Il vessato Barocco vive di contraddizioni: la poesia di Marino e lo scalpello del Bernini

Tra tutti i movimenti artistico-culturali che si sono susseguiti nel tempo ve n’è uno unico quanto controverso.

Il Ratto di Proserpina, 1621-1622, Galleria Borghese, Roma, Wikipedia

Dalla storia dell’arte sino alla letteratura, il periodo del Barocco europeo ha sempre infiammato la penna e la voce dei detrattori, molti, unanimemente concordi e mossi, per certi versi, anche da valide ragioni.

Muovendo i primi passi

Prima di tuffarci nelle ubertose acque baroccheggianti, proviamo a capire il perché di questo appellativo. Secondo quanto riportato dall’autorevole Dizionario Etimologico Italiano, strumento indispensabile nella ricerca dell’origine dei termini, il termine Barocco deriverebbe dall’Europa sud-occidentale, con forme attestate in portoghese: “Barroco” e spagnolo: “Barrueco”. Il significato delle due rimanda ad un oggetto, una perla dalla forma non perfettamente sferica, ineguale. Tale caratterizzazione ha subito, poi, un’estensione semantica che l’ha portata ad accogliere a sé le accezioni di “stravaganza”, “eccessività”. E’ dunque questa la pietra fondante da cui iniziare per la costruzione di tutto il ragionamento che ci aspetta. Questo particolare movimento artistico-culturale, e di conserva pittorico, scultoreo, letterario e filosofico, entra in scena agli sgoccioli del XVI secolo per concludersi poco dopo l’inizio del XVII, lasciando tracce incancellabili, e alquanto discusse, del suo passaggio.

La chiesa del Gesù a Roma, 1568-1580, Roma, Wikipedia

Uno tra i pochi

Se si chiede ad un profano delle humanae litterae di nominare almeno un autore della letteratura italiana 600entesca la risposta oscilla dal: “Mi pare Marino, ma non ne sono sicuro”, la più incoraggiante e lodevole tra tutte a: “Boh, mi verrebbe da dire Galileo ma in realtà era uno scienziato”, ardita non biasimevole, a: “Ce ne è stato realmente uno?”, sine dubio la più gettonata. Vero è che lo stesso quesito, posto in egual maniera ma con un referente temporale diverso, produrrebbe il medesimo risultato appena raccontato: sulla questione è meglio sorvolare. Spezziamo, però, una lancia in favore della tabula rasa letteraria essente in alcuni nostri simili. Quante ore, in media, un insegnante di italiano spende parlando della letteratura barocca? Nella migliore delle ipotesi due o tre, nelle peggiori una, giusto per citarla, e nelle nefaste nemmeno un fiato viene emanato. Altra lancia da spezzare: il programma è vastissimo e dunque certe scelte non sono da esecrare in toto. La verità è che il XVII ci tramanda delle figure notevoli. Al capofila Giovan Battista Marino seguono Galileo Galilei, individuo a dir poco eclettico, Ciro di Pers  ed altri che, però, godono di sempre più decrescente fama. Per distacco s’aggiudica l’alloro di poeta barocco Giambattista Marino, autore di varie opere tra cui spiccano la “Lira” e “l’Adone”. Lo stile si contraddistingue per un uso sovrabbondante e arrischiato della metafora, resa attraverso l’accostamento improbabile di immagini che segna il definitivo superamento del petrarchismo precedente. Una poetica coraggiosa, innovativa, che sarà bersaglio di acerrime critiche e intenti artistici contrastanti. Non a caso dopo lo sfiorire della sua poesia, nucleo vitale del barocco letterario, vi sarà lo sboccio del neoclassicismo, il cui Leitmotive imperante detterà l’opposizione al marinismo e l’immediato ritorno all’ordine e all’armonia poetica.

Frans Pourbus il Giovane, Ritratto di Giovanni Battista Marino, 1621, DIA, Wikipedia

 

Le arti figurative

La letteratura, come appena raccontato, difficilmente può annoverare il ‘600 tra le sue più apicali vette artistiche. Ben differente è il caso delle arti figurative, tra le quali fioccano nomi e cognomi dall’indubbio prestigio: Michelangelo Merisi detto “Caravaggio”, Pietro da Cortona, Pieter Paul Rubens, Francesco Borromini, Jan Vermeer ecc… Uno degli artisti più poliedrici in assoluto fu Gian Lorenzo Bernini, abile nel maneggiare con pari abilità pennello, martello e scalpello e carta e penna. Tra tutti i capolavori di cui si è reso artefice, spicca per bellezza e innata maestria il “Ratto di Proserpina”, scultura in marmo di Carrara eseguita da un Bernini appena ventitreenne e conservata in Galleria Borghese a Roma. Ciò che colpisce l’occhio nell’immediato è la grande dinamicità e il forte movimento rotatorio in cui sono avvolti i due corpi di Plutone e Proserpina, protagonisti di un antico mito collegato all’alternarsi delle stagioni e ai raccolti. I due, qui, stanno ingaggiando una lotta furente. Proserpina prova a sfuggire dalla tenace presa del dio, rappresentata alla perfezione dalle dita divine che affondano con forza nella “carne di marmo” della giovane: tutto è dinamismo, ogni singolo particolare, dalla chioma, alla veste sino all’orientamento dei corpi e dei volti, tende ad un moto ascensionale patetico e dalla vis esuberante.

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: