione e la trasformazione di una persona innocua, apparentemente incapace di fare del male, in una sopravvissuta che va mettendo da parte i suoi scrupoli. La lotta per sopravvivere segna così la convivenza tra le detenute, formata dalle alleanze, dai tradimenti e dalle vendette sia tra gli interni che tra i funzionari. In questo caso, la prigione è sicuramente un luogo per una crescita interiore, per rendere più forte la nostra protagonista.

Il genio letterario

Antonio Gramsci è stato un politico e critico letterario italiano. Fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, diventandone segretario e leader per tre anni, però nel 1926 venne ristretto dal regime fascista nel carcere di Turi. Pochi anni dopo, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove trascorse gli ultimi anni di vita. Durante gli anni di prigionia, ebbe la possibilità di scrivere i suoi pensieri e le sue teorie. Questi pensieri, egli li chiamava  esercizi, in modo da non diventare vittima della monotonia del carcere. Lì scrisse i famosi Quaderni del carcere ovvero la raccolta di questi pensieri in cui meditava sopra: l’egemonia, il ruolo degli intellettuali, la filosofia crociana, l’esperienza risorgimentale, il folklore, la questione meridionale, ovvero la situazione del proletariato, e la critica letteraria e artistica con distinzione tra estetica e sociologia politica.

La prigione come rinascita

Ormai è ben noto che nelle prigioni può succedere di tutto: le persone vengono maltrattate, umiliate, sottomesse e spesso picchiate senza un vero e proprio motivo. Questo che voglio presentarvi è uno dei tanti casi in cui questo periodo di permanenza può scatenare chi siamo veramente. Da una ragazza ingenua a una lottatrice in Macarena e produttore di uno dei testi più famosi in Gramsci, questi esempi ci devono far riflettere: non tutti i carcerati sono pericolosi, anzi, a tutti va data una possibilità dopo quel loro lungo periodo di isolamento e umiliazioni. In molte carceri, sentiamo parlare di maltrattamenti da parte di autorità, questo ci deve ancora di più far riflettere su tutto ciò che queste vittime subiscono, quando in realtà, questa permanenza serve per rinascere in una vita migliore.

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